Se è naturale però fa paura…

Dal momento che parlo di allevamento e, oltre agli addetti ai lavori, a chi questo mestiere lo pratica, mi rivolgo anche a chi è semplicemente interessato o curioso, molte volte tocca spiegare e sono felice di farlo, se questo serve ad insegnare, a vincere l’ignoranza. Come ho già detto più volte, stiamo vivendo in un’epoca in cui ci si è staccati completamente dalla realtà della natura, specialmente per quanto riguarda gli animali che, dalla notte dei tempi, vivono accanto all’uomo. Sappiamo tutto del leone e della gazzella di Thompson grazie ai documentari, ma c’è chi umanizza cani e gatti, chi vorrebbe cancellare tutto quello che è allevamento.

Mi è venuto da sorridere amaramente leggendo questo articolo. Da una parte assistiamo a polemiche, manifestazioni di sedicenti animalisti (amare gli animali è un’altra cosa!) contro le Battaglie delle reines, dove questi incontri di appassionati vengono bollati come inutili crudeltà, dall’altra… Quando dei turisti assistono per caso al più naturale dei fenomeni… si spaventano e sollevano un polverone ridicolo.

Già, perchè le battaglie tra queste vacche, di razza valdostana pezzata nera e castana, sono assolutamente spontanee ed avvengono costantemente anche sui pascoli, oltre che nelle apposite arene, dove l’unica differenza è che l’uomo sceglie l’abbinamento delle “contendenti” e, oltretutto, interviene quando c’è il rischio che si possano far male davvero. “Mentre camminavano libere e apparentemente senza guida, hanno improvvisato una bataille, sei mucche di un alpeggio situato vicino al sentiero dell’Alta via n.1 (…) poteva essere una scena bucolica d’interesse turistico, anche se forse un po’ violenta; se non fosse che il combattimento si è svolto proprio lungo un tratto del tracciato, fra turisti ed escursionisti spaventati. “Poteva finir male – commenta un escursionista – le bovine hanno incrociato le corna e vicino a loro c’erano bambini e persone con poca dimestichezza della ‘vita agricola’, che non sapevano cosa fare. Devo ammettere che finora non mi era mai capitato di assistere a un combat lungo un sentiero turistico. Probabilmente quelle mucche sono sfuggite al controllo dei guardiani. (…) Il sindaco dovrebbe prestare maggiore attenzione alle problematiche del comprensorio – lamentano alcuni residenti – che è principalmente agricolo-montano e molto esteso, e necessita quindi di una presenza costante”.

Non è molto surreale, ridicolo? In tutta la Val d’Aosta e non solo le battaglie attirano appassionati e turisti nel corso di quasi tutto l’anno (qui il calendario), ma c’è anche chi le critica come se fossero delle corride, fa raccolte di firme, con motivazioni come queste “(…) Si tratta di “feste” (feste solo per gli spettatori) che prevedono non solo l’impiego e lo sfruttamento di animali, ma anche la lotta cruenta tra gli stessi. Considerato che: – anche (se non soprattutto) gli animali non umani sono esseri senzienti in grado di provare dolore, sofferenza e paura – le feste folkloristiche relative alle tradizioni possono essere modificate impiegando ed esaltando le abilità dell’uomo senza avvalersi di animali non umani – l’Italia è un paese considerato civile, e tali manifestazioni è giusto che non siano presenti in una nazione considerata evoluta da un punto di vista etico, morale e sociale – gli spettacoli svolti con l’ausilio di animali sono altamente diseducativi per i bambini, in quanto non rispettano il naturale comportamento dell’animale costringendolo in esercizi, atteggiamenti e reazioni non consoni alla sua natura e alla sua origine etologica (…)” (da una pagina facebook dove si invita a denunciare e fermare le batailles).

Eccoci domenica al Piccolo San Bernardo, le vacche danno il via al rituale che precede lo scontro. L’uomo è a distanza e aspetta… Quando gli animali vorranno battere, lo faranno (succede anche che rifiutino lo scontro), ed è tutto assolutamente naturale. Altrimenti come ci spieghiamo che i turisti di cui sopra denunciassero il fatto che mancava l’uomo a sorvegliare i bovini ed impedire che il combat avvenisse?? Qui c’è qualcosa che non mi quadra, da una parte o dall’altra. Voi cosa ne dite? Il commento più istintivo che mi viene è una risata! Turisti, informatevi sul territorio che andate a visitare! Come sapete comportarvi in città, tra cemento e asfalto, imparate le regole anche di dove scegliete di trascorrere le vacanze. Su chi si oppone alle battaglie, all’allevamento ecc ecc non sto più nemmeno a sprecare il fiato. Le loro parole si commentano da sole!

  1. Marzia ha ragione quando sostiene che di fronte “all’ignoranza” l’unica arma è un “sorriso”! Purtroppo non è sufficiente! Il fronte degli “animalisti mali informati” è ampio e gode di ampia copertura mediatica e politica che utilizza tutti i mezzi di comunicazione per i propri personali tornaconti. Tra questi tornaconti è ormai evidente il ruolo da “parco giochi” che la montagna deve ormai assumere per il divertimento, il rilassamento, il contatto con la natura dei cittadini frustati. Non tutti i turisti sono così… come non tutti i vegetariani sono “vegani”… ma raramente ascolto la loro voce, raramente li sento prendere le difese degli allevatori montani. Da un anno ho preso cinque pecore, quattro femmine e un maschio perciò non sono un pastore ma un semplice appassionato che a 59 anni si è preso la “malattia” per questi stupendi animali. Una settimana fa, il maschio si è preso a testate con una femmina mentre ero con loro nel recinto… nulla di cruento ed io ero intento a studiare questo comportamento quando il montone ha deciso che anche il “pastore” doveva partecipare al gioco e si è messo a dare testate al mio ginocchio! Prontamente dissuaso ha smesso di giocare con me, che non collaboravo troppo per riprendere a darsi testate anche con le altre femmine. Nessuno di loro si è fatto male… solo il sottoscritto che ha zoppicato per una giornata! Un abbraccio a tutti gli allevatori… quelli veri!

      • Se mi è concesso replicare al sig. Marcello, mi sembra che, in questo caso, Il fronte degli “animalisti mali informati” che “gode di ampia copertura mediatica e politica che utilizza tutti i mezzi di comunicazione per i propri personali tornaconti”, non c’entri proprio nulla. Qui si parla di turisti ed escursionisti spaventati” che, mi sembra di intuire, erano preoccupati di altro che della ipotetica salute degli animali “vicino a loro c’erano bambini e persone con poca dimestichezza della ‘vita agricola’, che non sapevano cosa fare”.
        Il pregiudizio spesso è reciproco e nessuna delle due parti vuole approcciarsi con l’altra. Non tutti gli animalisti sono come lei crede. Io sono animalista nei confronti della carne e dei prodotti degli allevamenti intensivi, ma il formaggio e la carne del mio amico malgaro quando la trovo la mangio. La bergna delle pecore transumanti della valle seriana, quando la trovo, la mangio. le uova delle galline del malgaro della valcanale che razzolano attorno alla malga, quando lo incontro le compro. e quando c’è da dare una bastonata o legare forzatamente la vacca che rifiuta di allattare il vitellino, non mi spaventa ne mi crea problemi, come il calcio al cane quando non ubbidisce. Il problema invece è la innaturale ignoranza dei turisti agostani che vagano inconsapevolmente per le vallate alpine alla ricerca del più vicino rifugio dove abbuffarsi di polenta e camoscio. Il problema fondamentale è questa facilità di accesso alla montagna, le strade e non i sentieri, i rifugi a mezz’ora di strada e non a ore. è questo che diseduca le persone, riducendo la montagna ad un immenso luna park estivo, dove, senza educazione, rispetto e conoscenza del territorio accadono “spaventi” quando non disgrazie..

  2. Io Marzia nn so piu’ cosa pensare forse vogliono addomesticare anche le vacche e mettergli la giacca quando piove,ecc.ecc. l’istinto naturale prima o poi salta fuori.
    Anche gli stambecchi,i camosci,i galli combattono ma di questi nn dicono niente. BO

  3. Sono molto contento che un gruppo di persone che stanno camminando in un sentiero di montagna possano testimoniare che le batailles delle reines sono veramente scontri stabiliti esclusivamente dalle bovine e non indotti dai loro proprietari. Mi dispiace però che delle persone abituate a districarsi in mezzo al traffico cttadino non riescano a valutare un percorso alternativo per evitare di attraversare una mandria ( I nostri vecchi ci insegnavano che è importante saper transitare ai bordi o meglio a monte della mandria perchè inconsciamente potrebbero far ruzzolare, delle zolle, delle pietre lungo il pendio). L’uomo dovrebbe riapropriarsi delle capacità di valutare eventuali rischi o pericoli e non affidarsi completamente a segnaletiche : divieti , impedimenti ecc.. per non incappare in possibili incidenti. La montagna è aperta a tutti, impariamo a saperla rispettare: recinzioni, divieti o altro riescono solo a farla diventare una fotocopia colorata della città .

  4. Cosa bisogna difendere ? la legge della natura fatta di amore e crudelta o un piano piu su ? cioé tutto quello che fa violenza deve essere intollerabile . in certi paesi del mondo la legge della violenza é regina , deve essere lo stesso per noi qua ? in tutti i campi ? i bambini devono vedere le mucche nei campi verdi o combattendo ? é solo una questione di educazione . che modelo gli diamo ? preferisco da un gran lungo l’India che rispetta la vita –

    • la natura è violenta, che ci piaccia o no… mai visto il gatto che “gioca” con il tipo quando l’ha catturato? i bambini devono vedere anche il combattimento delle mucche perchè è naturale come quello degli stambecchi. perchè facciamo vedere i documentari con gli animali selvatici che si scontrano??
      la vita è fatta di tante cose…

  5. Vorrei ringraziare Luciano Ferrario per la sua replica, rileggendomi mi rendo conto di essermi espresso male. Non sono assolutamente contro il movimento animalista, trovo solo antipatiche tutte le devianze fondamentaliste… sia che provengano dal mondo degli animalisti che da quello dei pastori… perciò grazie della risposta del sig. Ferrario. Che la montagna si popoli ogni fine settimana di escursionisti è una bella cosa, aiuta, in parte, l’economia locale, mi auguro che sempre più escursionisti comprendano che la montagna rimane viva soprattutto grazie a coloro che la vivono tutto l’anno e la salvaguardano, coltivandola e pascolando i loro animali.

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