Voi cosa ne dite?

Dallo scorso mese di novembre sto lavorando ad un nuovo libro. Un qualcosa di molto diverso da tutte le mie opere finora realizzate. Sono infatti stata incaricata da un ex margaro, ex commerciante di bestiame, ex… molte cose (“…nella vita ho fatto di tutto, tranne andare a chiedere l’elemosina!“) di realizzare un libro trascrivendo il suo manoscritto. Non è stato facile decifrarne la grafia, innanzitutto, poi fare l’abitudine ad un modo di scrivere inusuale.

Adesso inizia per me la seconda parte del lavoro. La trascrizione è terminata, ma devo sistemare il testo nel complesso. Ho molto pensato a come muovermi, sicuramente sistemerò la grammatica e la punteggiatura, ma… lasciare o non lasciare il linguaggio caratteristico usato dall’Autore? Ci sono termini che vengono impiegati con un significato forse improprio o che comunque suonano strani o desueti alle nostre orecchie. Ci sono anche dei “piemontesismi”.

La vita che viene raccontata parte dagli anni della Seconda Guerra mondiale, fino ad arrivare ai giorni nostri, ma il protagonista racconta soprattutto la sua difficile infanzia fatta di privazioni e duro lavoro. (Le immagini di questo post sono d’archivio e non inerenti all’opera). Oltre alla sua storia personale, l’elemento fondamentale che fa da sfondo e condiziona  la sua esistenza sono gli animali, il profondo legame tra pecore, vacche, cavalli e il bambino prima, il ragazzo e l’uomo successivamente. Una vita interamente dedicata a loro, a costo di rinunciare a tutto, rovinandosi persino la salute.

Quello che volevo chiedervi è un parere sul testo. Qui è un brano in “versione integrale”. “E in primavera dopo avermi fatto il fieno maggengo, andai in montagna con le mucche, le api nell’inverno a non potermi più a badarle, mi morirono. E lì trovandomi da questi anziani nel farmi il buon mangiare, le pulizie, il letto da dormire in stanza al caldo, e piano pian tagliavo erba con la falce che era il mio mestiere nel far fieno alla provvista per l’inverno, nella stagione cioè dopo questo maggengo mi venne il secondo. E al mattino presto andavo al controllo delle mucche, che le avevo fatto un grande recinto a filo con la corrente senza alcun pericolo, mentre le portavo il sale e ne mungevo alcuna per la nostra necessità, e quello che non consumavamo a colazione questa anziana lo metteva in una bacina grande di arame nella cantina al fresco, l’indomani le toglieva la panna e quando ne aveva a merito faceva il burro sulla nostra necessità.

Qui invece una parte già aggiustata da me. “E pure queste povere mucche venivano ferrate ai piedi per resistere alle ammaccature delle pietre nel cammino, per ore e ore di transito sotto quello che il buon Dio mandava, o sole, che a queste i mosconi le foravano la pelle, o godere a sentirsi succhiare il sangue. E io, che la mia vita era tutta su di loro, essendo sensibile di affetto, supponiamo come una brava mamma che la sua vita la dimentica per salvare il suo bambino, io a quattro anni rimanevo al loro fianco a provare e capire, ma non avevo il permesso di aprire la bocca per poter rispondere a far sentire le mie sofferenze. In più della fame, soffrivo a pensare a queste, ai loro dolori su questi transiti faticosi.

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  1. Credo che tu debba cercare di mantenere il più possibile, più che lo stile, il ritmo con cui questo signore ha scritto il diario ed è giusto correggere gli errori di grammatica. Per il resto ti auguro un buon lavoro e ti ringrazio per questo tuo impegno. Questo libro è molto importante per tutti noi perchè racconta le esperienze di una vita intera duramente vissuta e personalmente ho bisogno di conoscerle!

  2. C’è sicuramente una necessità di renderlo “leggibile” perché già poche righe della versione originale sono difficoltose, un libro intero così in pochi riuscirebbero a leggerlo. Ma, come dice Marcello, del testo va conservato il ritmo. Suggerirei per qualche termine difficilmente traducibile adeguatamente delle brevi note a piè pagina che risolvono spesso la situazione! Buon lavoro!

    • ti faccio un esempio di come adatterei io il brano che tu hai lasciato così com’è: «E in primavera dopo aver fatto il fieno maggengo, andai in montagna con le mucche; le api nell’inverno a non potergli più badare, mi morirono. E lì trovandomi da questi anziani nel farmi il buon mangiare, le pulizie, il letto da dormire in stanza al caldo, piano pian tagliavo erba con la falce ché fare il fieno era il mio mestiere come provvista per l’inverno. Dopo questo maggengo mi venne il secondo. E al mattino presto andavo al controllo delle mucche. Avevo fatto un grande recinto a filo con la corrente senza alcun pericolo; mentre portavo loro il sale, ne mungevo alcune per la nostra necessità, e quello che non consumavamo a colazione questa anziana lo metteva in una bacina grande di rame nella cantina al fresco; l’indomani toglieva la panna e quando ne aveva a merito faceva il burro per la nostra necessità.”

  3. A caldo mi viene da dire: il secondo brano è sicuramente di più facile lettura, ma qual è il senso che si vuol dare a questa opera..? Il primo brano ha in sè – nel suo linguaggio così aggrovigliato e grezzo – tutta la crudezza della realtà che sta descrivendo, è impastato di vita vera. Addirittura mi verrebbe da pubblicarlo con la sua calligrafia (cosa impossibile e assurda, ovviamente..) o comunque scritto con font che riprenda la scrittura manuale. Magari con le note a piè pagina per la traduzione e la spiegazione dei passi più ostici, in dialetto più stretto, però ha in sè una tale bellezza che a “italianizzarlo” verrebbe snaturato.

  4. Chi ha scritto ha lasciato le sue impronte, pennellate a volte struggenti come nelle poche righe che presenti e che si sente tu rispetti, ma l’italiano di oggi non è più quello di cinquant’anni fa, quando ci capita un testo vecchio di anni si fa fatica a ricostruire una frase, ma alcuni termini vanno mantenuti, il palato mastica parole, la bocca si forma appresso a loro ed anche il volto assume la fisionomia della lingua che si parla.

  5. Vista la necessità di far capire completamente a chi legge il flusso del racconto, in effetti un lavoro di trascrizione qui serve assolutamente. E’ un lavoro difficile e bellissimo, vista la bellezza e l’intensità del testo, certo è anche un peccato intervenirci sopra. Magari la soluzione potrebbe essere forse quella di pubblicare il testo integrale e a fianco la trascrizione in un italiano diretto e comprensibile, eventualmente lasciando i piemontesismi con nota a piè di pagina e anzi magari aggiungendo note qua e là secondo quello che non è scontato che tutti sappiano e capiscano, vuoi perchè fuori dal mondo di cui si parla, vuoi perchè oltretutto non piemontesi. Ti dirò io fatico pure a capire anche la parte che hai già aggiustato, della frase “o godere a sentirsi succhiare il sangue” mi sfugge il senso, “o sole” penso voglia dire sotto il sole, ma non sarei così sicuro, tutta quella frase andrebbe riscritta probabilmente allungandola e trasformandola parecchio, forse persino dividendola in due frasi distinte separate da un punto o da un punto e virgola, per far arrivare in modo chiaro al lettore quello che l’autore vuole dire.
    Questo senza per forza stravolgere tutto nella trascrizione, per esempio lascerei gli anacoluti, se si capiscono senza bisogno di modificarli. Ma per il resto rendendo tutto di immediata comprensione.
    Così non sarebbe un problema, perchè sarebbe piuttosto una traduzione a fianco dell’originale, come si fa a volte nelle traduzioni da lingue straniere nell’italiano, e quindi appunto non ci sarebbe il problema di un intervento troppo distruttivo del testo dell’autore, perchè il testo originale sarebbe lì a disposizione del lettore, che ci potrebbe ricorrere come e quanto vuole, durante la lettura.

  6. Probabilmente la comprensibilità varia da passo a passo…quello in originale mi sembra più chiaro di quello che hai riportato sotto, che mi risulta ostico nonostante il tuo intervento. Io lascerei il testo originale con eventuali note per i termini più ostici. Vedo che però non è la scelta che va per la maggiore…
    Allora, piuttosto che un testo a fronte, mi viene da pensare a un libro diviso in due sezioni, una con un’introduzione tua a contestualizzare il tutto, e il libro riportato in un italiano corrente, secondo la tua interpretazione (ogni traduttore interpreta e modifica, non c’è niente da fare 🙂 ) La sezione seguente, il testo integrale così com’è.
    Leggo, capisco, e poi se voglio mi avventuro in un testo un po’ complicato ma senz’altro affascinante.
    Buon lavoro!!!

  7. Io lo lascerei originale. Non e difficile e se non percepisci il significato lo leggi una seconda volta e lo interpreti saluti beppe un ex pastore vagante

  8. originale, e in caso, se ci sono punti parecchio difficili da capire, qualche nota a pie’ pagina (non in fondo al capitolo, per carità, che si perde un sacco di tempo!) può aiutare!

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