Lo ripeto ancora una volta

Credo che non mi stancherò mai di spiegare questo concetto, di illustrarlo tramite esempi ed immagini. L’uomo può far grandi danni all’ambiente ed alla natura, a qualsiasi quota e latitudine, anche praticando agricoltura e allevamento, ma una corretta gestione del territorio fa sì che il paesaggio e la biodiversità ne traggano dei benefici.

Prendiamo un luogo qualsiasi, in una valle a poca distanza dalla pianura e dalle città. Le prime alture, una strada sterrata che congiunge diverse frazioni, in questa stagione disabitate. Il clima particolare di quest’anno fa sì che i colori siano quasi insoliti. Ci sono i gialli, gli arancione, rosso e marrone chiaro dell’autunno, ma c’è un verde nei prati che sembra quasi primavera.

Questo verde, questi prati sono belli da vedere, ma non sarebbero così se in zona non ci fosse (ancora adesso) un piccolo gregge. Gli animali sono chiusi nelle reti, non c’è nessuno a condurli al pascolo, ma il recinto viene via via spostato di modo che abbiano sempre da mangiare. Non so chi sia il proprietario, non so come vengano gestiti, ma è sicuro che la loro presenza lì faccia sì che il territorio abbia questo aspetto.

Il gregge è sorvegliato da cani da guardiania, che tengono lontani eventuali elementi di disturbo, sia predatori, sia malintenzionati a due gambe. Il suono delle campanelle, anche l’abbaiare dei cani fa sì che il territorio sia più vivo. Altrimenti qui ci sarebbe solo il silenzio. Le baite, anche quelle ristrutturate, sono tutte chiuse. Un tempo sicuramente a queste quote si abitava tutto l’anno, oggi si sale solo o per lavoro, o per momenti limitati di relax.

Qualche teorico della wilderness probabilmente non apprezza e reputa questi animali superflui. O magari addirittura dannosi. Un piccolo gregge qui però è quello che ci va. Con i tempi che corrono questo è più un hobby che un reddito (non si vive solo con una ventina di capre e pecore), ma il ruolo svolto è impagabile. Altrove (oltreconfine) questa funzione del gregge è riconosciuta, ma in Italia giorno dopo giorno sembra che ci si ingegni particolarmente per trovare nuovi ostacoli per contrastare soprattutto i piccoli allevatori di montagna.

Continuando l’escursione, attraverso paesaggi come questo. Tutta natura? No. A parte il gruppo di case ormai semi-crollate, l’uomo ha permesso questa alternanza di colori continuando a gestire, tramite il pascolamento, il territorio. Sicuramente c’è già stata una regressione dei pascoli rispetto a quando in quelle baite si abitava stabilmente.

Almeno d’estate, qui sale ancora qualcuno con gli animali. Vacche sicuramente, magari il gregge che ho incontrato prima. Oltre al paesaggio quindi, il turista può godere anche dei prodotti dell’allevamento.

In questa stagione non c’è più nessuno, o quasi. Infatti incrocio due scrofe con i loro porcellini che, indisturbate, scendono lungo la strada. Per qualche attimo, sentendo i versi in lontananza, avevo temuto si trattasse di cinghiali, guardandomi intorno per trovare una via di fuga!

Qui è il Colletto, dove termina la strada e si può proseguire seguendo diversi sentieri segnalati. La neve fresca, gli alberi in veste autunnale e i pascoli ben brucati. Quest’anno, tra pioggia e temperature miti, l’erba è addirittura ricresciuta e si potrebbe teoricamente ancora pascolarla! Ma se non fossero passati gli animali… cosa si vedrebbe?

Questa foto è stata scattata qualche settimana prima delle precedenti, in un’altra valle, ma rende bene l’idea. Davanti vedete un prato curato, sfalciato e pascolato. Dietro un prato abbandonato, con l’erba alta e secca, il bosco che avanza. Non so, a voi quale dei due piace di più? Nella frazione accanto a questo prato c’era un anziano, forse l’unico abitante, con alcune vacche. Voi ci pensate, a tutto questo, quando siete in montagna?

Annunci

  1. Tutti quelli che frequentano i monti dovrebbero imparare che dove c è un prato o un pascolo pulito, dove il territorio è praticabile e curato è merito o del bestiame o di qualche allevatore che sfalcia. Basta ai villeggianti che sono solo capaci di lamentarsi del suono dei sonagli delle mosche e dell’ odore, alle nostre montagne loro non servono.

  2. Per fortuna anche in qualche piccolo angolo d’Italia questo tipo di lavoro è apprezzato. In Trentino ad es. pare che la gestione del territorio affidata a chi vive e lavora in loco sia una pratica comune. Gente che è andata ad acquistare vacche alle aste di Bolzano mi raccontava che la stalla media da quelle parti è 8 mucche. Non sicuramente sufficiente a garantire il reddito dell’allevatore. La Regione pensa che, integrando il reddito di queste persone, alla fin fine fa un investimento a lungo termine in quanto, in futuro, risparmierà denaro per riparare i danni derivanti dall’abbandono (frane, alluvioni, ecc). Facendo in modo che la gente rimanga nelle vallate a presidiare il territorio evita altresì l’intasamento ed il sovraffollamento delle città, di conseguenza meno traffico, meno inquinamento ecc ecc. Per il resto invece abbiamo ragionamenti di carattere opposto: siamo in Europa, governati dalla Sig.ra Angela di ferro, occorre potare i rami secchi, esiste la PAC che non vuole più che esistano i contadini; devono trasformarsi tutti in manager con tanto di cravatta e 24 ore, accaparrarsi più terra possibile, farla lavorare da contoterzisti strozzati dai debiti a dei prezzi da fame, tanto per riuscire a raccimolare i soldi per pagare le rate dei macchinari. Questo è quanto ho detto io ad un mio conoscente ritornato tutto esaltato da una riunione sulla nuova PAC. Se riesci ad affittare 1000 giornate di terra la nuova PAC ti dà circa 120 Euro a giornata di contributo; se con il raccolto riesci a pagare le spese di semina e contoterzisti, per 120.000 Euro puoi ache metterti la cravatta e correre per uffici a fare tutte le varie comunicazioni che l’agea richiede. Nell’immediato magari funziona anche, a lungo termine questo tipo di esasperazione non sò dove possa portare. La mia generazione è cresciuta con i cartoni animati di HEIDI e le caprette che fanno ciao.Oggi i cartoni sono di altro tipo. Ciao, Bruno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...