Cercando il passato

Vi ricordate il Gard, quell’alpeggio abbandonato dove vi avevo “accompagnato” qualche settimana fa? Tramite amici ho saputo che Mario, l’ultimo pastore ad essere salito lassù “stabilmente” è ancora in vita, ospite di un particolare centro per anziani ad Angrogna, il Foyer.

Così, con Valeria, un’amica anche lei a caccia di testimonianze del passato, andiamo ad incontrare gli ospiti di questa struttura. Tra di loro c’è Pierin, 81 anni, brillante nello spirito e meraviglioso scrigno di ricordi. “Per imparare un lavoro? Bisogna farlo! Adesso come si fa ad insegnare ai giovani a tenere la montagna, adesso che non c’è più nessuno che sa come si fa? Dove ci sono rovi, c’erano campi. Dove ci sono gerp (gerbidi, incolti), c’erano campi. C’erano muri che tenevano su tutto. In montagna non mancava niente, andavamo a Pinerolo a vendere la paglia di segale per fare i tetti, giù non c’era niente da comprare! Mussolini delle cose giuste le ha anche fatte, non doveva rimanere un palmo incolto, si produceva tutto italiano e quello era giusto!

Le storie qui sono storie del territorio. Non tutti le vogliono o le sanno raccontare come Pierin. Alle pareti, foto, poesie, pensieri, ritagli de “L’Eco del Chisone” dove si parla delle recenti fiere zootecniche di valle. Continua Pierin:”Si passava dal Colle della Croce per andare a prendere il sale e si barattava con le castagne. Adesso i giovani… non sanno più usare una zappa o un tridente! Ci vanno anche le fabbriche, perchè sono quelle che rendono, e poi ci va l’agricoltura. I giovani di oggi tengono tante pecore perchè danno meno lavoro, non c’è da mungerle, mentre di vacche ne tengono meno di una volta.

Andiamo ad ascoltare anche Mario, ma un po’ i problemi di udito, un po’ una generale stanchezza, non è loquace come il suo coetaneo. “Le pecore le ho tenute a lungo, fin quando ho potuto, sono solo quattro anni e mezzo che le ho vendute, quando sono stato male. Mi hanno ricoverato a Pinerolo, poi a Torre Pellice, poi mi hanno portato qui, se mi piaceva potevo restare, e sono rimasto.

Cerchiamo di farlo parlare dell’alpeggio, di quello spuntone a picco sulla valle, ma sembra ritenere l’argomento poco interessante. Forse crede che a noi non possa interessare… “Là sono stato 10 anni da solo e 12 anni con mio cugino. Le case erano già tutte giù, pioveva già dentro. Avevo un 100-120 bestie, anche qualche capra, mie e qualcosa di quelli che me le davano su.

Non sa dirci niente sul passato, su chi salisse prima di lui, quante persone vi fossero un tempo, o forse siamo noi a non riuscire a farci capire. “Ci volevano quattro ore a salire con la roba a spalle. Giù mungevamo, quando eravamo tutti, ma su no, il latte si mungeva per i maiali, si dava ai maiali per ingrassarli. A dieci anni andavo ancora a scuola quando mio papà mi ha messo in mano il dai (la falce) per tagliare l’erba. I giovani d’oggi fanno come possono, non c’è più lavoro in fabbrica e nemmeno nei boschi, quindi va bene anche fare i pastori.

Una vita spesa con gli animali, lassù su quei pascoli, poi d’inverno in pianura, comprava il fieno in una cascina a Villafranca. Per noi oggi è naturale spostarci, viaggiare, andare un giorno qui, uno là. “Non sono mai andato in Val Germanasca. Sono andato fino a Prarostino. Poi a Pinerolo, all’ospedale…

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