Una realtà diversa

E’ da un po’ che penso a come scrivere questo post. Come sapete, a me piace toccare con mano le realtà prima di esprimermi e in questo caso non sono riuscita a farmi un’idea sufficientemente completa per parlarvene approfonditamente. Posso quindi solo raccontarvi le sensazioni che ho avuto, mescolandole con alcune informazioni che mi sono state date e che ho appreso on-line.

Lo scorso fine settimana ero stata invitata in Valle Grana, a Castelmagno, per la transumanza che saliva a Valliera. Era un evento “organizzato”, con tanto di accompagnatore e pranzo in rifugio. Ritengo che queste iniziative siano utili, sia per promuovere il territorio, sia per far conoscere una realtà, quella dell’allevamento di montagna, sempre meno conosciuta. Direi che è l’allevamento in generale a perdere il contatto con il resto del mondo, o meglio, è la società che si distacca dal mondo rurale. Belle parole se ne fanno parecchie, ma quanti conoscono davvero cosa vuol dire allevare, andare in alpeggio, ecc ecc?

Il camion scarica gli animali all’imbocco della strada che sale al Colletto, quindi la mandria lentamente risale verso la sua destinazione. Il gruppo di “turisti” aspetta in un punto panoramico, è stato chiesto di stare lontani dal luogo dove gli animali scendevano dal camion, dato che poteva essere rischioso. Non è facile infatti mettere delle persone “inesperte” tra gli animali, specie se di grosse dimensioni e potenzialmente pericolose come le vacche. Di transumanze io ne ho fatte tante e questa avviene molto placidamente, eppure un signore fa gesti con le mani e dice di togliersi, perchè: “…adesso vengono su veloci, poi dopo si calmano! Lo scorso anno due sono morte di infarto, per essere venute su troppo veloci.

E’ vero che la strada è molto ripida, ma qui c’è qualcosa che non mi torna. Innanzitutto mancano i rudun. Una transumanza non è tale senza i campanacci! Non si mettono solo in caso di lutto! In terra cuneese poi… a Castelmagno! Qualche vacca ha delle campanelle da pascolo e niente più. Visto poi che la transumanza era “organizzata” con turisti e c’erano anche dei ragazzi che filmavano per qualche progetto… non è sicuramente questa una tipica transumanza rappresentativa da mostrare al pubblico!

I “turisti” stavano in coda, qualcuno si muoveva tra gli animali per scattare qualche foto e filmare. Io ho cercato di scambiare quattro chiacchiere con i margari, ma ci ho capito poco. Già sapevo qualcosa sull’azienda che gestisce l’alpeggio di Valliera, ma pensavo che gli animali fossero condotti diversamente. Qui ci troviamo di fronte ad un’azienda agricola molto anomala per le nostre realtà. I margari sono solo dei dipendenti, così come chi si occupa della caseificazione e altri ancora.

A questo punto vi consiglio di andare sul sito dell’azienda agricola Des Martins per capire qualcosa di più di questa realtà. In sintesi, un gruppo di amici vignaioli del Barolo hanno fatto una scommessa… e un investimento. Hanno cioè creato questa realtà. Allevamento, alpeggio, produzione di formaggi rinomati e di qualità. Con le loro conoscenze e i loro canali sicuramente sanno come procedere con la commercializzazione, il marketing, ecc ecc

Però questa per me era una transumanza strana. Forse sono io che sbaglio, forse questa è la strada “giusta” per lasciare alle spalle gli speculatori che affittano le montagne senza metter su le bestie. Qui gli animali ci sono, anche se non sono della razza tradizionalmente allevata da queste parti, anche se non hanno i rudun al collo, anche se alcuni faticano non poco ad arrivare a destinazione. Però mi faceva riflettere anche la strada perfettamente asfaltata, mentre quella di fondovalle ha mille cantieri, frane, buche, problemi difficili da risolvere con i fondi pubblici sempre più scarsi.

Non ero mai più stata a Valliera. Frequentavo questi posti vent’anni fa, scattando immagini alle case abbandonate, vittime della totale emigrazione verso terre più facili, sogni meno faticosi. Oggi le case sono quasi tutte recuperate, c’è la strada asfaltata. Chissà chi aveva ragione? Chi è fuggito, chi è rimasto, chi sta tornando, chi viene qui e ristruttura un intero villaggio per farne una specie di buen retiro? Ricordiamo che il Castelmagno, formaggio dalle origini antichissime, nasce come “toma rimpastata” perchè la produzione era così scarsa (pochi animali, magari solo una vacca per famiglia, guardate come sono ripidi i pendii!) che bisognava impastare insieme la cagliata di più giorni per avere una forma di formaggio!

La transumanza arriva a Valliera e resto colpita dalla frase di una signora che vorrebbe che le donne davanti alle vacche si “levassero” perchè lei possa scattare una foto alle bestie. Nessuna consapevolezza (e rispetto) del fatto che si trattasse di chi lì stava lavorando, contenendo e sorvegliando gli animali. La sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato continua a pranzo (ottimo, presso il Rifugio La Valliera), perchè nelle vere transumanze si mangia tutti insieme con i margari, si ascoltano gli aneddoti, si fa una vera festa e si “entra” un po’ in questo mondo. Qui è una realtà diversa e solo il tempo dirà se paga più questo o il rimanere attaccati con i denti alla tradizione. La mia opinione è che la via di mezzo sia sempre la migliore. Molti margari dovrebbero sapersi innovare, tenendo gli aspetti buoni della tradizione, ma evolvendosi in altri per stare al passo con il XXI secolo. Comunque, buona estate anche a questi animali e a tutti coloro che lavoreranno con questa mandria.

  1. Marzia questo è uno dei tuoi messaggi che ho apprezzato maggiormente. Molto sottile. Non di facile comprensione. Ma reale al 100%. Complimenti da un ex avvitabulloni alla FIAT . Ma quando Ivano sale a Barma d’Aut non mi chiede : vieni aiutarmi??? mi dice semplicemente : giovedì andiamo su !!!! perché sa che ci sarò. Grazie Marzia.

    • ivano l’ho incontrato sabato mentre scendevo da subiasco dopo la transumanza. prossimamente vedrai i tuoi posti di nuovo qui sul blog.
      riguardo a quello che ho scritto qui, anch’io non ho capito fino in fondo che realtà è quella che ho visto in quella transumanza. so solo che non ho respirato il clima delle transumanze a cui sono abituata, per non parlare poi di quelle che ho vissuto in prima persona in quegli anni in cui il mio cammino con il gregge era quotidiano

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