Ultimi giorni in pianura

Il Pastore sperava che fossero gli ultimi tempi da trascorrere in pianura. La stagione era avanti, l’erba veniva “grossa e dura”, gli animali pascolavano male. Sarebbero stati molto meglio in montagna a pascolare erba bassa e tenera. Se invece su fosse cresciuta, avrebbero pascolato malamente anche là.

Era finito il giro dei pascoli lì in quel comune. Ancora un paio di giorni in alcuni appezzamenti che erano stati pascolati oltre un mese prima, quando il gregge era arrivato in zona, e poi ci si sarebbe rimessi in cammino.

C’era di nuovo aria di pioggia e nuvole basse, in effetti le previsioni non erano buone. Il gregge era tosato di fresco, ma per fortuna non faceva freddo, anche se a tratti cadeva un po’ di pioggerella. La peggior preoccupazione, in caso di pioggia, era per far pascolare adeguatamente gli animali. “Con l’erba alta che c’è… se ancora piove, è un disastro!

Per fortuna, oltre ai prati, c’erano anche tanti boschi intorno, così si riescono a far passare ancora quei pochi giorni, un po’ qua, un po’ là. Infatti dalla montagna arrivano cattive notizie, non viene ancora concesso il premesso per la monticazione, nemmeno per la metà del mese di maggio.

Il giorno stabilito per la partenza, è caldo e soleggiato fin dal mattino. Solo qualche nuvola verso le montagne, ma da queste parti non sono annunciati nemmeno temporali. Bisognerebbe aspettare il tardo pomeriggio, mettersi in cammino quando il sole si abbassa, ma non sempre è possibile fare come si vuole, si fa come si può!

Gli aiutanti per spostare il gregge arriveranno verso le 14:00, quindi poco prima si iniziano a far scendere le pecore nel bosco, fino al punto stabilito per l’incontro. Bisogna far piano, senza fretta, senza spingere, basta poco perchè si possa verificare un incidente.

Prima della partenza, ancora uno “spuntino” nel vecchio campo sportivo abbandonato. Fa veramente molto caldo, sarà dura per uomini e animali mettersi in cammino sotto il sole, ma gli aiutanti ci sono in quel momento, più tardi dovranno occuparsi dei loro animali, quindi si decide di partire all’ora prevista, senza indugiare oltre. Le pecore hanno mangiato, non dovrebbero dare problemi, ma comunque, tra prati e, soprattutto, campi di mais, è meglio che ci sia anche sempre qualcuno su ambo i fianchi, con un cane.

Senza correre, si parte. Le capre davanti come sempre, poi via via tutto il gregge. Fa davvero caldo, gli animali camminano a bocca aperta fin dall’inizio, i cani ogni tanto spariscono in un fosso o in un torrente, a bere e rinfrescarsi. Quanti sono i chilometri da percorrere? Forse sette, forse otto…

All’incirca a metà strada si fa una tappa nel bosco lungo il torrente. Gli animali possono bere, stare all’ombra e pascolare un po’, ma più che altro si riposano. Fin qui è andato tutto bene, in molti prati si stava tagliando il primo fieno, quindi un problema in meno per passare con le pecore. I campi saranno più avanti, ma sono già stati presi provvedimenti.

Questo è ciò che uomini e animali devono riuscire a fare. La doppia curva tra prati e campi si ottiene solo con pecore sazie, pastori e cani posizionati nei punti giusti. Un altro punto delicato è stato superato, adesso c’è ancora una strada da attraversare e un lungo rettilineo in mezzo alla campagna.

Per evitare incidenti, quel mattino il Pastore aveva tirato numerose reti a protezione dei campi di mais. Le piantine sono ancora basse, ma molto delicate, basta poco per spezzarle, sia che si tratti di una pecora che esce dalla strada per pascolare, sia il passaggio di corsa di un cane mandato a contenere il gregge. Con le reti certamente c’è da lavorare a toglierle e metterle, ma alla fine si è tutti sereni e soddisfatti.

Finalmente il gregge è a destinazione. C’è un grosso incolto che sfamerà il gregge quella sera e parte del giorno dopo. Poi il Pastore cercherà di “far passare il tempo”, faticando a pascolare nell’erba ormai troppo alta di quei prati di collina su cui ha il permesso di portare le pecore. Il guaio è che, intanto, l’erba viene alta e dura anche in montagna…

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