Spinti dal vento

La sera il vento si era poi intensificato e, nella notte, aveva soffiato facendo anche danni qua e là, tra i boschi, nei giardini, strappando tegole e coppi, facendo volare coperture e cartelloni.

Anche il recinto delle pecore, pur se parzialmente riparato, era stato spazzato dal vento. I resti del mais , dove le pecore non ci dormivano sopra, erano stati spinti contro la rete. Un bel divertimento cercare poi di raccoglierla ed arrotolarla! Per fortuna comunque la rete aveva retto e non si era piegata a terra.

La terra era dura, quasi levigata dalla forza del vento, che aveva portato via ogni particella mobile. Il gregge non doveva aver riposato bene, quella notte. E le raffiche continuavano, fredde. Il Pastore si complimentava per non aver seguito i colleghi, rimandando la tosatura a giorni più miti.

Nell’attraversare i campi arati, nuvole di polvere si alzavano al passaggio delle pecore. C’era tutto un via vai di trattori che si affrettavano ad arare altri campi, in ritardo con i lavori a causa della pioggia e del fango nelle settimane precedenti.

Qua e là rimanevano delle stoppie ancora da arare e i padroni ben volentieri consentivano il pascolamento del gregge. L’erba non mancava e così le pecore potevano riempirsi bene le pance prima di affrontare il cammino che le attendeva nel resto della giornata.

Dovendo passare tra campi e prati, sempre seguendo le stradine di campagna destinate anche a pista ciclabile, le pecore dovevano essere sazie e tranquille. Con quel vento però non c’era nessun ciclista in circolazione! Cielo terso, aria limpida e fredda nonostante il sole, le raffiche continuavano ad imperversare.

Il test per vedere quanto le pecore sono soddisfatte dal pascolo è la curva: se la fanno senza uscire nel prato e nella striscia di stoppia che c’è tra una parte del gregge e l’altro, allora vuol dire che il pastore ha lavorato bene… e ha dei buoni cani! Presto comunque era prevista una tappa, nel bosco lungo il torrente.

Lì le pecore potevano brucare, bere e riposarsi. Anche i pastori pranzano, poi spostano le auto e si riposano fin quando viene il momento di ripartire. Il guado è stato in parte danneggiato dai temporali dell’estate precedente, ma è ancora transitabile.

Si cammina e ci si ferma a pascolare. Si attraversano strade trafficate, si porta l’auto del pastore a destinazione, poi gli aiutanti “di giornata” rientrano a casa. Rimaniamo in due a compiere l’ultimo tratto. E’ uno strano effetto, sto tornando nel mio paese di nuovo con un gregge, solamente in qualità di aiutante. Ma forse davvero questa volta è riconosciuto il mio ruolo come “pastore”…

La meta sembra vicina, ma di strada da fare ce n’è ancora. Dalle cascine si affaccia della gente che saluta. Sono a “casa”, qui tutti mi conoscono, ormai è abbastanza normale vedermi insieme ad un gregge di pecore.

Finalmente si lascia l’asfalto e si risale un pezzo nei boschi, per arrivare al prato che il gregge pascolerà e dove dormirà. Al mattino eravamo venuti a vedere il percorso esatto, per il Pastore questa è la prima volta che viene in zona e non conosce i passaggi, i luoghi, i confini. Meglio che valuti anche lui se quello che ho visto io come luogo di arrivo possa effettivamente andare bene.

Il gregge, nonostante avesse già ben pascolato tutto il giorno, si affretta a brucare anche quello che si trova davanti nel prato. C’è solo più da tirare le reti per il recinto… Per qualche settimana niente più lunghi spostamenti, solo piccoli tratti per andare da una zona di pascolo all’altra.

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