Da un giorno all’altro

L’autunno è la stagione che preferisco. Però d’autunno il tempo passa in fretta, da una settimana all’altra le cose cambiano e non poco. Abitando in montagna, in alpeggio, le cose le vivi giorno per giorno. Invece salendo solo per una gita ti rendi conto bruscamente dell’avanzare della stagione.

Cambia l’aria. Sono quelle giornate in cui la pianura non di rado è sotto una cappa di nuvole, ma in montagna fa ancora bello. E la temperatura non è nemmeno troppo fredda. Vicino agli alpeggi, alle quote inferiori, l’erba è ancora verde, ci sono animali al pascolo, ma guardando verso l’alto i colori sono diversi, hanno le tonalità del giallo, del marrone, dell’arancione e del rosso.

Baite chiuse, ma questa probabilmente non viene nemmeno più utilizzata, se non saltuariamente. L’erba è stata pascolata, restano solo i ciuffi spinosi dei cardi. Dalla pianura, dal fondovalle la nebbia sembra voler risalire ad inghiottire le creste delle montagne. L’aria è frizzante, ma il sole è abbastanza caldo. In lontananza, nell’altro vallone, campane e muggiti di animali ancora al pascolo.

Sapevo che più a monte li avrei incontrati. Prima, raggiunto il pianoro, avevo visto una sagoma scura stagliarsi contro il cielo verso una depressione della cresta. Il sentiero mi avrebbe portata là. Ancor prima di prendere il binocolo, mi sono ricordata di loro. In questo alpeggio ci sono (anche) i cavalli. Si tratta dei Merens, allevati da anni in Val Varaita. L’estate e parte dell’autunno le trascorrono in montagna, dove sono liberi di muoversi e pascolare.

Ci sono numerosi animali, anche puledri. Mi osservano curiosi, mi vengono incontro, poi scendono di corsa ad unirsi ai compagni. Di lì in poi la mia salita al lago prima e al colle poi avverrà in solitaria tra i pascoli con i colori dell’autunno.

Gli unici suoni sono il sibilo del vento e lo stridio dei versi dei gracchi. La nebbia sale, fredda. A questa stagione da un giorno all’altro potrebbe arrivare la neve. Il gelo ha già colpito, l’erba è ingiallita, i mirtilli sono chiazze rosse e marroni. Qua e là ancora qualche fiore, in una nicchia riparata tra le rocce. Non c’è nessuno, nemmeno escursionisti di passaggio, forse si sono fatti spaventare dal presunto maltempo che copre la pianura.

Sulla via del ritorno, nel vallone a fianco, ancora una mandria al pascolo. Vacche, vitelli, manze. Poi la nebbia si abbassa e si sentono dei versi inquietanti, un mugghiare profondo che mi fa immaginare gli antichi uri nelle praterie preistoriche. Ci sono due grossi tori dall’altra parte del torrente, uno dei due è il responsabile di questi muggiti prolungati e profondi.

La nebbia va e viene, la temperatura si è abbassata. Il sentiero raggiunge un altro alpeggio, anche questo abbandonato. Tutti i pascoli sono stati mangiati, ma le baite non sono più abitate. I margari sono più a valle, dove passa la strada sterrata che collega numerosi alpeggi, ma quelli senza una via di accesso non vengono più utilizzati. E’ ora di scendere, più a valle c’è una fiera… ve ne parlerò la prossima volta!

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