Quando il rovo è ecologico

Torniamo ancora in Svizzera, c’era ancora qualcosa che vi dovevo raccontare sulla mia breve trasferta invernale. E’ quasi impossibile parlare di quelle zone senza riflettere sul paesaggio. Certo, raggiungendo la zona dove si trovava il gregge, ho anche sfiorato città, zone industriali, ma dove il territorio è agricolo, è soltanto agricolo.

Seguendo il gregge tra villaggi, colline, prati, campi, boschi, stando all’aria aperta tutto il giorno, il paesaggio è qualcosa di più di un semplice sfondo. E’ indubbio che, cambiando zone, si apprezza la differenza, mentre spesso si da per scontato quello che si ha quotidianamente sotto agli occhi.

Quello che sicuramente mi ha colpita è la grande presenza di rapaci intorno al gregge. Scusate per la qualità scarsa della foto, ma era un giorno di pioggia e la mia macchina fotografica ha uno zoom non da professionista. Comunque, sulle pecore volteggiavano continuamente dei nibbi. Dalle nostre parti ci sono spesso uccelli che accompagnano il gregge, per lo più ballerine e aironi. Qui nibbi e altri rapaci, oltre ad uccelli di piccole dimensioni, a volte in volo, a volte a terra, tra gli animali che pascolano.

Il pastore mi spiega che, qua e là, ci sono dei pezzi “ecologici”, che non possono far pascolare al gregge. Poco per volta capisco di che si tratta. Possono essere degli spazi anche ampi, magari intorno ad una piccola zona umida: restano incolti, non vengono seminati o pascolati, lì ci saranno fioriture importanti per la biodiversità vegetale e animale. C’è una bacheca, indica le specie vegetali ed animali. Magari c’è anche una panchina. Poi ci sono quelle piccole aree in mezzo al prato, magari con uno steccato intorno per proteggerle sia dai mezzi agricoli, sia dal pascolamento: cespugli di prunus, in questo caso, e un posatoio per gli uccelli.

Presumo che questi interventi ecologico-paesaggistici prevedano anche dei finanziamenti, dei “contributi”, come siamo soliti chiamarli (chi ne sapesse di più e volesse rispondere nei commenti, grazie…). Non un paesaggio fatto di sola agricoltura, ma l’albero lasciato qui, la siepe là, i cosiddetti corridoi ecologici che permettono, anche in un ambiente antropizzato ed agricolo, la vita della flora e fauna selvatica, che possono anche coadiuvare l’agricoltore/allevatore. Per non parlare poi dell’aspetto per l’appunto paesaggistico.

Su di una delle tante colline, c’era un piccolo gregge di pecore. Non ne conosco la razza, potrebbe essere un qualcosa di locale, magari a rischio di estinzione. Erano collocate in recinti fissi, tra un recinto e l’altro c’era uno stretto corridoio di forse mezzo metro, con piante e cespugli, anche rovi. Ecco… Sono stati gli unici rovi che ho visto! Qui il rovo è “ecologico”, è biodiversità, è nutrimento e rifugio per la fauna selvatica.

Tutto il resto invece è paesaggio curato, prati che si alternano a campi, fattorie, alcune antiche, altre più moderne, alberi, siepi, stradine di campagna che sono sia vie per i mezzi agricoli, sia percorsi per passeggiate a piedi, a cavallo e in bicicletta.

Secondo me non è solo questione di contributi, tutto parte dalla mentalità e dalla cultura. Mi sembra giusto aiutare anche economicamente chi coniuga agricoltura e ambiente, perchè questi sono veri investimenti che avranno un’influenza sul futuro. Effetti che magari non vediamo concretamente, ma vediamo invece molto bene il loro contrario. Gli effetti dell’agricoltura e dell’allevamento intensivi, il sovra-sfruttamento del territorio, l’impiego massiccio di pesticidi, la monotonia delle monocolture, ecc…

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