E l’inverno come sarà?

Si è appena concluso uno strano autunno. Da queste parti non è stato freddo, anzi… eccezionalmente caldo! E piovoso. Vi avevo mostrato immagini dei campi allagati, delle pecore sotto l’acqua, addirittura delle pecore con le alghe nella lana.

Poi finalmente ha smesso di piovere e ci sono state giornate di bel sole. Sole caldo, perchè il freddo non è ancora arrivato. Sole che cercava di asciugare un po’ il terreno intriso d’acqua. Sole che faceva anche crescere l’erba, infatti tutti i prati sono di un verde insolito per la stagione.

In pianura ogni tanto si faceva vedere la nebbia, più o meno fitta. Le temperature non erano così basse da portare anche la brina e la galaverna, comunque in alcuni momenti l’intero gregge veniva inghiottito dall’umidità brumosa.

Poi all’improvviso la nebbia si ritirava, mostrando il cielo azzurro, le montagne bianche di neve, la pianura circostante. E’ dicembre, ma c’è qualcosa che stona, qualcosa di indefinibile. Per certi versi sembra primavera, per altri ancora autunno.

Per esempio c’è quell’albero che non ha ancora perso le foglie, con la sua chioma di un bel giallo intenso. Fosse arrivato il freddo, la galaverna, quelle foglie sarebbero a terra da tempo. E poi quell’erba così verde, sul terreno gonfio di acqua…

I pastori hanno tirato il fiato, quando ha smesso di piovere. Forse avrebbero addirittura preferito la neve, a tutta quell’acqua. Contrariamente a quel che molti possono pensare, gli animali patiscono meno con la neve che con la pioggia. Adesso pare che freddo e neve siano in arrivo, entro la fine della settimana. Erba nei prati ce n’è, ma chissà che inverno aspetta i pastori, dopo un’estate e un autunno come quelli appena trascorsi?

Per molti pastori la fine dell’autunno ha già portato anche i primi parti tra le capre, proprio nei giorni delle piogge più intense, così hanno dovuto cercare dei ricoveri per questi animali (mamme e capretti), più delicati delle pecore. Speriamo che l’inverno sia buono per tutti!

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Una risposta

  1. Poesia inverno
    di Pietro Mastri
    Sotto la neve, pane

    Cadde la neve, ma non fu tormenta;
    si cadde come fa quando rimane;
    un bianco sfarfallio nell’aria spenta,
    un floscio s’adagiar di bianche lane.
    E da prima infiorò le rame, i fusti,
    le nude siepi, tutti i secchi arbusti.
    Poi disegnò come di netto smalto,
    i margini, le prode, ogni rialto.
    Poi s’allargò s’alzò a mano a mano,
    stese una coltre là dal monte al piano.
    Sii benvenuta, neve! La sementa
    non crescerà precoce in spighe vane,
    ché la fredda tua coltre l’addormenta.
    Io sento dir: « Sotto la neve, pane ».

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