Con passione e determinazione

Siete in tanti ad invitarmi: “Vieni a trovarci!“, ma dal momento che questo blog non “rende” niente e viaggiare costa, non posso arrivare da tutti, non subito, almeno. Alarico mi invitava da tempo, già un paio di anni fa dovevo andare a trovarlo in alpeggio, finalmente quest’anno ho trovato l’occasione giusta, mettendo insieme varie cose.

Dovevo andare in Valsesia a presentare il mio libro, così ho anticipato la partenza e sono arrivata a Campertogno al mattino presto. Le indicazioni erano precise, così ho imboccato il ripido sentiero lastricato che, di gradino in gradino, risaliva il versante, tra i boschi. Piloncini e chiesette lungo il percorso, fino ad uscire temporaneamente dai faggi.

Un pianoro, delle baite, un laghetto, erba pascolata e suoni di campanacci in lontananza. Era un’altra giornata calda e soleggiata, l’estate è tutt’altro che finita. Sapevo che anche qui doveva esserci un alpeggio, ma la mia meta era ancora più lontana.

Passo accanto alla baita, ci sono le oche e una capra all’aperto, alcune vacche poco sotto, i maiali, mentre gli altri animali probabilmente sono ancora in stalla per la mungitura. Un cenno di saluto al margaro, che mi suggerisce anche il sentiero giusto per andare al Vallone: “…quello sotto che scende, che tanti si sbagliano e vanno sopra!“. Ringrazio e proseguo, ma il sentiero comunque è segnato con la vernice.

Ancora nel bosco, i cartelli già avvisano che è un territorio di pascolo e invitano i turisti a tenere i cani al guinzaglio in prossimità degli animali e dell’alpeggio. Quanti lo fanno davvero? Sarebbe una buona norma da seguire sempre, anche senza cartelli, perchè non sappiamo come i nostri animali reagiscono di fronte ad altri animali (cani, pecore, vacche o capre che siano), sia perchè potrebbero essere loro in pericolo di fronte ad animali “estranei”.

L’Alpe del Vallone è “messa lì”, sul versante, senza nemmeno un po’ di piano intorno. Alarico mi accoglie con gioia, finalmente ci conosciamo. Classe 1995, questo giovanissimo allevatore aveva iniziato a scrivermi alcuni anni fa, raccontandomi la sua passione, la sua voglia di dedicarsi agli animali, nonostante la famiglia cercasse di indirizzarlo verso la prosecuzione degli studi (perito aeronautico!!). Inizialmente era andato a dare una mano a questo o a quell’allevatore, quasi di nascosto si era accordato per salire in alpeggio nella stagione estiva, un anno in un posto, un anno nell’altro. Lo scorso autunno, libero ormai dagli impegni scolastici, aveva preso la decisione di acquistare delle capre…

E quest’anno, con le sue capre più quelle prese in affido, è salito su questo piccolo alpeggio. Vi sono anche delle pecore, pure quelle in guardia. Un paio di baite in condizioni non perfette, una crollata, ma tutte dalla storia antica, molto antica. Mi mostra una scritta sull’architrave, 1687! E vi sono alcuni altri dettagli architettonici decisamente particolari, per essere in montagna, in un posto oggi così sperduto. Alarico mi spiega che gli è stato concesso in uso l’alpeggio da amici, in cambio lui lo tiene pulito e fa anche qualche lavoro di sistemazione.

Per esempio, sta cercando di risistemare la baita il cui tetto è crollato. Ha rimesso in sesto il muretto a valle, poi adesso sta tirando fuori tutte le piode franate all’interno. “Con l’elicottero il padrone porterà poi su il materiale e la rimettiamo a posto. Anche quell’altra baita ha un muro che sta cedendo, bisogna sistemarle prima che vadano giù del tutto, com’è invece successo alle case là di fronte.

Altra stranezza, vedere delle vere e proprie stanze in alpeggio e non i soliti pagliericci. Alarico usa l’altra baita, mi spiega che sarà necessario perlinare il tetto anche della “cucina”, quando tira vento, grandina o c’è tormenta, entra aria, freddo, umidità e anche la neve. Per non parlare poi della parete addossata alla roccia: “Quando piove forte scorre proprio l’acqua, per quello c’è uno spazio, le assi del pavimento non vanno contro, l’acqua passa giù e scorre via nella cascina (la stalla, ndA)…”. Alarico è su da solo, mi spiega di avere tempo per tutte queste sistemazioni, visto che deve solo mungere le capre, poi le lascia pascolare senza accompagnarle.

Il prossimo anno voglio prendere su qualche manza, per guadagnarmi anche qualche soldo in più.” Vacche quassù? Sì… un tempo pare ne salissero non poche, una sessantina, quando la montagna era meno sporca, meno invasa da alberi e cespugli. Sulle assi della camera da letto è tutto un “diario” degli avvenimenti del passato, con scritte più o meno leggibili e date anche del 1800. Nel 1948 si era partiti con le vacche il 7 ottobre, con la neve, l’anno seguente il 1 ottobre.

Poco sopra c’è un altro alpeggio, le baite sarebbero in condizioni migliori: “Però non c’è l’acqua vicino e lì è un posto che attira i fulmini, quindi preferisco stare qui come abitazione.” Di gente non ne passa molta, c’è un sentiero, ma sono zone poco frequentate. Dalla cima lì di fronte, con una grossa croce in vetta, si gode di un bel panorama a 360° sulle vallate laterali della Valsesia e, non ci fossero le nuvole, anche sul Monte Rosa.

Rientro alla baita e Alarico sta preparando le miacce, piatto tipico valsesiano. Le farciremo con formaggio di capra e anche nella pastella ha usato, ovviamente, il latte dei suoi animali. Altre ancora le mangeremo con il prosciutto, ma qualsiasi ripieno è adatto. Una tira l’altra, ma poi è meglio fermarsi… Altrimenti chi sale ancora a cercare le capre? La sera solitamente si ritirano da sole verso la stalla, ma quel giorno saliamo noi.

Poco per volta dovrà selezionarle per avere animali sia produttivi, sia di suo gradimento. Quest’inverno andrà anche in un’altra cascina, quella che aveva preso lo scorso anno era in un posto molto freddo. “Non sono ancora andate al becco, ho provato a toglierli per un po’ e poi rimetterli, ma ancora niente…“. Alarico sta imparando, sta facendo esperienza, tante cose le ha apprese andando ad aiutare in questa e quell’azienda, vedendo anche realtà molto diverse tra loro.

La sua è una bella storia, mi auguro che possa continuare negli anni, con sempre maggiori soddisfazioni. Sta bene lassù, nel suo isolamento, ma contemporaneamente non è un giovane solitario e fuori dal mondo. Appena il telefono ha il segnale, ecco che arrivano i messaggi degli amici e si combina per uscire la sera. Per lui “uscire” significa scendere a piedi, poi prendere la moto e raggiungere il fondovalle, la casa dei genitori. “Ma a me andrebbe bene anche essere in un alpeggio dove stai sempre su e non usi il telefono, vai giù una volta alla settimana per portare i formaggi e fare la spesa!

Quella che deve scendere subito sono io e, più in basso, nella radura, osservo da lontano questa scena, con i bambini che rincorrono le mucche, forse per portarle alla mungitura. Quella che ho “incontrato” è un’altra bella storia, una di quelle che più mi piace raccontare qui, forse anche per risollevarsi il morale tra i vari problemi che affliggono la montagna, l’allevamento. L’auspicio è che Alarico, con il passare degli anni, riesca ad avviare la propria azienda ed avere il successo che merita.

  1. Buonasera a tutti.
    Mi chiamo Massimo e scrivo da Alessandria, volevo chiedere: non è possibile mettersi in contatto con Alarico? Lo chiedo perchè, visto che ha molto lavoro da fare, forse, il prossimo anno, andare ad aiutarlo a sistemare la zona, in cambio di vitto ed alloggio.
    Spero di ricevere presto notizie.
    Grazie.

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