Pascolo vagante per tutti?

Spero di non essere anch’io un po’ responsabile di questo fenomeno… Sicuramente no, non ho di questi poteri! Però ogni tanto mi capita di ricevere delle e-mail in cui qualcuno mi racconta di essere un appassionato lettore di questo blog e… di aver voglia di lanciarsi in una nuova vita, di dedicarsi al pascolo vagante.

In questi giorni, facendo visita a questo o quel pastore, un po’ scherzando, un po’ sul serio, consideravamo come ormai vi fossero pecore ovunque. E non poche! Ci sono le grosse greggi “storiche”, quelle che da anni ed anni passano in zona, transitano per poi continuare il cammino nella pianura, magari fino a raggiungere le colline del Monferrato. Anche in questo caso c’è chi storce il naso e vorrebbe che questi pastori “camminassero”, andassero oltre senza fermarsi giorni e giorni, come se l’erba da queste parti dovesse rimanere “intera” per chi non fa tanti chilometri e gira solo in un breve raggio intorno a casa.

Ci sono pastori nuovi, che hanno iniziato e stanno “crescendo”. Ma hanno anche loro il diritto di portare avanti il proprio cammino. Ovviamente bisognerebbe rispettarsi l’uno con l’altro e non pestarsi i piedi, invece non sempre è così. Purtroppo, sia toccandolo con mano, sia sentendolo raccontare, si vede che la guerra tra poveri è sempre più “cruenta”. Una guerra a colpi di erba “rubata”, strappata uno all’altro. Fanno le corse per superarsi l’un l’altro oppure tizio compra l’erba che l’anno prima pascolava caio.

Insomma, già non è un mestiere facile… Altro che preoccuparsi solo del tempo, che da mesi e mesi vede più pioggia che cielo azzurro, oppure badare alle nascite, al benessere del gregge. Da una parte c’è la burocrazia e dall’altra tutti i problemi per trovare i pascoli. Assurdo parlarne in un’annata in cui è tutto verde e non sembra poter mancare l’erba.

Eppure da queste parti si parla quasi solo di questo: vai da un pastore, vai dall’altro e ti raccontano le stesse cose. “L’erba nel tal posto me l’ha presa il tale…“, peggio ancora quando vai a vedere le zone che dovevi pascolare nelle settimane successivi e le trovi già mangiate o con fili/reti tirate e animali dentro. Se lasci da pagare l’erba, il contadino il numero di telefono per rintracciarti lo trova, ma per chiedere se il pascolo ti interessa anche quest’anno… Questa è la realtà del pascolo vagante.

Ma ha senso lavorare così? Vai a trovare un pastore e quasi fatichi a trovarlo perchè ci sono altre 2-3 greggi lì vicino e ti perdi a seguire le tracce sulle strade. Vedere più greggi a distanza ravvicinata raramente significa che lì i pastori vanno d’accordo e si spartiscono i pascoli in amicizia… Vuol dire che uno non ha accettato di spendere tot per l’erba e allora il contadino l’ha offerta ad un altro. Comunque i prezzi salgono sempre più e certi pastori faticano a far quadrare i bilanci. C’è chi pensa che il pastore vagante non spenda niente perchè non ha cascina-fieno-paglia. Le cose, almeno da queste parti, funzionano diversamente.

Mi è capitato di riflettere con molta amarezza sullo scarso rispetto che vige oggigiorno. Non conta più la parola (i contratti per l’erba tra pastore e contadino sono ancora tutti orali), si guarda l’interesse e ci si calpesta gli uni con gli altri. Altro che poesia del pascolo vagante! Ho sorriso nel ricevere un’e-mail in cui mi si chiedeva se, secondo me, era possibile iniziare con una ventina di capi e coprire le spese. Forse dell’erba che mangiano quella ventina di pecore, ma devi anche acquistare le reti, la batteria, fieno se viene a nevicare e… e tu intanto di cosa vivi?

Ci sono pastori che hanno già ridotto il numero di pecore, altri che vogliono farlo. Pastori che hanno sempre fatto questo. E poi ci sono tutti quelli che iniziano. Magari hanno un altro lavoro e tengono chi 40, chi 50, chi anche 80-100 pecore. Non è solo un hobby, perchè entrano in competizione con chi vive esclusivamente di pastorizia, sia nell’accaparrarsi i pascoli, sia nell’immettere sul mercato gli agnelli. Un mercato che, come sappiamo, fatica sempre di più. Il pascolo vagante non è per tutti, non fatevi prendere dall’entusiasmo e dalla poesia…

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  1. Questa cosa mi pare accada un po’ in tutti i mestieri. Quanti vanno ad aprire un bar in una zona dove ne esistono altri 5 o 6, oppure una panetteria a 5 metri da un’altra, tanto per fare un esempio. Per quanto concerne il “problema” hobbysti io non lo vedo così grave: gli hobbysti sognatori durano poco, quelli appassionati non credo contribuiscano alla saturazione del mercato in modo così pesante. Semmai vanno a vendere qualche agnello a qualcuno che non andrebbe a comperarlo da pastori o macellai, per il solo fatto che si conoscono di persona.
    Io al vostro posto mi preoccuperei molto di più del motivo per il quale arrivano sul nostro mercato carcasse di agnelli al prezzo del pane. Saluti, Bruno

    • quello è sicuramente vero, ma per gli hobbisti, almeno da queste parti, il problema è soprattutto legato ai pascoli. chi ha un altro lavoro ha un certo budget e, non vivendo solo di quello, spende cifre per l’erba che non possono essere messe a confronto con quanto può pagare un pastore che ha some unica fonte di entrata la pastorizia. il contadino non fa distinzione… se tizio offre tot, l’erba gliela da a lui. gli altri sentono che caio ha preso tot dell’erba e allora alzano i prezzi. ovvio che se nella zona c’è poca concorrenza, c’è posto e spazio per tutti. ma ti assicuro che ci sono certe aree dove incontri greggi uno attaccato all’altro.
      lo so che, da hobbista, magari ti senti tirato in causa… 😉 comunque ti assicuro che dalle mie parti c’è un unico grande macello ovino che ritira da tutti. tra la concorrenza estera a prezzi stracciati e tutta la merce che arriva da pastori e pastorelli, di anno in anno le cose sembrano peggiorare. l’ho vissuto dal di dentro e adesso continuo a sentirlo dire dagli amici pastori.
      non posso avere un quadro della situazione generale, nè a livello regionale, nè tantomeno nazionale. questo blog non è un “organo ufficiale”. come è sempre stato, racconto ciò che conosco, riporto ciò che mi viene riferito… 🙂

      • Se ho risposto a tema sicuramente mi sento chiamato in causa. Io da hobbysta non provo nessun astio nei confronti di chi lo fa come attività primaria, tant’è vero che non ho mai detto niente a nessuno quando vanno a pascolare i miei prati ( gratis e senza chiedere nulla) pur essendo stato danneggiato, soprattutto nei boschi. Anzi, spesso vado a trovarli (senza nemmeno dirgli che lì è mio) e scambio con loro quattro chiacchiere, cercando di carpire qualche “segreto del mestiere” pur non essendo digiuno del settore. Uno dei problemi del settore professionisti è sicuramente quello usare gran parte del loro tempo a guardare cosa fanno gli altri, anzicchè spenderlo per cercare di migliorare la propria situazione. Questo articolo mi ha fatto pensare ad una situazione verificatasi lo scorso inverno dalle mie parti. Nel raggio di 1 km erano piazzati 3 greggi (che tu conosci bene) con totale oltre 2000 pecore; hanno continuato a tallonarsi per buona parte dell’inverno, imballando le pecore di mais marcio e lasciando scoperte le zone dove transitavano gli anni precedenti. Peccato che un “pastore” con gregge numerosissimo non si sia lasciato sfuggire la cosa e si sia mangiato tutta l’erba (nel gergo pastorale sono i pastori che mangiano l’erba, non le pecore). Sono proprio in molti ad essere convinti che, evirandosi, fanno un dispetto alla moglie. Serenità a tutti, saluti, Bruno

      • mi è scappatto un sogghigno leggendo il tuo commento… ho ben presente quelle situazioni e… ahimè, rispecchiano esattamente le realtà di certe zone.
        come dicevo l’altro giorno su facebook (e anche qui, parecchie volte), il primo nemico della pastorizia sono gli stessi pastori e la loro incapacità di essere uniti e solidali. preferiscono farsi lo sgarbo oggi per avere le pecore “piene” la sera, piuttosto che arretrare tutti di un passo e avere un futuro più stabile e tutelato…
        ecco anche il perchè mi sono messa a ridere quando, ieri sera, uno mi scriveva dicendomi che devo fare la leader degli allevatori. per carità!!!! camminare davanti ad un gregge di pecore va bene, con un buon cane mi salvo ancora, ma con le persone… 😉 😉

  2. Gli affitti di fondi rustici sono normati dalla legge 203 dell’82. I contratti di affitto verbali sono pure riconosciuti dalla legge e hanno durata di anni 15. Mi manca una comprensione completa di come si faccia a procedere contro un contadino che disconosce un contratto verbale, visto che è verbale, ma la legge è chiara. Si potrebbero chiedere i danni.

  3. Per esempio esibendo una ricevuta di pagamento, è dimostrabile la conduzione del fondo e l’affitto verbale. Tanto per fare un esempio. Va visto caso per caso.

      • Io non ho mai comprato erba, uso quella che ho, per il fieno me la fanno sempre.
        Basterebbe chiederla comunque. O pagare in presenza di un testimone, almeno.
        Altrimenti credo che far rispettare la norma sia dura. Già che ci sia una norma così elastica, che contempla contratti verbali, mi sembra una sorpresa positiva. Facciamola valere. Oppure non lamentiamoci troppo (un po’ sì, va bene) se poi troviamo altri nel prato che pensavamo per noi.

      • secondo me il rispetto dovrebbe prevalere su qualsiasi legge… vale negli accordi lavorativi, sentimentali ecc ecc ecc
        la stretta di mano e la parola una volta avevano un significato. oggi non più!

  4. Credo che un tema sia la conoscenza delle norme. Spesso neppure le associazioni di categoria le conoscono bene tutte quante. Una ti dice una cosa, una l’altra; due sedi della stessa associazione (mi è capitato) sostengono tesi opposte. Una volta mi è capitato che mi rispondessero “noi non sappiamo, mettiamo i dati nel programma del computer e ci esce il risultato”.
    In mezzo gli allevatori, che ignorano, tante volte; si fidano di chi ritengono sappia e poi magari non sa. D’altra parte se fossero dei principi del foro, forse, non farebbero gli allevatori. Ma le associazioni di categoria mediamente sono inadeguate alla complessità di norme e regolamenti.

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