Il caldo sale in quota

Anche se non sono più su in alpeggio come in passato, basta una gita in una valle a caso per vedere certe cose. Poi ci sono gli amici che mi aggiornano, magari sfogandosi con qualche lamentela sulla scarsa qualità dell’erba, sulla difficoltà di farla pascolare agli animali. In pianura il caldo si sente eccome, ma in montagna?

La scorsa settimana mi trovavo in Valchiusella e ne ho approfittato per fare anche una gita veloce, quattro passi lungo la valle. A mezza quota ho trovato mandrie al pascolo. Faceva caldissimo, l’umidità dell’aria era molto elevata, il sole filtrava tra le nebbie che, inevitabilmente, si formavano. Il Chiusella è ancora ricco d’acqua, le pozze hanno un bel colore verde, ma il caldo mi fa tornare indietro al 2003, primo anno in cui arrivai da queste parti per il censimento degli alpeggi.

Anche allora si erano raggiunte temperature molto elevate e la siccità aveva trasformato i pascoli in distese brulle e riarse. Molti erano dovuti scendere in anticipo dagli alpeggi. Per ora la situazione non è così grave, ma l’erba è alta, dura, gli animali la pascolano malamente. Mosche e tafani li infastidiscono, il caldo non diminuisce nemmeno in quota, non c’è un filo di vento.

Arrivo nei pressi dell’Alpe Pasquere. Le baite sembrano esser state ristrutturate da quando ero passata di qui a censire le strutture. Questo alpeggio è servito dalla strada, a differenza di molti altri della valle, il cui raggiungimento avviene ancora esclusivamente a piedi. Eppure quante polemiche erano state fatte per la realizzazione della pista (chiusa al traffico) che risale su per il vallone!

Io proseguo lungo il sentiero, anche perchè l’alpeggio successivo è di quelli che, purtroppo, non sono stati dotati di viabilità. La pista devia poco sotto e non è stato prolungato un ultimo tratto che, senza grossi problemi avrebbe potuto collegare anche le baite in testata di valle. La mandria la incontro più in basso rispetto alle baite: vacche e due cavalli, mentre in precedenza avevo visto anche un mulo, perchè qui gli animali da soma vengono ancora utilizzati. Erba che ingiallisce pure qui, il calore della pianura risale sotto forma di nebbie e nuvole.

Le strutture dell’alpe Prà sono ancora tradizionali, ma in buone condizioni. Non so chi utilizzi oggi questo alpeggio, sono passati più di dieci anni da quando avevo girato tutta la valle e molte cose sono cambiate, qualcuno non ce più, volti giovani sono subentrati a mantenere vivo questo mestiere. Il mio arrivo è preannunciato dai cani, questo sentiero è segnato anche come GtA, quindi dovrebbe essere abbastanza frequentato, ma quel giorno non incontro altri escursionisti.

C’è una famiglia giovane, due bambini piccoli, tra cui questo con un visetto da birba. “Stai facendo i compiti?” “No… Sto colorando!“, e si nasconde dietro all’album. Il fratello maggiore, nel cortile davanti alle baite, inizialmente rifiuta di farsi fotografare.

Quando però tornerò indietro, gli animali erano stati fatti salire nei pascoli vicino alle baite, anche con l’aiuto dei bambini. “Adesso la vuoi una foto?“. Il piccolo fa segno di non con la testa, ma poi cerca di mettersi in posa accanto alla vacca, che però si sposta e così c’è tempo solo per un veloce scatto “rubato”. E’ ora di scendere, tornare nel caldo ancora più soffocante, più afoso della pianura. Chissà come proseguirà l’estate? Sembra preannunciarsi ancora più difficile di quella fredda e piovosa dello scorso anno.

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