…e i pastori sono davvero stufi…

Aria di fine estate, anzi, decisamente aria di autunno. La pianura è avvolta nelle brume, in valle si vede ancora il sole al mattino presto, ma poco per volta il cielo si copre.

C’è quel senso di pace in montagna, c’è una lentezza, una tranquillità che si respira solo a questa stagione. Il silenzio è interrotto da pochi suoni che arrivano come ovattati. Gli animali degli alpeggi sono  in stalla, quindi non si sentono nemmeno muggiti o campane. Le pecore attendono nel recinto, ancora ferme. Il grosso dei turisti ormai è passato, c’è solo qualche escursionista solitario che, come me, ama godersi questa montagna, più intima, più riservata.

I pascoli che sono già stati mangiati dalle vacche hanno subito le incursioni dei cinghiali. E’ un danno non indifferente, la qualità dell’erba si impoverisce di anno in anno per effetto della distruzione causata da questi animali. Qui ne fanno le spese “solo” i pascoli, altrove anche i prati da sfalciare e pure le coltivazioni.

Alle baite le vacche sono ancora in stalla, la mungitura è alla fine. Gli allevatori mi raccontano uno spiacevole episodio successo poco tempo prima, di cui già avevo saputo qualcosa. La vita quassù potrebbe sembrare idilliaca, ma… come vi ripeto spesso, le difficoltà sono tante. Il lavoro non manca, le giornate sono “piene” dal mattino alla sera tardi, spesso c’è qualche imprevisto, ogni tanto tocca scendere per questo o per quello. Uno desidererebbe solo poter fare il proprio lavoro in pace…

Un mio amico, durante una gita, trova una carcassa di una capra quasi totalmente consumata, ha anche la campana al collo, mi telefona e mi chiede il numero di telefono dei pastori. In montagna i cellulari non prendono bene, così alla fine manda un sms, i pastori lo leggeranno solo la sera, poi c’è il fine settimana di mezzo… Insomma, chi deve accertare la predazione arriverà parecchi giorni dopo la morte dell’animale (che, nel frattempo, è stato messo al sicuro in una vecchia baita). Le capre erano due e non erano rientrate la sera, il mattino dopo il mio amico trova questa carcassa. Certo, erano “incustodite”, ma chi vuole andare a provare a fare il pastore su certe montagne, in certe giornate di nebbia? O di pioggia? E poi, arrivi al recinto e ti accorgi che mancano due capre, che fai? Passi tutta la notte a cercarle? Se non le hai viste scendendo al recinto, vuol dire che sono andate altrove. Dove? A volte lo fai, a volte vai in giro con la pila e il cane, tendendo le orecchie ad un eventuale scampanellio, ma non è facile… La cosa che più infastidisce i pastori, in questo e in tanti altri casi che mi sono stati riferiti, di valle in valle, è che le loro parole vengano messe in dubbio.

Certo, non si può negare che ci sia stato qualcuno che ha tentato di fare il furbo, cercando di far certificare come uccisa dal lupo una bestia morta per altri motivi. Però… per uno stupido devono pagare sempre tutti gli onesti? E così si mette in dubbio che i pastori abbiano visto il lupo in pieno giorno, che abbiano tentato di metterlo in fuga gridando e tirando sassi, che l’abbiano visto rincorrere un capriolo. “Scrivono canidi… Non LUPO, canidi! Dicono che tanto ce le pagano lo stesso, ma io voglio che scrivano LUPO! Che si sappia come stanno le cose!“, mi diceva anche un margaro incontrato domenica alla fiera. Saliamo dal gregge, che ha pernottato in un ampio recinto. Il pastore spera che questo almeno serva anche a migliorare un po’ l’erba, che su questa montagna non è il massimo.

La frustrazione è tanta. C’è l’animale ucciso e quello mancante, che tra l’altro erano di un ragazzino della valle, affidate in guardia per l’estate. C’è la rabbia per non “contare niente”, per non potersi difendere, per essere trattati quasi come dei delinquenti, mentre si lavora onestamente dall’alba al tramonto e anche oltre. In tutte le parole che sento, che ho sentito in questi anni, la frustrazione è rivolta soprattutto alle persone che difendono ottusamente il lupo, più che non all’animale in quanto tale. In fondo davvero il lupo non ha colpe, lui è appunto un animale, segue le sue necessità, i suoi istinti. Sono le persone che dovrebbero capire non soltanto l’importanza del predatore per la biodiversità, ma anche l’importanza del pastore per quella stessa biodiversità! In questo gregge per esempio ci sono numerose pecore roaschine, razza in via di estinzione… E i pascoli? Non vi fossero più le pecore, in pochissimo tempo alberi e cespugli colonizzerebbero tutto, impoverendo la biodiversità vegetale (ed animale di conseguenza).

Anche le ultime pecore raggiungono il grosso del gregge, il pastore ha approfittato della mia presenza per chiedermi di controllare che arrivassero tutte. Sta anche scendendo la nebbia. Quando sei da solo, come fai? Ti arrangi… Perchè non puoi permetterti di assumere un aiutante, il lavoro rende a malapena per mantenere una persona. Anche qui il discorso è sempre lo stesso, si vorrebbe poter difendere il gregge direttamente. Riflettendo sulle rimostranze che continuo ad ascoltare, mi viene anche da chiedermi come mai, prima del lupo, c’era qualche singolo attacco da parte di cani (che generalmente avevano un padrone ed erano scappati o erano stati lasciati liberi di notte). Da quando invece il lupo ha fatto la sua ricomparsa, ci sarebbero tutti questi “canidi” randagi in giro per le montagne? E nessuno li vede, questo è il bello!

La nebbia si infittisce, ma è una cosa normale da queste parti. Magari il pastore lavora “poco” in termini di fatica fisica, in certi giorni, ma deve comunque esserci sempre. Nonostante la sua presenza, attacchi ne subisce comunque, anche in pieno giorno, anche con il sole. Recentemente vi sono stati attacchi anche a bovini in Val Chisone ed è stato tirato in ballo il numero di attacchi registrati, il numero di capi uccisi. Bisogna però sapere che certi allevatori, esasperati, non denunciano nemmeno più cosa accade. I motivi possono essere i più svariati, dalla frustrazione alle difficoltà che si incontrano. “Lo scorso anno ci aveva ucciso diverse pecore in un mese, ma hanno certificato solo quelle che il veterinario ha raggiunto, prendendo l’orecchino. Quelle che si vedevano morte giù nei burroni no, perchè nessuno si è osato andarle a prendere, era troppo pericoloso. Però non le avevamo buttate noi… Quelle non ce le hanno pagate, dato che non si sapeva che orecchino avevano!” è la testimonianza della moglie di un allevatore.

Ridiscendo a valle pensando per quanto tempo ancora bisognerà sentire le stesse storie. In Francia l’esasperazione dei pastori ha portato a numerose azioni eclatanti, dal sequestro dei presidente di un parco in Savoia a numerose azioni dimostrative, con l’esposizione delle carcasse degli animali predati, ecc. Ormai, nell’era di internet, è facile rimanere tutti in contatto e le notizie circolano immediatamente. Sulle pagine francesi quasi quotidianamente ci sono immagini di nuovi attacchi, ma mi sembra che lì non si parli mai di canidi, anzi, ci sono anche le foto dei lupi (questo in Svizzera)!

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