Gli antichi detti o il “nuovo” clima?

Non sono passati molti mesi da quando cercavamo di leggere i segni che potevano far capire come sarebbe stato l’inverno. Ci sono i giorni “di marca”, i detti popolari, quelle piante, quegli animali che… Bene, aveva nevicato sulla foglia e l’inverno non ha dato noia (fino ad ora non è quasi stato inverno). I quaranta giorni e una settimana di Santa Bibiana si sono addirittura estesi. Le vespe e i sorbi che annunciavano tanta neve per ora non hanno funzionato, a meno che febbraio riservi delle sorprese.

Questi sono i giorni della merla e si va in montagna in maglietta. Una montagna spoglia dalla neve, dove le sorgenti sono secche non per il gelo, ma proprio perchè l’acqua non c’è più. Al massimo un esile filo. Se fa caldo durante i giorni della merla, dicono che la primavera arriverà tardi. Poi com’era quella cosa del Natale con la luna piena? Non dicevano che, quando succede, ci sarà la Pasqua con la neve?

Ho ben paura che la “saggezza popolare” non sia più sufficiente di fronte a spettacoli del genere. Questi sono i pascoli del Vallone di Pramollo (TO), nei pressi del Colle di Lazzarà. “Prima o poi pioverà, prima o poi arriverà la neve“. Speriamo, e speriamo che non arrivi “tutta insieme”, a portare alluvioni, su di un terreno duro, compatto, polveroso, riarso: servirebbero lente piogge per far sì che l’acqua lo ammorbidisca pian piano e penetri in profondità.

Qui gli allevatori spargono il letame sui pascoli, a fine stagione. In certi alpeggi lo si fa ancora con l’acqua, la cosiddetta “fertirrigazione”, qui il pianoro permette di passare con la botte e il trattore. Questa operazione si fa affinchè la neve copra tutto e, quando scioglie, il concime lentamente penetra nel suolo, garantendo un nuovo pascolo abbondante la primavera/estate successiva. Per il momento ciò non è successo.

Bisognerà cambiare tutto? Adesso sembra che già molto sia cambiato rispetto ad un tempo. Non si vive più in certi posti, in altri si passa solo a pascolare salendo e scendendo dall’alpeggio. Ci sono stati momenti forse più caldi di questi, altri ancora con climi ben più rigidi. Non è solo questione di chiedere “la calamità naturale” quando il clima causa qualche danno, con gli animali se non c’è da mangiare e da bere, non puoi stare. Specie se sono animali con certe esigenze, abituati ad un certo clima.

Sulla via del ritorno della mia gita, incontro proprio degli animali che non sono di queste parti! Se prima ragionavo sull’adattamento delle nostre razze autoctone a questi sbalzi di clima (non me le vedo le nostre capre in cima agli alberi, come in Africa sulle acacie a brucare non si sa bene cosa), adesso mi domando come stiano questi camelidi (alpaca e lama) da queste parti. Il pregio del loro pelo penso derivi anche dal clima in cui vivono (sulle Ande, a quote che arrivano anche ai 5000 m).

Personalmente sono sempre un po’ perplessa quando vedo allevare animali che non appartengono alle razze locali: non che non siano belli, non che non si possano ottenere buoni risultati anche lontano dalle zone di origine, però se dovessi lanciarmi in un allevamento “di nicchia” per valorizzare un prodotto/un territorio, cercherei di puntare sulle razze autoctone, magari quelle più a rischio di estinzione. Se in un certo ambiente si è evoluta una razza, sarà quella che maggiormente riuscirà a sopravvivere anche di fronte ai mutamenti. Oppure dovremo presto passare ad altri camelidi? Quelli del deserto? Perdonatemi la provocazione… speriamo presto di vedere le montagne ricoperte di un bel manto di neve, scorta d’acqua anche per chi sta in pianura e apre il rubinetto senza porsi troppe domande.

  1. Ciao Marzia, anche i santi non son più quelli di una volta, Santa Bibiana quest’anno c’ha imbroccato, ma Sant’Antonio ha proprio deluso.
    Non ci resta che confidare nella luna nuova che si farà l’otto di febbraio …
    Le capre africane sulle acacie non saprei, ma sugli argan belli altucci in Marocco le ho viste con i miei occhi, gli umani le lasciano fare, pare che contribuiscano a ripulire il frutto dal mallo facilitando così l’estrazione del pregiato olio.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...