Un inverno non così duro

Quest’anno, anche con qualche spruzzata di neve, il maggior problema per il pascolo vagante non è stato quello classico dell’inverno, fatto di gelo, di poca erba, di timore di dover fermare le pecore.

Al massimo ci si lamenta per il fango, per i prati che non possono essere pascolati perchè troppo molli. Il fango sulle strade di campagna, anche dopo giorni in cui non piove e non nevica. Dipende dalle zone, ci sono certe aree della pianura in cui il terreno trattiene di più l’acqua. Erba buona, dice il Pastore, ma appena fa due gocce…

Greggi qua e là per la campagna se ne incontrano tanti. Qualcuno lo vedi anche passando sulla tangenziale, poco prima di infilarsi in mezzo alla città. Chissà quanti notano la presenza delle greggi intorno a loro?

Insieme al gregge c’è tutto il contorno di avifauna che lo segue costantemente, vivendo quasi in simbiosi con le pecore. Un gregge, per questi aironi, per le ballerine e per altri uccelli, vuol dire maggiori garanzie di nutrimento, tra insetti, vermi nel terreno pascolato, ecc ecc. A volte anche qualche rapace pure qui da noi (sulla Svizzera vi avevo parlato l’altro giorno).

Le giornate iniziano ad allungarsi sensibilmente, le serate hanno più luce, il sole tramonta più tardi. Passata la metà di febbraio la neve fa sempre meno paura. Da queste parti in pianura è arrivata e se n’è andata quasi subito, lasciando per l’appunto solo fango, nemmeno tanto ghiaccio, visto che le temperature non si sono mai abbassate sensibilmente.

Adesso le greggi pascolano ancora nei prati, in quelli che non sono stati concimati dai contadini. C’è all’incirca un mese di tempo, poi toccherà trovare pascoli altrove, l’erba sarà poi quella che garantirà la fienagione di maggio. Nei boschi delle colline, lungo i fiumi, nei pioppeti, diversamente dagli altri anni c’è però già del verde, grazie alle temperature miti ed all’umidità.

Ogni pastore ha la sua zona, il suo metodo di lavoro. Ecco qui un gregge di pecore “degli agnelli” che rientra in cascina per la notte. Altri pastori vaganti invece tengono tutti gli animali insieme e si spostano continuamente. Ma questo pastore è da solo e si organizza così per non tribolare troppo.

Girando qua e là, ecco un gregge vagante un po’ diverso dal solito. Due soci hanno unito gli animali per il pascolo in pianura, così oltre alle Biellesi vedete anche un po’ di pecore Roaschine, quelle che un tempo erano le protagoniste del pascolo vagante dalle vallate alpine fin giù alla Lomellina.

Le previsioni annunciano ancora qualche nevicata fino in pianura, ma non dovrebbe impensierire i pastori, non in quest’inverno mite e con tanta erba. Forse è anche questo uno dei motivi per cui si vedono pecore ovunque… Qualche anno fa un mio amico diceva che serviva qualche inverno “come si deve” per scremare un po’ i pecorai, che oggi troppo si improvvisavano, che la pastorizia è una cosa seria e solo nei momenti davvero critici si vede chi è il vero pastore.

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