La montagna (abbandonata) brucia

Da ieri sera la montagna brucia. Perchè vi parlo di questo? Cosa ha a che fare con il mondo del pascolo? No, l’incendio non è colpa dei pastori, anche se spesso questa categoria viene chiamata in causa in queste circostanze.

Da queste parti, quando ero bambina, mi ricordo che c’era quel giorno in cui le montagne su in alto bruciavano e con naturalezza si diceva che si dava fuoco per pulire i pascoli e avere poi erba buona in primavera/estate. Era un fuoco controllato, probabilmente davvero benefico. Sono anni che ciò non accade più, forse tale pratica è stata vietata, forse quei pascoli sono abbandonati. Oggi era il bosco a bruciare.

Recentemente sono stata su quelle montagne che gradatamente discendono verso il mio paese. C’è ancora qualcuno che porta su le bestie d’estate, ma sicuramente non sono più utilizzate come un tempo. Spero di riuscire a trovare il libro “Un fiume di capre” di Mario Borgna, che parla delle origini e delle tradizioni pastorali del Vallone di Grandubbione, uno di quei posti dove un tempo la montagna era tutta curata, abitata, coltivata, pascolata.

Ora regna l’abbandono quasi totale. Le vecchie baite crollano, i terrazzamenti vengono inghiottiti dal bosco, i prati si riempiono di cespugli. Il lavoro, la fatica di generazioni scompare nel giro di pochi anni e chissà se ci sarà qualcuno che saprà recuperare quei terreni, quei luoghi?

Ci sarà qualcuno che ritornerà? Non è facile oggi vivere lassù, anche se la quota non è eccessivamente elevata. Come ho già scritto tante volte, abbiamo più comodità, più mezzi, più strumenti, ma anche più vincoli, restrizioni, esigenze che rendono difficile vivere e lavorare in certi luoghi. Non si possono avere tante bestie in quelle realtà e, con poche, è difficile far quadrare i conti a fine mese, a fine anno…

In alto, sulle creste, l’erba non pascolata crea un materasso giallo, scivoloso e facile preda del fuoco, se qualche pazzo piromane ha strane idee. Ce n’è davvero tanta… e l’autocombustione non si verifica praticamente mai, non qui, non con queste condizioni.

Anche i boschi un tempo erano diversi. Qui si taglia ancora la legna, per lo meno nei posti piú accessibili. Legna buona da ardere, legna di faggio. Un tempo da queste parti si produceva anche tanto carbone, ma è un altro elemento che ormai appartiene al passato.

Quando qui si allevava, che fossero capre, pecore o vacche, i boschi erano più puliti perchè anche le foglie erano utili. Ho sentito raccontare anche di “materassi” per gli uomini riempiti di foglie di castagno. Ma castagni e faggi fornivano materia prima soprattutto per il gias, la lettiera delle stalle. In pianura si usa la paglia, ma in montagna c’erano le foglie. E oggi quelle foglie restano tutte lì ad accumularsi nei canaloni, nessuno le rastrella, nessuno le porta a valle nei garbin o nei fiurè.

I canadair hanno lavorato fino all’oscurità, adesso l’incendio pare domato, dopo 24 ore di fiamme e fumo. Forse, un tempo non c’erano i piromani, ma se anche ci fossero stati, in una montagna viva c’era poco da bruciare…

  1. Buona sera Marzia, mi chiamo Roberto e vivo in un piccolo paesino dell’Umbria. Una piccola casetta di legno in alta collina, 750 m, e due cavalli. Ho 64 anni e sono in pensione. La vita che ho scelto è questa. All’inizio è andato tutto bene. I vicini, sorpresi da quello che stavo facendo, venivano a curiosare, mi facevano tante domande, coccolavano i cavalli. Qualcuno, molto più pratico, mi chiedeva di portare i cavalli nel suo terreno. I cavalli brucano della buona erba fresca e io risparmio il taglio del prato e l’acquisto dello stallatico per le mie piante. Ho pochissimo terreno a loro disposizione, circa 3.000 mq, e la cosa faceva piacere anche a me. Allora ho allargato le ricerche di altri pascoli un po più lontano e ne ho trovati molti altri della stessa idea. Ho incominciato a fare ogni mattina questa specie di “pascolo vagante”, anche se è un po improprio dato che dopo qualche ora li riportavo a casa. Non è durato molto. Purtroppo, in quei pochi chilometri che percorrevo per raggiungere i pascoli, i miei cavalli lasciavano un “ricordo” del loro passaggio. Sono cominciate le lamentele, allora la mattina, invece di portarli al pascolo, prendevo la carriola e ripulivo le strade fatte il giorno prima. Al pascolo li portavo la sera tardi quando la maggior parte dei vicini era rientrata. Non è bastato. Sono incominciate le minacce, più o meno velate, di denuncia alla ASL veterinaria. La situazione è mano mano peggiorata fino ad arrivare a portare via i cavalli da pascolo dove li avevo lasciati, riportarmeli a casa e dirmi, con toni molto alterati e minacciosi, di non farli più uscire dalla mia proprietà. Questo è quanto. Ho una sola soluzione possibile prima dell’arrivo dell’inverno vero che qui è molto rigido. Andarmene in un posto dove non dicono che i cavalli puzzano, che sono pericolosi per i bambini, che mangiano i rami degli olivi (sic!)…

    Lo sto cercando ed è per questo che sono capitato su questo bel sito e ti sto scrivendo con molto piacere.

    Ciao Marzia, continua quello che stai facendo. Ce ne vorrebbero molti altri come te.

    Roberto

    • …e pensare che i miei nonni raccontavano che, una volta, dopo che era passata un carro o una carrozza tirata da muli o cavalli, la gente correva a recuperare gli escrementi per usarli come concime…
      de andrè cantava: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”
      quanta ignoranza c’è in giro. magari quella gente lì poi si professa “ambientalista”.
      ti auguro tutto il meglio

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...