In alpeggio in Val d’Aosta – secondo giorno

Al mattino pioveva ancora, piovigginava. Non faceva troppo freddo, ma il tempo si manteneva perturbato. Gli uomini si erano alzati ben prima dell’alba, avevano munto, il latte era già in viaggio per il caseificio. Poi c’erano da lavare tutte le attrezzature del latte, i pavimenti della baita, anche se con il fango all’esterno duravano poco, puliti.

Una bella colazione sostanziosa, poi le vacche vengono fatte uscire e mandate al pascolo. Forse avrebbe smesso di piovere? Due uomini accompagnano gli animali, uno degli operai resta a pulire la stalla. Il sistema di far rientrare gli animali tutte le sere, ma anche nelle ore centrali della giornata, fa sì che buona parte delle deiezioni si concentri in stalla. Però intorno alle baite non c’è tutta quella vegetazione nitrofila, quella che cresce dove c’è tanto azoto, come spesso accade accanto agli alpeggi. Già, perchè qui c’è un sistema di canalette ancora ben funzionanti, l’acqua porta tutto nella concimaia interrata e poi, una volta pascolati, i prati verranno fertirrigati (irrigazione+concimazione insieme).

In effetti smette di piovere, ma l’erba è ovviamente fradicia. Per quel giorno il menù prevede polenta… E’ vero che tecnicamente è estate, ma il clima è adatto al piatto che la “cuoca” ha deciso di fare. Le vacche invece stanno pascolando in un pezzo sopra alla strada, diverso da quello in cui erano la sera prima. Non so in base a cosa siano state portate qui e non nell’altra zona…

A sorvegliarle sono in due, Renè ed uno degli aiutanti, nonostante ci siano i fili a delimitare tutta la parte bassa del pascolo. E’ necessaria questa sorveglianza perchè poco più sotto c’è un’altra mandria, quella dell’alpeggio confinante e non si sa mai che possa capitare qualche incidente. Non solo non è facile e “divertente” separare gli animali quando si mescolano, ma queste vacche in particolare potrebbero dar vita a combattimenti spettacolari quanto pericolosi.

Le varie mandrie punteggiano le montagne, eppure Renè spiega che ci sono alpeggi che rimangono ormai vuoti, il bosco avanza, la zootecnia arretra. Di cosa si vivrà in futuro se questa è la tendenza? La Val d’Aosta è una regione montana. C’è il turismo, certo, ma i turisti d’estate vengono qui soprattutto per il paesaggio, e il paesaggio non sono solo le cime e i ghiacciai (dove non tutti arrivano)… Il paesaggio sono le radure, i pascoli, i prati sfalciati, le baite e… gli animali al pascolo! Il turista viene anche a cercare il prodotto enogastronomico, basta dire Fontina per pensare a questa valle.

Mentre parliamo due vacche iniziano una battaglia. E’ un atteggiamento assolutamente spontaneo, che si verifica spesso, anche tra animali che comunque passano le giornate insieme. Costantemente c’è il bisogno di stabilire chi sia la dominante, è un’attitudine che si manifesta negli animali che vivono in branco, ma in questa razza è particolarmente spiccata. Chi protesta contro le battaglie delle vacche o delle capre dovrebbe stare un giorno al pascolo per capire come non si tratti di una corrida, come l’uomo non influisca in alcun modo, ma sia tutto spontaneo e naturale.

Certo, può anche essere minimamente cruento, ma basta guardare un qualsiasi filmato sugli animali selvatici per vedere ben di peggio, pensiamo alle lotte tra maschi di moltissime specie per aggiudicarsi l’accoppiamento con la/le femmine. Qui invece sono vacche a scontrarsi, a spingersi testa a testa. Buona parte degli esemplari di questa razza, la valdostana castana, hanno infatti delle chiazze senza pelo sulla testa o poco più. La battaglia dura qualche minuto, poi cessa appena c’è una vincitrice. A volte gli animali si spingono fin contro il filo elettrico, trascinando a terra recinzione e paletti. Ecco perchè bisogna sorvegliarle costantemente! La passione per questi animali e per le battaglie fa sì che questi momenti siano particolarmente apprezzati dall’allevatore, che valuta le proprie bestie, pensa a quali far partecipare alle eliminatorie future.


Viene l’ora di far rientrare la mandria in stalla. La montagna risuona di muggiti, dello scampanio delle campane al collo di molti degli animali. Ripensando al discorso di prima, anche questo è un elemento che fa sì che il turista venga da queste parti. Come vi dico spesso, la montagna è silenziosa in modo innaturale senza questi elementi.

Prima di entrare in stalla, le vacche si fermano a bere alla fontana, le nere hanno la precedenza sulle bianche e rosse, che non cercano la rissa e si tengono in disparte, berranno quando le compagne si avvieranno verso le porte delle stalle. E’ uscito il sole, ma polenta, latte, fontina e spezzatino fanno comunque piacere.

Purtroppo il bel tempo non riesce a vincere sulla perturbazione, ma per lo meno subito non piove ancora e le nuvole si mantengono ad alta quota, così Renè ci può portare fin su all’alpeggio alto, Arcy, dove finisce la strada. Qui gli animali staranno all’incirca un mese, tra la fine di luglio e agosto. C’è ancora neve, ma comunque la vegetazione è già abbastanza avanti. Le parti più alte verranno pascolate da un gregge di pecore, anche quello per adesso non è ancora arrivato. La baita è stata ristrutturata in passato, è privata, di proprietà della famiglia, pertanto sono stati fatti i lavori quando ancora venivano dati i finanziamenti (70% a fondo perduto). A vederla così non lo direste, è perfettamente inserita nel paesaggio (più per necessità che per bellezza, la valanga infatti passa sopra e la ricopre senza fare danni), ma è composta dalla parte abitativa, dal caseificio e da una lunga stalla su due piani in grado di ricoverare tutti gli animali della mandria. Sulla via del ritorno inizia di nuovo a piovere…

  1. Brava brava brava!!! E’ un’immensa gioia leggere questi racconti. In particolare gli ultimi due post, con i resoconti della giornata, le foto, e anche un video sono quanto di più bello tu possa regalare a coloro che questa dimensione la sognano e la ammirano. Complimentissimi, non smettere mai!!!

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