Filmare le protagoniste della pastorizia

Il mondo virtuale fa sì che ci si incontri più facilmente. Così succede che ci si conosca da una parte all’altra dell’Italia, quando si è legati da qualcosa in comune. Mi ha contattata Anna Kauber, architetto del paesaggio e film-maker, così viene definita negli articoli in rete. Già autrice di documentari sull’agricoltura, in particolare riguardanti le donne e l’agricoltura, attualmente è alle prese con un nuovo progetto che riguarda sempre le donne… ma che si occupano di allevamento, di pastorizia nello specifico: capre e pecore.

Dopo essere venuta da me a sentir raccontare la mia storia di… narratrice della pastorizia, con Anna ci siamo messe sulle tracce del pascolo vagante. Ovviamente donne e pascolo vagante! Così gira e gira per le colline, con un po’ di nebbia a ricordare che l’autunno era alla fine e l’inverno alle porte. Anna mi aveva chiesto com’erano stati i miei incontri con i pastori: quel giorno l’avrebbe forse iniziato a capire anche lei, pur con una facilitazione iniziale nell’avere la sottoscritta a far sia da navigatore, sia da intermediario! Le indicazioni che avevamo avuto comunque erano abbastanza precise poi, vista la pista delle pecore sull’asfalto… eccoci arrivate al gregge.

Lì abbiamo incontrato quella che sarebbe stata la protagonista della giornata, cioè Maria Pia, la mia amica pastora. Quest’anno lavora come aiutante, ha unito i suoi animali al gregge ed è nel Monferrato. Già in passato mi aveva detto quanto le mancassero le pecore e la vita del pascolo vagante, in quegli inverni in cui invece era rimasta a casa con le sue capre e le poche pecore. Inoltre, dove sta lei, tanto quanto è un posto da capre, ma d’inverno le pecore vanno tenute in stalla a fieno. Un costo e… non il massimo per animali abituati a stare sempre all’aperto a mangiare erba.

Per la prima volta ho anche visto il “nuovo acquisto” di Maria Pia. le due vitelle di razza Galloway, Edith e Liu, che seguono il gregge e… ricevono qualche vizio in più, come l’opportunità di uscire al pascolo ancor prima che le pecore vengano aperte dal recinto. “Mi piaceva quella razza, l’avevo sempre solo vista in foto, poi le ho prese e le ho allevate con il latte di capra“.

Avevo già spiegato ad Anna cosa fosse il pascolo vagante. Prima i pastori mangiano pranzo, verso le 10:30-11:00, poi aprono il recinto e partono con il gregge. Scene a cui ovviamente ormai sono abituata, ma che entusiasmano chi le vede per la prima volta. Intanto la nebbia si è alzata e il sole è tiepido.

Ho passato numerosi inverni seguendo il gregge in queste zone, anche mentre guidavo riconoscevo i posti, le strade dove avevo camminato insieme con le pecore o lungo le quali avevo spostato fuoristrada e rimorchio. Ricordo i giorni in cui si temeva la neve, quando l’erba era scarsa, ma quest’anno la situazione è totalmente diversa.

C’è erba ovunque, è tutto così verde, prati, stoppie e pioppeti sono tutti pascoli disponibili. Anche le temperature sono elevate, niente a che vedere con il freddo patito da queste parti in certe giornate d’inverno! I pastori fanno fermare il gregge in questo appezzamento, poi lentamente lo chiamano per spostarsi.

C’è da passare su di un ponte abbastanza stretto e bisogna fare attenzione, con un numero di animali così elevato. L’autunno comunque è stato ottimo. Da queste parti c’è quella terra che, con la più lieve parvenza di umidità, si incolla alle scarpe, alle ruote, alle unghie delle pecore, rendendo impossibile entrare in certi prati quando piove o dopo che ha piovuto. Per non parlare poi di cosa accade quando il gregge esce dal prato su di una strada asfaltata, come in questo caso.

La giornata per fortuna è abbastanza tranquilla, quindi Maria Pia riesce a rispondere alle domande di Anna. Non sto lì ad ascoltare, lascio che chiacchierino loro, ma sarà molto interessante, alla fine, vedere cosa verrà fuori da interviste realizzate in tutta Italia. Se Anna saprà guadagnare la loro fiducia e se le donne avranno voglia di aprirsi, di raccontare davvero, sicuramente usciranno dei gran ritratti di vita, lavoro, passione.

Dal pioppeto, il gregge viene fatto spostare verso un prato adiacente. Siamo in collina, le pecore si spargono a far boccate di erba. Qui gli appezzamenti sono grossi, in grado di ospitare greggi con un alto numero di animali, come in questo caso. Le pecore abbassano la testa e mangiano tutta l’abbondanza che queste strane stagioni stanno offrendo loro.

Come ti sembrano le pecore?“, mi chiede il pastore. E’ una domanda quasi inutile. Già in questo gregge si sa che gli animali sono belli e ben tenuti. Con tutta l’erba di quest’anno ovviamente sono in ottima forma. Le immagini parlano da sole. “Fino ad adesso nessuno ci ha mandato via da nessun prato…“. Un autunno di quelli da farci la firma, tutt’altra cosa rispetto allo scorso anno in cui non si poteva nemmeno pensare di entrare in un prato intriso di acqua, con quella terra fangosa che c’è da queste parti.

Il prato accanto è invaso da infestanti della famiglia dei cavoli e delle rape, grosse foglie che gli animali mangiano sì avidamente, ma che possono anche essere pericolose, dal momento che fanno gonfiare e potrebbero addirittura provocare indigestioni letali. Così il pastore lascia che gli animali bruchino solo per un certo tempo, poi li fa tornare indietro dove hanno mangiato prima.

Anna ci raggiunge, credo che ormai abbia avuto la risposta al “come ti accoglievano i pastori”. Si chiacchiera, si ride e si scherza al suon di battute. “Posso fermarmi con voi fino a questa sera?“. Il pascolo vagante, per capirlo, bisogna viverlo… Così la saluto e mi avvio verso casa, mentre lei proseguirà la sua esperienza e la sua raccolta di testimonianze fatta di immagini e di parole.

Il gregge è sparso in tutto il prato. Di lì avanzeranno ancora, a pascolare altri pezzi. Chissà se sarà anche un inverno felice per i pastori vaganti, dopo un autunno davvero facile? Ogni giorno che passa, la neve fa poi meno paura, perchè le temperature comunque non sono basse e di erba ce n’è. Non è come quegli anni in cui c’è già poco foraggio e una nevicata può subito costringere a fermare le pecore.

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