E’ come se per un tifoso di calcio fosse venuto a trovarlo il suo giocatore preferito

Sergio mi aveva già invitata tempo fa a vedere il suo gregge. Adesso, sull’onda delle ricerche per il mio futuro libro sulle capre, riesco a combinare l’incontro. Mi aveva detto di andare in una bella giornata di sole e non potevamo trovarne una migliore.

Mi accoglie nei pressi della sua cascina, affittata recentemente, poi andiamo dal gregge. Un rapido giro per vedere le strutture, le stalle e gli asini, poi scendiamo nei prati più in basso, dove le capre stanno pascolando temporaneamente sorvegliate da un amico di Sergio. La frase che mi dice mi fa sorridere, non so se sentirmi onorata o a disagio! “Averti qui è come, per un tifoso di calcio, ospitare in casa l’idolo della sua squadra!“. Poi passa a spiegare all’amico chi io sia, i miei libri, questo blog.

Mi faccio raccontare la sua storia. Ovviamente c’è la grande passione per le capre, animali scelti “…perchè percepisco meglio quello che voglio trasmettere loro e io quello che loro trasmettono a me. Con pecore e mucche è diverso. Le capre comunicano di più con l’uomo.” Quarantasette anni, dirigente d’azienda, “…ma figlio di pastori, mio papà andava in cascina ad Orbassano con 200 pecore!“, riesce ad incastrare il lavoro e la passione. Viene in stalla al mattino, va al lavoro, si ritaglia un paio d’ore a metà giornata per metterle al pascolo, poi ripassa ancora la sera prima di tornare a casa. Quando ci saranno i capretti, l’impegno sarà ancora maggiore.

La sera di Capodanno tornavamo a casa e siamo passati qua davanti, volevo quasi fermarmi per venire ad augurare il buon anno pure a loro!“. Sergio è in questo posto da poco tempo, ha dovuto abbandonare l’altra sistemazione perchè il padrone aveva detto di non volere poi le capre nei prati in primavera. Prima ancora era sulla collina di Torino, un luogo molto bello ed adatto, con un gregge molto più imponente, ma poi era venuto il momento di far delle scelte.

Doverle vendere è stato uno dei momenti più brutti. Decidere quale dar via e quale tenere. Molte le avevo comprate in Val d’Aosta, altre le avevo allevate io. Hanno tutte un nome, quelle che ho comprato, ho tenuto il nome che avevano, le altre le ho battezzate sulla base di una caratteristica.” Il figlio è appassionato tanto quanto il padre, ma quando si trattò di decidere come organizzare l’azienda, la burocrazia ed i costi lo scoraggiarono. Un investimento troppo grosso da fare per mettersi in regola, mungere e caseificare, per di più in strutture affittate. “Davano dei soldi per l’insediamento per prendere un trattore, ma a noi cosa serviva un trattore? Noi volevamo comprare più capre… così a malincuore ha lasciato perdere, abbiamo ridotto il numero ed è andato a lavorare come dipendente in un’azienda agricola, sempre allevamento, ma bovini.

Sergio porta il gregge sul fiume, a bere. Adesso lì non c’è molto da pascolare, ma in altre stagioni sarà un ottimo posto. Sergio non intende mandarle in alpeggio, ma tenerle in quel luogo tutto l’anno. “Spero di diventare davvero un pastore, è lo scopo della mia vita. Andare in pensione e dedicarmi solo più a questo. Ma non qui, da qualche parte a mezza quota.

Mi racconta aneddoti sui vari animali, sulla loro provenienza. Capisco sempre più che, facendo ricerche per questo libro, mi addentrerò ancora una volta in un mondo molto particolare. Una passione nella passione, perchè molti allevatori di capre, specialmente con razze come la valdostana, sono appassionati che praticano però un altro mestiere. E ciascuno ha una sua storia da raccontare.

La giornata è davvero delle più belle. Non sempre a questa stagione le capre sarebbero all’aperto, al pascolo. Sergio le chiama indietro nel prato, ancora qualche boccone di erba, poi si rientrerà in stalla, dove le greppie verranno riempite di fieno. Sergio ha il suo gregge da sei anni, ma la passione risale a molto prima.

Come capita spesso, c’è anche spazio per qualche vizio aggiuntivo: pane secco per tutte per concludere la giornata. Non è un qualcosa che, attualmente, viene fatto per reddito: “Con la vendita dei capretti mi pago giusto il mantenimento, di sicuro non l’affitto della cascina.” Lo sappiamo, è un hobby, è una grande passione. C’è chi spende i propri soldi in altri modi… e chi… alleva capre! Ne sentiremo tante, di storie così. Ovviamente Sergio mi ha raccontato molto altro… ma troverete poi tutto nel libro. Datemi tempo un paio di anni per raccogliere le storie e scriverlo!

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