Dante si paragonava ad una capra

C’è stata una nevicata tardiva, ma il sole scalda quei versanti ben esposti della Valle Maira. Siamo in bassa valle, a San Damiano Macra e, al fondo del paese, si svolta a destra, inerpicandosi verso la borgata Podio.

Lo Puy, come dice il nome, è collocato su di un poggio. Ormai qui regna l’abbandono quasi totale, ma, specialmente con la neve, tutti i versanti intorno alla borgata mostrano ben evidenti i segni dei terrazzamenti. Un tempo era tutto coltivato, sfalciato, pascolato…

Non ci sono grossi cartelli che portano all’azienda Lo Puy, solo frecce in legno disegnate a mano. Ma la gente comunque arriva, i prodotti sono rinomati. Sarà lo stesso Giorgio, più tardi, ad ammettere di aver “sempre curato poco le relazioni con il pubblico, ma la Val Maira è seguita dal turismo. E’ stato soprattutto un passaparola.

Il punto vendita è ancora chiuso, l’attività di produzione dei formaggi sta appena per ricominciare. Si vende qui, si forniscono negozi e ristoranti, poi c’è anche l’agriturismo che assorbe parte dei prodotti. Il casaro è lo stesso Giorgio, che ha imparato “…facendo, leggendo, chiedendo. Ho seguito i corsi delle cattedre ambulanti di Moretta che si sono tenuti in valle, ma sono stato anche in Provenza per gli aggiornamenti. Molto è frutto dell’esperienza. Seguo vari modi per fare la cagliata lattica, ma quel che conta specialmente è la stagionatura, un aspetto che da noi è spesso trascurato, oppure certi metodi sono addirittura impediti dalle normative.

Anche l’agriturismo “La Chabrochanto” è ancora chiuso. “Anche se i formaggi si vendono bene, lavori sempre e non paghi comunque tutti gli investimenti fatti, anche se siamo stati aiutati dai finanziamenti ricevuti. Ci sono i mutui da pagare… L’avessi saputo subito che le cose andavano così, l’agriturismo non lo avremmo fatto. Troppi costi. Tanti sacrifici e ci sono comunque quei momenti dell’anno che non hai nemmeno i soldi per pagare un paio di scarpe…

Mentre aspetto Giorgio, mi intrattengo con gli unici altri abitanti della borgata: alcuni gatti che si godono il sole. “Quando ho finito gli studi, volevo comunque tornare in montagna. Parte delle mie origini sono in Valle Po, ma lì mia moglie, che è medico, non aveva sbocchi professionali. Siamo stati un anno e mezzo in Val Grana, poi abbiamo trovato qui della terra e delle case da ristrutturare. Abbiamo scelto il posto perchè era tutto abbandonato e non c’erano altre aziende agricole, non c’era concorrenza.

Le prime capre le abbiamo prese nel 1999. All’inizio avevamo bestie di diversa provenienza, “nostrane”, sperando che fossero bestie che, come un tempo, producevano bene anche con pascoli poveri, ma i capi buoni si sono persi. Mungevamo troppo poco, così abbiamo scelto di prendere delle bianche, delle Saanen. Abbiamo scelto quelle perchè, all’epoca, in Piemonte, c’era già una buona selezione sulla razza. La selezione però non ha fatto perdere la rusticità, così stiamo al pascolo al’aperto fin quando si può.

Tutta la famiglia lavora in azienda: oltre a Giorgio, c’è il figlio Mario, il maggiore, che presto farà l’insediamento. “La figlia e la moglie lavorano soprattutto all’agriturismo, ma adesso la figlia studia ancora e mia moglie ha ripreso anche il lavoro da medico per far quadrare i conti. Poi ci sono i tre figli piccoli che vanno ancora a scuola. Inoltre c’è Lara che ha una decina di capre in società con noi, anche se lei soprattutto si occupa delle ceramiche.

Fin da giovane frequentavo i pastori, non ho mai concepito l’allevamento senza fare formaggio, è il senso ultimo della pastorizia. La vocazione della capra è il latte e il formaggio, il capretto è un sottoprodotto, è inevitabile mangiarlo, i capretti maschi non si allevano. Come numeri, non si possono tenere troppe capre, sia per il territorio, sia perchè la capra è gerarchica, fanno gruppi, si dividerebbero, non si potrebbero gestire.

La nostra chiacchierata avviene fuori dalla stalla, con i cani intorno, seduti su dei tronchi di legno. “Le soddisfazioni sono quelle di tagliare un buon formaggio e condividerlo con gli amici, oppure mangiare un buon capretto alla brace, o anche la capra anziana che ti ha accompagnato per degli anni. Poi la relazione che hai con gli animali andando al pascolo… Se non potessi andare al pascolo, non alleverei! Il capraio è spesso un mestiere “di ritorno”, trovi anche tanta gente “assurda” che ha fatto ogni tipo di mestiere prima. La capra è più intelligente, con lei hai un rapporto migliore. Dante si paragonava ad una capra, mentre i conformisti erano pecore matte…

La borgata torna viva solo d’estate, quando qualcuno torna alle case di origine. Adesso anche le ristrutturazioni sono ferme, ma servirà ancora del tempo (e dei soldi) per terminare tutto. Giorgio mi racconta anche disavventure burocratiche, la capra che pascola in bosco non è consentita, “…ma quelli erano prati, campi, la capra cerca di ripulire! L’università fa gli studi sul pascolamento sostenibile, ci mandano su i tesisti, ma poi ci tolgono i contributi perchè dicono che dalle foto aeree c’è troppo bosco e quindi sosterrebbero che non pascoliamo. Non puoi nemmeno insistere troppo, perchè altrimenti ci multano persino perchè non si potrebbe andare con le capre nei boschi…

Prima di ripartire, passo ancora da Lara, a vedere l’esposizione delle sue opere. Pregevoli lavori in una bellissima ambientazione… Ma le difficoltà, per chi ha scelto di vivere e lavorare quassù, sono davvero tante. Come sempre, un conto è teorizzare il ritorno alla montagna, un altro è viverlo sulla propria pelle.

Per chi si fosse incuriosito, intanto consiglio di fare un giro in Valle Maira, dove l’architettura delle povere case di montagna presenta dettagli veramente unici. Questa invece è la pagina de Lo Puy. Per chi conosce il film “Il vento fa il suo giro”, le capre del pastore erano state imprestate da questo gregge!

  1. Buongiorno

    Mi chiamo Massimo e scrivo da Alessandria, ho 48 anni e sto cercando un posto in cui poter scambiare aiuto di vario genere, in agricoltura, con ristrutturazioni elementari, con lavori di artigianato, insomma con qualsiasi cosa ci sia bisogno di fare e con cui possa ripagarmi l’ospitalità, con vitto ed alloggio.

    Essendo amante della montagna, credete sia possibile che Giorgio o Lara o chi abita in quel bellissimo borgo siano disposti ad uno scambio di questo tipo per i mesi Luglio ed Agosto?

    In attesa di una Vostra risposta per la quale Vi ringrazio in anticipo.

    Vi invio

    Distinti Saluti
    Massimo

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