Organizzare una festa della transumanza

Lo scorso fine settimana sono stata a Valcanale, frazione di Ardesio (BG), in Val Seriana. Erano mesi che i ragazzi del Valcanale Team si davano da fare per organizzare una festa in occasione della salita in alpeggio del gregge che montica su quelle montagne, un gregge famoso, dato che il pastore è Renato Zucchelli, protagonista del film “L’ultimo pastore”.

Non solo pecore. La prima delle due giornate di festa si è aperta con l’inaugurazione delle mostre: in una sala i campanacci da tutto il mondo di Giovanni Mocchi, nelle altre foto d’autore, antichi attrezzi, immagini di flora e fauna locali, immagini di pastorizia.

In piazza, mercatino con bancarelle di prodotti locali: salumi, formaggi di capra, gelati a km0, abbigliamento da pastore, oggetti di artigianato, un appassionato che scolpisce il legno e altro ancora. C’è però un problema, cioè pubblico abbastanza scarso, nonostante la bellissima giornata di sole.

Al pomeriggio è in programma la “fattoria didattica”. Due mucche, tre asini e qualche pecora vengono condotti nel giardino dell’oratorio per mostrare ai bambini (ma anche ai grandi) quali sono gli animali che vengono allevati. Purtroppo ormai è difficile vederli dal vivo anche quando si vive fuori dalle città.

Dimostrazione di mungitura con interesse da parte di chi si trova a passare di lì. Finalmente c’è un po’ di movimento, poi arriverà gente per la cena e il concerto della sera con gli Aghi di Pino. La domanda però riguarda il giorno dopo, la domenica. Ci sarà pubblico per la transumanza? Eppure è stato organizzato tutto così bene, pubblicità ne è stata fatta, perchè la gente è tanto restia a muoversi?

Domenica mattina il sole splende ancora più del giorno precedente. Salendo a Valcanale, le sagome che pubblicizzano la transumanza non possono non essere notate. Macchine ne passano tante, la gente sale a cercare il fresco in montagna, in pianura il caldo è soffocante.

Al mattino però di gente ce n’è ben poca, ma gli infaticabili ed entusiasti organizzatori, tutti giovani di Valcanale, non si fanno scoraggiare. Tutto continua secondo programma e, nel pomeriggio, è atteso l’arrivo del gregge, che pascolava in altre zone lungo il versante della valle. Vado incontro alle pecore per attenderle nel luogo da cui partiranno. Passaggio previsto a Valcanale per le 14:30, ma si sa che un gregge non può mai essere puntuale al 100%.

Si fa una tappa in questo grosso spiazzo parzialmente ingombro di legname. Un po’ di riposo per tutti, il caldo è torrido, il sole implacabile. Certo non è proprio orario da transumanze su asfalto, ma non si può fare la festa alle sei di sera.

Finalmente conosco il pastore, Renato, originario proprio di Valcanale. Il figlio Giovanni resta a badare alle pecore, altri vanno a casa per un pranzo veloce. Conosco così tutta la famiglia, ci si ritrova a parlare delle solite cose da pastori. Chiedo se è normale questo periodo per la salita, che a me sembra decisamente tardivo, ma mi spiega come appunto in precedenza abbia utilizzato altri pascoli lungo la valle.

E’ ora di partire verso Valcanale. Tutti i bambini salgono sugli asini (e in questo gregge non mancano!), vengono caricati gli agnelli e ci si può incamminare. C’è la macchina della Forestale che scorterà la transumanza, ma a quest’ora di traffico in salita ce n’è poco. Chi voleva cercare refrigerio è già su dal mattino.

E’ arrivata un po’ di gente ad accompagnare la transumanza, amici dei pastori, ragazzini, qualcuno scende dalle case delle frazioni lì vicino, altri invece sono appunto arrivati apposta per la festa, ma sono molto meno di quelli che mi sarei immaginata. Penso ad analoghe manifestazioni altrove e mi domando come mai, pur con la bella giornata, la manifestazione abbia attirato così poco pubblico.

Eppure è uno spettacolo, quello spettacolo che così tante volte vi ho mostrato qui. Quante volte la gente mi chiede di poter partecipare ad una transumanza… Non è facile farlo quando non è organizzata, perchè magari gli spostamenti si decidono all’ultimo minuto, perchè non tutti i pastori hanno piacere di avere visitatori intorno in quei momenti anche un po’ delicati. Questa era una transumanza organizzata, aperta al pubblico… e il pubblico quasi non c’è stato. Perchè?

Si sale lungo la strada e si arriva a Valcanale. La transumanza è aperta da due suonatori in costume tradizionale, ben fasciati nei loro calzettoni di lana. La gente saluta, sono persone del posto che conoscono i pastori: “Ti ricordi di me? Sono la mamma di…“. Le voci in dialetto richiamano il giovane pastore che apre il cammino del gregge.

Nel centro del paese sono state predisposte tutte le transenne, sia per “contenere” il pubblico, sia per far sì che le pecore non danneggino le bancarelle. Gente ce n’è, ma non quella che mi sarei aspettata. I ragazzi del Valcanale Team sono pronti ad armarsi di ramazze e ripulire la strada dopo il passaggio del gregge, così che nessuno abbia da lamentarsi e che sia tutto a posto per la processione che si terrà più tardi nel pomeriggio.

Ci sono già macchine di turisti che scendono (ma non li hanno letti i cartelli con gli orari?), dai finestrini si osserva con un misto di stupore e curiosità il passaggio del gregge. C’è da risalire sopra al paese e poi si farà una tappa. Siamo a 1000 metri di quota, ma il caldo eccezionale di queste giornate si avverte nettamente anche quassù.

Giovanni continua a guidare il gregge, con il pony tenuto alla corda al suo fianco. Me lo ricordo (ovviamente più giovane) nel film. Avevo già intuito allora, da alcune inquadrature, come fosse appassionato di questo mondo, di questo mestiere. Anche vedendo lui non avevo apprezzato la scelta del titolo. Renato non è l’ultimo pastore a girare intorno a Milano, meno che mai l’ultimo pastore in assoluto. Già solo tra i suoi figli c’è chi raccoglie il testimone e porterà avanti questo lavoro anche nel futuro.

Tutti patiscono il caldo, anche le pecore. Tra poco però si farà una tappa, tutti potranno riposarsi e rinfrescarsi. E’ dal giorno prima che sento parlare di un laghetto, ma non sono ancora andata oltre Valcanale, quindi non so bene cosa aspettarmi.

Qualcuno assiste al passaggio della transumanza restando comodamente seduto davanti a casa. Il programma diceva che si poteva accompagnare il gregge al Rifugio più a monte, accanto all’alpeggio. Ci sarà però qualche cambiamento dovuto al caldo.

Il gregge raggiunge il laghetto, affollato di turisti. Le reazioni sono molto diverse: c’è chi si allontana nel vedere le pecore e chi invece accorre. Soprattutto i bambini vorrebbero avvicinarsi, accarezzarle, toccare gli asini. Da una parte è un bello spettacolo vedere il gregge che si avvicina all’acqua, dall’altra è “interessante” ascoltare le reazioni del pubblico.

C’è chi, infastidito, preoccupato, addirittura spaventato, si alza e se ne va. Molti sono schifati da ciò che le pecore lasciano a terra dopo il loro passaggio. Un papà spiega la transumanza alla figlioletta: “Le pecorelle adesso vanno in montagna dove ci sarà una nuova casetta dove staranno al fresco.” Chissà perchè ci si preoccupa del concetto di “casa” e non di quello di “cibo”, che invece è l’esigenza primaria per gli animali? Non si sa più nulla del mondo rurale, dell’allevamento.

Le pecore, accaldate, vanno a bere al lago. Qualche agnello entra letteralmente in acqua. Tutta la scena è un vero spettacolo da apprezzare: adesso qui il pubblico c’è, ma ben pochi capiscono davvero. Sento addirittura chi si lamenta perchè è stata autorizzata una cosa simile “…proprio di domenica!!!

Molti scattano immagini: se non altro ci sarà qualcosa da condividere con gli amici, qualcosa di inconsueto da pubblicare sui social network appena scesi a valle, perchè quassù il telefono non prende… Le pecore iniziano ad essere spaventate dalla troppa gente intorno, dai bambini che gridano e bisogna faticare a spostarle, perchè la gente non capisce che deve togliersi per lasciarle passare. Anzi, qualcuno quasi si offende quando il pastore, preoccupato che gli animali possano spingersi ed ammucchiarsi, grida di spostarsi da davanti al gregge.

I pastori decidono di prolungare la tappa nel bosco. C’è qualcosa da pascolare, ombra e un fresco ruscello. Fa troppo caldo per affrontare subito la salita al rifugio, come da programmi. Io mi avvio comunque, altrimenti non ce la faccio con i tempi per salire, vedere un po’ di panorama e rientrare verso casa.

Mentre salgo alcuni turisti mi chiedono informazioni sulla transumanza. Qualcuno che aspettava le pecore in quota c’era, ma il cambiamento delle tempistiche ha fatto sì che la loro attesa fosse vana. Su in effetti l’aria è già più fresca. Si accumulano anche nuvole temporalesche in cielo. Accanto alla baita ci sono già delle pecore con gli agnelli, incustodite. Qui non c’è ancora il lupo, era passato l’orso, ma in questo momento rischi con grandi predatori sembra che non ve ne siano.

Sulla via del ritorno incontro il gregge che, lentamente, sta salendo. Anche gli altri turisti l’avranno incrociato lungo questa pista. Il posto è davvero frequentato, una gita breve per arrivare al rifugio, adatta a tutti, anche alle famiglie, poi percorsi più impegnativi spingendosi oltre.

Un saluto ai pastori, un augurio per una buona stagione, uno sguardo al gregge che, lentamente, sfila davanti ai miei occhi. La stretta pista è completamente invasa dalle pecore.

Pastori, aiutanti e qualche turista chiudono la fila. Questa è stata la transumanza a Valcanale. Vi è spiaciuto non esserci? Io mi auguro che gli organizzatori non si perdano d’animo e che organizzino una seconda edizione bella come questa (o anche di più!) e che a voi che leggete sia venuta voglia di partecipare, il prossimo anno!!

Una risposta

  1. Sono qui a mangiarmi le mani, non sapevo di questa iniziativa. Pensa avevo intenzione di andare a Valbondione (pochi km dopo Valcanale) per salire al rifugio Coca, poi la pigrizia ha preso il sopravvento. Mi sarebbe piaciuto esserci,

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