Si scendeva a San Michele

(Post scritto ieri, 29 settembre, ma pubblicato in ritardo per problemi tecnici del sito…)

C’erano date classiche per la transumanza, poi tutto è cambiato. Adesso addirittura in qualche posto è la legge a dire quando e come si può salire e scendere. Chissà come mai la gente ha perso le capacità di capire la montagna, l’erba, le condizioni meteo? O forse non tutti fanno questo mestiere con vera passione, come un tempo…

(foto da Facebook – R. Bajetto – Valli di Lanzo)

Oggi molti stanno pubblicando immagini come questa su facebook. Nei giorni scorsi sono scesi in tanti, ma qualcuno era ancora su, avendo erba a disposizione per far mangiare gli animali. La prima neve… E non è una nevicata precoce, quella neve che arriva ad agosto, ma poi se ne va con un paio d’ore di sole. E’ la neve di fine settembre, magari non ne viene nemmeno tanta, ma ormai i pascoli sono di scarsa qualità. Inoltre le precipitazioni successive potrebbero rendere addirittura pericolosa la discesa, quindi probabilmente scenderanno tutti, questa volta. Oppure qualcuno si abbasserà a quote intermedie, potendolo fare.

L’altro giorno ero in Val Varaita, Vallone di Bellino. Una fredda giornata di sole, fine estate sul calendario, aria e colori ormai autunnali. Tra non molto (10 ottobre) qui si terrà la fiera, quindi tutti gli animali scenderanno a valle, resteranno solo più quelli dei residenti, a pascolare nei prati vicino alle frazioni finché si può, poi in stalla, a consumare il fieno tagliato d’estate.

Mentre salivamo, abbiamo sentito le campane, ma non erano animali al pascolo. Un uomo con due asini precedeva la transumanza, portando nei basti il materiale. Si fa ancora così, laddove non ci sono strade per raggiungere le baite. Nient’altro può sostituire gli animali, in questo caso.

Dopo arrivavano le vacche, in discesa più o meno ordinata lungo il sentiero. C’era anche un po’ di gente ad accompagnare il loro cammino. Il camion attendeva giù nel piazzale, pronto a trasportarle verso la pianura. L’ultimo a chiudere la carovana era il pastore, che ci dice di non essere più su con le pecore, ma di aver già spostato il gregge in un’altra montagna, a quote inferiori.

Su quindi non resta nessuno. Fa un certo effetto il silenzio, specialmente in una così bella giornata di sole. L’aria è fresca, ma non ancora gelida. Il ruscello scorre, non sono ancora i giorni in cui l’acqua si trasformerà in ghiaccio, ma la montagna si è svuotata, fino alla prossima stagione.

Questo è un bellissimo vallone, ampi pascoli, pendenze non troppo elevate, erba buona. Quel giorno si sentivano solo più le ultime marmotte, intente a prendere il sole e mangiare l’ultima erba, prima del lungo letargo invernale. Le prime nuvole arrivavano a nascondere il sole e, sulla via del ritorno, avremmo poi incontrato una nebbia molto autunnale.

Quando i colori sono questi, non c’è più spazio per gli animali. Si scende a cercare erba verde. L’autunno a queste quote può essere molto breve, pochi giorni per l’esplosione dei suoi colori, poi arriva all’improvviso la neve, così com’è successo stanotte. Oppure anche questa stagione intermedia può essere lunga, con il gelo che man mano aggredisce il terreno, senza che questo venga coperto dalla coltre candida.

Giù in basso, appena prima delle frazioni abitate, qualche pecora con gli agnelli al pascolo nelle reti. C’è quella dolce malinconia, da una parte un po’ di tristezza per la stagione che finisce, dall’altra la voglia di entrare in casa, cercare il caldo, mentre poco più di un mese prima non si riusciva a sfuggirgli. Per chi lavora con gli animali non c’è una vera stagione di riposo, poi oggigiorno il numero di bestie è aumentato rispetto ad un tempo, quando le stalle erano piccole e i beni di ciascuno erano limitati.

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