Con le montagne più belle intorno

Le amicizie virtuali poco per volta diventano reali… Questa volta sono andata a trovare Clelia. Mi aveva parlato di lei un’altra montanara particolare, Polly, poi ci eravamo incontrate su Facebook e lei si ricordava che avevo “classificato” un fiore di cui aveva pubblicato la foto, chiedendo se qualcuno sapeva di cosa si trattasse. Quando, questa primavera, ho messo qualche foto della Val d’Aosta, lei mi ha invitata ad andarla a trovare e…

Ed eccomi all’Alpe Valmeriana, nel comune di Pontey (AO). Si arriva qui seguendo una luna strada sterrata chiusa al traffico, ma già prima c’è da risalire numerose curve e tornanti asfaltati. Boschi, boschi, boschi e poi si sbuca in una piccola radura: intorno i pascoli poi, appena sotto ad altri boschi, l’alpeggio. Lungo la strada di salita, i due tramuti inferiori, dove si fa solo una breve tappa, dato che c’è più bosco che erba.

Il luogo è abbastanza conosciuto per le “macine della Valmeriana“, visitabili seguendo questo itinerario. L’atmosfera del luogo è davvero particolare: nel ripido bosco, tra larici, abeti e pini, con i tronchi coperti da licheni grigiastri, si incontrano ancora numerose pietre lavorate. Macine perfettamente realizzate o abbozzi non completati. Nell’antichità infatti qui venivano lavorate le rocce (dalla composizione particolare, che le rendeva particolarmente adatte a questo scopo) e poi le macine venivano portate a valle.

Torniamo però al nostro alpeggio. Clelia è qui da un paio di anni e si è già trovata a fronteggiare diverse difficoltà. Quando l’ha affittato, sperava di poter svolgere attività agrituristica, ma non ci sono ancora tutti i permessi, quindi per ora deve limitarsi alla caseificazione e vendita dei formaggi. Come attività integrativa, altrove coltiva verdura, poi vende tutti i suoi prodotti a mercati e fiere. Non è semplice parlare della vita di Clelia: lei me l’ha raccontata riassumendo i fatti principali, ma veramente meriterebbe quasi di essere raccolta in un libro! L’infanzia, un rapporto costante con gli animali, il lavoro come cuoca, gestrice di rifugi, ma anche dipendente di un vivaio forestale, insegnante di patois, emigrante in Svizzera e non ricordo cos’altro ancora…

Insomma, non mi sono di sicuro annoiata, passando un paio di giornate con lei! In alpeggio ci sono soprattutto capre e una quindicina di pecore da carne (Suffolk). Clelia faceva conto di avere anche alcune vacche da mungere, ma purtroppo alla fine queste alla fine non sono arrivate. Così vengono munte solo le capre. Con Clelia c’è anche Danilo, dal Piemonte, che da una mano per vari lavori, soprattutto il pascolo del gregge e la mungitura. Fondamentale la sua presenza quando lei deve scendere per i mercati e le altre attività.

Il posto è davvero bello, solo per poco non si vede anche il gruppo del Monte Bianco, ma “solamente” Cervino e Monte Rosa. Quello che però è scarso è il pascolo intorno all’alpeggio. Di sicuro non potrebbe ospitare molti più animali di quelli che ci sono. “E’ vero, ci sono alpeggi in Val d’Aosta che restano liberi, ma sono anche peggio di questo. O non hanno la strada o sono tutti alpeggi piccoli, sempre più chiusi dal bosco. Quelli grossi per le mucche bene o male sono ancora utilizzati, anche se le cose non vanno più bene come una volta.

Oltre a capre e pecore, in alpeggio c’è un numero imprecisato di animali da cortile: la coppia di tacchini, qualche anatra ed oca, decine e decine di galline e pulcini di razze, taglie e colori differenti. La passione per l’allevamento si estende anche ai cani, infatti vi sono numerosi barboncini, ma da quel che capisco i cani non sono nemmeno tutti lì, altri sono nella casa dove risiede d’inverno.

Nel mese di agosto (11 agosto) l’alpe Valmeriana sarà protagonista di una delle giornate di Alpages Ouverts, iniziativa che coinvolge diversi alpeggi della Val d’Aosta. Un’occasione per gustare ed acquistare i prodotti caseari, conoscere i protagonisti, umani ed animali della vita in alpeggio.

Per la sanità dei prodotti caseari… si può stare più che tranquilli!!! I controlli da queste parti sono rigorosissimi, al punto da risultare quasi eccessivi, se si pensa a cosa poi avviene invece nella grande produzione. Ancora una volta sento il solito ritornello su quanti funzionari e controllori ci siano in val d’Aosta, forse più controllori che controllati. Quante analisi del latte devono esser fatte, poi i controlli sulle strutture, sui prodotti. Qui per esempio nella casera non c’è il lavandino con il rubinetto a pedale, per produrre formaggi freschi deve essere adeguato questo aspetto…

Sono “storie” che ho sentito raccontare spesso. Avendo visto innumerevoli realtà in Piemonte, mi viene istintivo fare i paragoni già solo con le strutture di cui è dotato questo alpeggio. Una stalla che potrebbe contenere numerose bovine (per le quali però non ci sarebbe pascolo a sufficienza), una baita dotata di tutti i confort, la casera, la cantina per la stagionatura, la centralina idroelettrica.

Io continuo i miei giri, continuo a vedere realtà differenti, modi diversi di gestire gli alpeggi, gli animali, ascoltare storie, lamentele, esperienze di vite. In ogni posto c’è qualcosa da imparare, da capire, da mettere a confronto. Invito anche voi a visitare questo posto, magari l’11 agosto, magari durante una normale gita in montagna, così farete quattro chiacchiere con Clelia!

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