L’anno della capra

Questa è la stagione dei capretti. A differenza delle pecore, che partoriscono tutto l’anno (a meno che intervenga l’uomo a stagionalizzare i parti), la capra ha un periodo in cui tendono a concentrarsi i calori. Cinque mesi dopo… Ecco le nascite.

I capretti sono uno spettacolo. Sono andata da un mio amico apposta per vedere tutta l’allegra brigata salterina. Riuscire a scattare delle foto decenti, tra la poca luce della stalla e i soggetti irrequieti, è una vera impresa. Mi aspettavano però anche fuori regione per farmi fare un “tour caprino”.

Senza rendermene conto, ciò è finalmente avvenuto proprio in concomitanza dell’inizio di quello che, secondo il calendario cinese, è l’anno della capra! Quando si dice il destino!! Alla battaglia delle capre di Locana, in novembre, due appassionati dalla Val d’Aosta mi avevano invitata a far visita alle loro stalle, facendomi accompagnare da un amico comune. Rimanda e rimanda, finalmente eccoci a Perloz, dove sembra vi siano capre in ogni porta al pianterreno! La prima visita è da questo simpatico signore, che ci mostra i suoi animali, cercando di aiutarmi ad avere un po’ di luce per scattare le foto.

Poi è la volta della stalla della nostra guida, Leo. Da queste parti la passione per l’allevamento di questi magnifici animali è fortissima, legata anche alla tradizione della battaglia delle capre. Perloz è il “luogo simbolo” di questa manifestazione, come viene scritto sul sito della ProLoco, anche se proprio nello scorso anno si sono registrate vibranti polemiche in merito allo spostamento della Finale ad Aosta.

Per fare la foto al becco, gli concediamo una gita all’aperto, dove sta iniziando a nevischiare. Tutti questi animali sono di razza valdostana, le cui caratteristiche più evidenti sono date dalle corna, ben sviluppate sia nel maschio, sia nella femmina.

Leo, che come attività principale non è un allevatore, ci mostra un altro aspetto collaterale della sua passione, cioè i collari di legno da lui decorati con tanta pazienza… e punta di coltello! Da noi si chiamano canaule, altrove gambis, ma comunque servono per sostenere le campane al collo di capre, pecore…

A proposito di pecore, di fianco alla stalla del becco c’è anche qualche ovino, sia di Leo, sia di un suo amico. Razze varie, incroci con la razza locale Rosset…

Sempre a Perloz, ci fermiamo a casa di un giovane allevatore che, ahimè non era presente, per “presentarci” i suoi animali. Colpa della nostra visita a sorpresa… Stalla pulita, ordinata, belle capre.

Saliamo nella valle, sta proprio nevicando. Ci fermiamo da un altro appassionato. Anche per lui l’allevamento non è l’attività principale, ma è evidente come tutti loro dedichino molte ore a questi animali, alla loro sistemazione, al loro benessere. Ho come la sensazione che passino anche del tempo semplicemente in loro compagnia, ad ammirarli…

Dai loro discorsi, è chiaro come si conoscano un po’ tutti, Piemontesi e Valdostani, uniti da questa passione, quasi una “nicchia” nel mondo degli allevatori. Ovviamente ogni capra ha un nome, in ciascuna di queste stalle ci sono animali che hanno ottenuto qualche riconoscimento alle varie battaglie.

Le baite sono vecchie case dalla classica architettura walser, stiamo salendo verso Gressoney, in una giornata decisamente invernale. Tutte queste capre restano nelle stalle fin quando non sarà possibile metterle al pascolo all’aperto. Vengono lasciate libere e incustodite…

Altra stalletta, altre capre! Ascolto i loro discorsi: guardano gli animali, li commentano, pianificano scambi e acquisti di capretti. Dinamiche che potrebbero sembrare assurde e incomprensibili a chi non fa parte di “questo mondo”. Mi viene da pensare a quegli esaltati che denunciano l’allevamento e le battaglie delle capre come maltrattamento… Venissero a vedere con quanto amore sono allevate queste bestie…

Sotto un’intensa nevicata, a Gressoney ci aspetta anche un ottimo e abbondante pranzo. Poi, sulla via del ritorno, un’ultima tappa alla stalla di Michael. Anche qui capre che devono ancora partorire e numerosi capretti già nati. La stalla è un vero gioiellino.

Ogni capra ha il suo box, tutto in legno. Gli animali devono rimanere isolati gli uni dagli altri, poichè con la loro indole altrimenti si prenderebbero a cornate tutto il tempo. Anzi, ogni tanto occorre risistemare qualche tavola di legno, dopo qualche cornata di troppo.

La visita nella Valle del Lys è ormai alla conclusione, bisogna rientrare. Ancora un ultimo scatto alla vita che va avanti, un saluto a questi nuovi amici, una promessa di tornare in estate, quando il meteo permetterà di godere del panorama…

Giusto per finire di lustrarsi gli occhi, mentre siamo di strada telefoniamo al pastore Giovanni, che non dovrebbe essere lontano con il gregge. Le capre si presentano a rapporto intorno al furgone dove sono ricoverati i capretti, tutti nati negli ultimi giorni. A questo punto… buon anno della capra, allora!

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  1. io allevo capre…. mi sento costretta a dover fare un appunto: le capre tenute a catena corta non si possono definire tenute con amore e cura….. ma sono opinioni…..

    • fosse più lunga rischierebbero di impiccarsi… o di farsi male alle zampe. alcune razze devono essere tenute legate o, per l’attitudine allo scontro, rischierebbero di farsi seriamente male, provocarsi aborti, impedire alle più deboli di mangiare ecc ecc

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