Troppe pecore nella stessa zona?

Nelle scorse settimane ho avuto modo di andare un paio di volte in Canavese, a far visita ad amici pastori. Forse lì più che altrove, è evidente la sensazione che il pascolo vagante sia “in pericolo”, ma la causa va ricercata forse, soprattutto, tra alcuni di quelli che lo praticano. Anche in altre parti del Piemonte c’è ormai un’alta concentrazione di greggi, più o meno vaganti, ma mi sembra che i problemi siano meno gravi, grazie forse ad un maggiore rispetto da parte dei singoli pastori e… al fatto che la gran parte dei pascoli viene pagata.

Un tempo il pascolo non si pagava. Il pastore passava, pascolava, dava un agnello, un pezzo di formaggio… Aumentata la concorrenza, per accaparrarsi il diritto di mangiare l’erba, qualcuno ha iniziato ad offrire soldi, oppure sono i contadini che hanno cominciato a chiedere denaro, non so. Un’amica in Canavese comunque mi raccontava la fatica nel difendere i propri pascoli, anche di proprietà, dove fa pascolare il suo “piccolo” gregge. “Arriva il tal pastore con 2000 e più pecore, mi dice che passa solo… Ma come resta il mio prato dopo che passano tutti quegli animali? Io con le mie faccio qualche giorno, loro passano e in 10 minuti hanno spianato tutto.

Qualcuno ha ridotto il numero degli animali. Ricordo che, durante una chiacchierata, Giovanni diceva: “Chi era abituato ad un altro modo di pascolare, adesso non si trova più… Anche tra di noi: ci si incontrava alla sera, si mangiava e si cantava. Adesso vedi che passa un altro pastore, conosci magari la macchina, ma non ci si parla più.” Pastori d’altri tempi, pastori che oggi continuano per “malattia”, pastori abituati ad avere buoni rapporti con la gente, essere salutati ed accolti lungo il loro cammino.

E’ quasi sera, le auto sfrecciano sulla statale senza rallentare. Essere lì al pascolo fa venire i brividi: per gli agnelli, per i cani, per come possa bastare un attimo di distrazione.  Anche questo pastore parla della “concorrenza”: per il momento è abbastanza vicino a casa, ma verrà il giorno anche per lui di scendere dove arrivano e passano greggi più grosse, dove “fioriscono” i divieti di pascolo.

Una giornata di sole e di vento, un altro gregge, un altro pastore. Anche qui i discorsi sono simili. In una certa zona è passato il tale e non c’è più nulla. In quel Comune non puoi più andare, hanno messo i divieti di pascolo, non puoi entrare nemmeno se i contadini a te concederebbero il pascolamento. Se lo fai, vieni multato.

Sono zone in cui non mancherebbero i pascoli, ci sarebbe forse anche spazio per tutti, ci si rispettasse per prima cosa a vicenda. Ovviamente però la base sarebbe rispettare i proprietari dei prati! Parla con uno, parla con l’altro, i nomi dei responsabili sono poi sempre gli stessi, ma le conseguenze le vengono a pagare tutti allo stesso modo. Anzi… le pagano di più gli onesti, che finiscono per rispettare i divieti, mentre i responsabili continuano quasi come se niente fosse. Un pastore, il cui gregge è ormai estremamente ridotto, mi raccontava che uno di questi personaggi è arrivato al punto di mangiargli tutta l’erba intorno alla cascina che lui affitta come base per l’inverno. In un giorno il gregge è passato ed andato, lui ne aveva per diverse settimane.

Purtroppo anche questo è pascolo vagante, una storia però che non si vorrebbe dover raccontare. In Canavese sono anni che, periodicamente, escono anche articoli sui giornali, si fanno riunioni per questo “problema”, sollecitate dai privati, dai proprietari dei fondi. I responsabili però continuano e per gli altri, per i veri pastori, la vita si complica.

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  1. anche nel comasco ques’ tinverno c’e stato il problema di diversi grossi greggi da 2000 pecore ed oltre, che dove passavano facevano terra bruciata senza rispettare i greggi piccoli che da anni pascolano quei luoghi nella stagione fredda, io mi chiedevo se le autorità ess. i veterinari o altre persone creare delle zone per il pascolo dei vari greggi x evitare i contrasti tra i vari pastori che a volte per un pascolo sfociano in vere e propie rappresaglie che coinvolgono non solo gli esseri umani ma anche gli autoveicoli e gli animali
    una buona serata da ape sbuffa

  2. Io sono un Canavesano e la realtà di queste zone la conosco piuttosto bene, come pure quasi tutti i pastori della zona. Come avrai potuto notare la proprietà in Canavese è iper-frazionata (realta quasi esclusiva di queste zone). Il lavoro con le greggi è sicuramente più difficile rispetto ad altre zone ma questo esiste e questo ci dobbiamo tenere. Pascolando centinaia (o migliaia) di capi in due persone (spesso anche una) non puoi certo pensare di non fare danni. Le lamentele dei diversi pastori nei confronti del “grande gregge” dal pascolo notturno non sono certo infondate ma mi ricordano tanto le osservazioni del merlo nei confronti del corvo ( Caspita quanto sei nero !!!!!). Quando sentono il popò che brucia allora cominciano a lavorare qusi come la normalità imporrebbe e d’incanto l’ordinario diventa eccezionale. Quest’ultima stagione ho sentito commenti del tipo ” hai visto ha tirato le reti lungo i grani seminati !!!! ” come se questo fosse chissà che. Sarebbe come dire “hai visto quell’auto che si è fermata per far attraversare un pedone sulle strisce pedonali !!!!”. Il fatto di lamentarsi è quasi uno sport nazionale e non vale solamente per i pastori del canavese, in ogni caso un tantino di autoanalisi e di autocritica non farebbe male neanche a loro. Buon cammino a tutti, ciao, Bruno

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