Prima dell’alpeggio

In questi giorni, poco per volta, il popolo dei pastori e dei margari si sta mettendo in movimento. E’ stagione. L’erba in montagna cresce, chi può inizia a raggiungere le quote intermedie. D’ora in avanti andare in montagna sarà diverso, sarà tutto più vivo, ci saranno i suoni delle campane nell’aria, i muggiti, i belati, l’abbaiare dei cani, le baite saranno aperte.

Nelle scorse settimane si facevano pochi incontri, alle quote maggiori invece non c’era ancora nessuno. Un giorno mi è successo di imbattermi in animali “atipici” per le nostre vallate. Questi bovini originari della Scozia iniziano ad essere diffusi qua e là in diverse vallate anche in Piemonte.

Sono animali rustici, adatti alla montagna e alla vita all’aperto. Non siamo ancora così abituati a vederli, per cui incontrare questi Highlander è comunque una sorpresa, specialmente per il loro aspetto. Allevati per la carne, spesso vengono impiegati anche per sfruttare pascoli marginali non interessanti per altre forme di allevamento o semi-abbandonati.

Durante la stessa gita, ho incontrato anche un allevamento di capre, altro animale spesso scelto da chi vuole insediarsi in aree montane dedicandosi alla zootecnia. Ognuna di queste realtà sicuramente ha una sua storia, è frutto di decisioni, di pianificazioni o anche di “salti nel buio”. Di questi tempi è così difficile trovare la giusta attività per vivere, se poi aggiungiamo le difficoltà ulteriori del vivere in montagna, il vincolo rappresentato dagli animali, le pastoie burocratiche…

C’è anche chi, in montagna, ha pochi animali per hobby, o per passione, come probabilmente preferirà dire. Un piccolissimo gregge di pecore riposa nelle ore più calde della giornata. Con pochi animali così, basta una rete tirata nell’erba fresca, una batteria, li si sposta quando il pascolo non è più sufficiente. Non si vive di quello, è un passatempo che impegna e che costa pure.

Solo grazie a queste realtà possono però ancora mantenersi questi scorci, unendo la bellezza della natura e del territorio (le montagne), l’opera dell’uomo nel passato (l’edificio) e quella nel presente (il prato ancora utilizzato o per lo sfalcio o per il pascolo). L’abbandono significherebbe bosco e cespugli ad avvolgere tutto, privando il semplice passante anche del panorama.

Passano un paio di settimane e il verde sale in quota. Quella era una giornata calda, troppo calda per la stagione, la pianura era velata dalla calura. Anche se fa così caldo, non c’è ancora nessuno sulla montagna. E’ presto, le transumanze non erano ancora iniziate e l’erba era ancora bassa.

Infatti, più a monte, questo è ciò che si incontra, cioè l’aspetto dei pascoli appena successivo allo scioglimento della neve. E’ vero che, in montagna, le stagioni sono più concentrate, tutto deve avvenire in quei pochi mesi, ma è importante che gli allevatori non salgano troppo presto, quando non c’è ancora abbastanza erba. Non c’è una data che possa essere stabilita a tavolino (anche se, ahimè, a volte è proprio quello che succede) per salire in montagna. Il clima che cambia, le temperature, le precipitazioni, possono far sì che si verifichino situazioni molti diverse anno per anno.

Sulla via del ritorno, incontro questa situazione. Sappiamo bene come le vasche da bagno siano la forma di abbeveratoio più utilizzata (e non solo sulle nostre montagne) per la praticità e l’economicità, ma sicuramente questo non è un bel biglietto da visita. Non so se questo sia un alpeggio pubblico o privato, ma chi ne detiene la proprietà dovrebbe intervenire, migliorando anche le condizioni di lavoro dell’allevatore.

Più a valle, accanto alla strada, l’abbeveratoio è di tutt’altro tipo, tra l’altro anche usufruibile come fontana da tutti gli escursionisti di passaggio, anche fuori stagione d’alpeggio. Penso che, d’ora in avanti, ogni gita in montagna mi porterà a passare vicino a degli alpeggi utilizzati, con il loro bestiame, con i cani, con le persone. Mi permetto di ricordare a chi la montagna la “frequenta” come luogo di svago, che si tratta comunque di un ambiente di lavoro per alcuni, quindi… RISPETTO, sempre.

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