Un clima un po’ così

Non sono momenti facili, per tutti i settori, e anche l’allevamento non se la passa bene. Se il lavoro avesse il suo giusto tornaconto, ci sarebbe lo spirito (e le finanze!) anche per i momenti di festa. Invece la somma dei problemi fa sì che anche le occasioni di divertimento vedano una minore partecipazione.

L’altro giorno a Carema, per l’annuale rassegna e battaglia delle capre, non c’era molto movimento. Il tempo non era dei migliori, cielo grigio, aria fredda, però almeno non pioveva. Animali ce n’erano, ma meno di passate edizioni a cui avevo preso parte. E’ vero che, alla fine, a queste manifestazioni partecipano sempre gli stessi, ma mancavano persino alcuni di loro.

O meglio, molti c’erano, ma senza gli animali! Chi era iscritto, ma non è venuto perchè da lui pioveva, chi aveva tanti capretti piccoli ed allora era troppo complicato portarli insieme alle mamme. Altri ancora mi hanno raccontato di essere stufi, oppure di non aver voglia di spendere per pagare il camion per portare qui le capre. “Io tanto venivo comunque, il costo di venire con il pick up con o senza le capre sopra era lo stesso!“, commenta un allevatore della Val Pellice, per la prima volta in trasferta da quelle parti.

Non solo valdostane, ma di tutto un po’. Alla rassegna vengono anche valutate e premiate le capre senza corna. Buona parte dei partecipanti addirittura sono semplici appassionati e non allevatori di mestiere. Fanno altri lavori ed hanno anche le capre, per passione appunto. “Devi prendere il camion a norma, per venire qui. Noi siamo di un paese qui vicino, abbiamo una biga “fatta in casa” da attaccare al trattore, ma non ce la lasciano usare. Così vieni a spendere parecchi soldi…“. Con i tempi che corrono, non è il caso, per una giornata di “divertimento”.

Un’altra allevatrice della provincia di Biella racconta di aver ottimizzato le cose: aveva acquistato delle capre qualche tempo prima, ha approfittato del camion che portava in qua le altre per la rassegna ed è passata a caricare anche i nuovi acquisti. Tanto si era di strada…

Arrivano ancora altri animali, ma è ormai chiaro che molti spazi resteranno vuoti. Cosa bisogna fare per rilanciare questi appuntamenti? Sono i soldi la parola magica? Probabilmente sì, ma non solo. E’ il clima generale di crisi che influenza tutto. C’è ancora chi acquista animali in nome della passione, per il piacere di averli, ma chi di allevamento vive, non fa che parlare di problemi.

Anche i visitatori non sono molti. Ci sono facce conosciute, appassionati dal varie parti del Canavese e dalla confinante Val d’Aosta. Qualche curioso di passaggio, ma davvero poca gente, ancora meno dello scorso anno. Chissà se ne pomeriggio sarà poi arrivato qualcuno in più, per vedere la battaglia?

Anche tra le bancarelle del mercatino, dove si potevano trovare prodotti tipici, artigianato, abbigliamento, di tutto un po’, il movimento è ben poco. Cosa deve succedere perchè tutto si rimetta in moto, perchè queste manifestazioni tornino ad essere veramente un momento di festa per chi lavora tutta la settimana e si gode la domenica insieme ad amici con cui condivide la stessa passione?

Prima del pranzo, c’è la valutazione della rassegna. Gli animali vengono fatti sfilare, poi i giudici li osservano e stabiliscono i vincitori, che però verranno proclamati al pomeriggio, prima della battaglia. Vi chiedo scusa, ma non mi sono fermata anche a questa seconda parte della manifestazione, ho preferito rientrare a casa per occuparmi delle mie capre, andare al pascolo con loro…

  1. Partecipare ad una fiera è senza dubbio un bel costo e se non ci prevede un sicuro rientro il conto è presto fatto. Questo tipo di fiere ha necessità di buone organizzazioni ed un buon bagaglio pubblicitario che faccia accorrere gente dalle vicinanze e anche oltre. Ma tutto si muove anche sulla certezza, negli scorsi anni diverse fiere del bestiame sono state annullate o ridotte per eventi epidemici, saltare un evento per un anno o due genera disaffezione.

    • chi va con gli animali al massimo può ambire ad un premio nella rassegna (che ormai al massimo è una campana). un tempo so che per partecipare a certe fiere veniva pagato il trasporto degli animali. oggi chi può ancora affrontare spese simili (comuni ecc ecc)?
      se la fiera è poco partecipata, l’anno successivo ci sarà anche meno gente a vedere e via via la manifestazione muore…

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