Una situazione “nuova” da risolvere in fretta

Da Ovest ad Est per presentare il mio libro, ma è anche un’occasione per vedere realtà per me “nuove” e trovarsi, alla fin fine, alle prese con “vecchi” problemi. Il caso ha voluto che, prima di partire per la Lessinia (VR), io mi trovassi a Torino a partecipare ad un Forum sul lupo dove, grazie alla presenza di esperti del calibro di Luigi Boitani, ho potuto avere risposta ad alcuni miei dubbi e curiosità. Non si può sapere tutto, io mi intendo di pastorizia e non di lupi, quindi è stata un’occasione per mettere a confronto direttamente le esperienze. Dopo la teoria… la pratica! In Lessinia i problemi con il lupo sono molto gravi e diversi da quello che siamo abituati a sentire normalmente nella realtà Piemontese.

Anche se sono stata invitata anche in occasione della prima mostra della Pecora Brogna, razza locale in via di estinzione (di cui vi parlerò domani), qui di pecore al pascolo in quota non ne ho viste. Sui Monti Lessini le malghe sono destinate ai bovini, le montagne vengono pascolate da mandrie. Purtroppo avevo poco tempo per girare, ma grazie all’ottima guida che mi accompagnava, ho potuto farmi un’idea di questa realtà. Un paesaggio diverso da quello a cui sono abituata, con rilievi a quota non molto elevata, una fascia di boschi sovrastata da altipiani erbosi. Il terreno è calcareo, quindi vi sono conformazioni particolari e pochissima acqua.

Le malghe sono per lo più private, divise tra Veneto e Trentino (ci si affaccia sulla Val d’Adige), servite da strade asfaltate e sterrate. Se è vero che gli animali allevati sono vacche da latte, la scoperta che questo latte non viene praticamente lavorato lassù è stata una sorpresa. Grazie alle vie di comunicazione ed alla breve distanza dal fondovalle e dalla pianura, il latte della Lessinia viene destinato alla produzione dei formaggi più disparati, non soltanto il famoso Monte Veronese DOP.

Qui a Malga Lessinia l’ho visto, annusato, assaggiato ed osservato nelle sue varie fasi, dal fresco di giornata allo stagionato. Ma questo è quasi un caso unico. Questa malga è alpeggio e rifugio, si fa accoglienza al turista, si vendono formaggi e si seguono gli animali. In altre realtà invece gli animali sono su al pascolo, gli allevatori salgono solo per la mungitura. Oppure resta su un anziano e i giovani lo raggiungono appunto per occuparsi della mungitura del mattino e della sera.

Non è la realtà d’alpeggio a cui sono abituata. Questa è Malga Lessinia, dove sono stata accolta con i famosi “gnocchi di malga” come piatto forte. Poi c’era “giusto qualcosetta” prima e dopo… Un ottimo pranzo un po’ calorico, dopo il quale avrei dovuto camminare facendo tutto il giro delle malghe per favorire la digestione!

Invece il tempo era poco, così ci siamo spostati soprattutto in auto, facendo delle tappe per vedere meglio questa realtà e parlare con gli allevatori. Ecco quella che, per me, è stata la principale sorpresa. Qui, in montagna, troviamo le razze da latte “più spinte”. Frisona, Pezzata Rossa, Brown Swiss, affiancate da poco altro, ma razze proprio “da montagna” io nel mio breve tour non ne ho viste. E forse qui sta uno dei vari aspetti del problema.

Tramite internet e i social network, da qualche tempo seguo e sono informata sui problemi che la Lessinia sta vivendo con il lupo. Però, prima di toccare con mano, non conoscevo questo territorio. Una volta sul posto ho potuto capire alcune cose. Gli allevatori sono esasperati, sulla porta delle malghe hanno affisso gli articoli di giornale dove si parla degli attacchi. C’è gente che è già scesa, ha portato in stalla i propri animali perchè la perdita di numerose vacche da latte rappresenta un danno non da poco.

Vacche ed asini. Qui hanno appeso quel che resta dello scheletro di uno dei dieci asini predati. Ecco la prima sorpresa: come mai gli asini? Chi mi sa rispondere? Perchè io ho sempre letto e sentito dire che l’asino può essere addirittura impiegato per difendere un gregge dalle predazioni del lupo, ma documentandomi meglio sto vedendo che sia si sono registrate anche altrove predazioni a loro danno, sia “non tutti gli asini sono adatti a proteggere le greggi“.

Qui è l’altro punto fondamentale. La maggior parte dei testi, degli studi, del materiale reperibile in bibliografia e on-line riguarda la predazione di lupo su “bestiame minuto”, ovini e caprini. Qua e là si verificano attacchi a bovini (specialmente – ma non solo – vitelli, vacche che partoriscono all’aperto, animali isolati con problemi fisici), oppure bovini muoiono in seguito agli attacchi perchè precipitano da burroni mentre cercano di sfuggire ai predatori. Come mai in Lessinia, invece di sporadici casi di attacco, abbiamo una vera e propria strage?

Se al primo settembre le predazioni del 2014 erano 36 (riconosciute ed accertate), sabato 13 settembre mi parlavano di 44, compreso un agnello trovato la mattina prima a poca distanza dalle case (le pecore non sono in alpeggio). Credo che, paradossalmente, se in Lessinia vi fossero greggi di pecore, il problema sarebbe molto più semplice da risolvere.

Le montagne sono “belle”, niente a che vedere con le realtà di certe vallate alpine. Qui un gregge è facile da sorvegliare per il pastore e per i cani da guardiania. Di notte gli animali si chiudono nel recinto e gli attacchi non dovrebbero essere frequenti e rilevanti come in un alpeggio per esempio del Piemonte, tra rocce, cespugli, nebbia, pendii ripidi. Ma qui le pecore sono poche, pochissime, stanno in basso e non salgono in alpeggio. Le capre addirittura stanno in stalla.

Queste vacche, per quel poco che mi intendo di bovini, sono “poco adatte” alla montagna. Non me ne vogliano gli allevatori della Lessinia, ma la Frisona non è una razza da alpeggio. Per quanto qui la montagna sia dolce e non con caratteristiche alpine, questi grossi animali, vere e proprie macchine da latte, faticano a spostarsi già solo per rientrare alla stalla per la mungitura. La loro non è una conformazione da pascolo in montagna. Figuriamoci cosa accade quando un branco di lupi le attacca. Immagino che siano completamente indifese e inadatte a qualsiasi tipo di fuga. Se già la Piemontese a volte è vittima del lupo, nonostante la sua indole più battagliera, figuriamoci questi animali!

Questa non è una cattedrale, ma una stalla. Colonne in marmo rosso di Verona, vi rendete conto? L’anziano malgaro si lamentava, la stalla sarà anche bella, ma non è pratica. Gli animali “non ci stanno”, sono troppo grossi. Certamente quando è stata edificata, le razze allevate erano differenti. C’è solo da augurarsi che questa stalla comunque non abbia da rimanere vuota. In questa azienda si sta riprendendo a caseificare in quota, ma l’evoluzione del problema lupo potrebbe avere serie ripercussioni sul suo futuro. Il fenomeno è generalizzato. Il bosco è in espansione, la superficie pascolabile si sta già riducendo, se gli allevatori non porteranno più su le mandrie, l’economia ed il paesaggio della Lessinia muteranno radicalmente.

Prima del lupo, ricomparso molto recentemente (nel 2012 la prima coppia stabile) in Lessinia, il principale problema da questa parte era l’acqua. Essendo un territorio con suolo calcareo, di acqua ce n’è poca, giusto queste pozze che fanno la loro comparsa qua e là nei pascoli e, fortunatamente, non arrivano mai ad asciugarsi completamente. Qui gli animali vanno ad abbeverarsi. Ma adesso la carenza di acqua sta davvero diventando un problema minore. Se non si trova in tempi molto rapidi una soluzione, qui l’allevamento è a rischio di scomparsa.

I lupi trovano riparo nei fitti boschi, poi salgono sui pascoli a cacciare. Qui vedete le vacche in attesa per la mungitura serale, ma fino a quando assisteremo a queste scene? Nell’incontro avvenuto a Torino, sono state dette tante cose sul lupo. Per esempio che il comportamento cambia da esemplare ad esemplare e da branco a branco. Il lupo è un animale “culturale”, apprende e trasmette ai cuccioli, ai membri del branco. I metodi di prevenzione degli attacchi variano da situazione a situazione, non è detto che ciò che funziona in Abruzzo sia efficace in Piemonte e così via. Ultima cosa, le razze di cani da guardiania attualmente impiegate sono state selezionate per la protezione del gregge, ma sui bovini non ci sono esperienze e non si sa ancora quale razza utilizzare. Mentre si studiano delle soluzioni, cosa devono fare gli allevatori?

E’ più importante proteggere assolutamente un predatore che attualmente non sembra più essere a rischio di estinzione, ma che sta ricolonizzando via via tutte le regioni, o garantire la sopravvivenza di un territorio, di un ecosistema che si regge anche sulla presenza dell’uomo e dell’allevamento? Ricordiamo sempre che la biodiversità delle aree pascolate… è legata appunto al pascolamento! Specie vegetali ed animali esistono perchè l’uomo interviene attraverso l’utilizzo del territorio con greggi e mandrie. Il lupo non è intoccabile, ma non può essere una singola regione a chiedere un intervento in sede europea, deve essere il Ministero dell’Ambiente. Visto che la procedura è lunga e visto che gli esperti sempre più frequentemente ammettono che sarà necessario iniziare a pensare a delle azioni di contenimento, non sarebbe ora di dare il via a questo iter?

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  1. Mentre i finti pastori, (cito dal tuo stesso articolo, “Le malghe sono per lo più private, divise tra Veneto e Trentino (ci si affaccia sulla Val d’Adige), servite da strade asfaltate e sterrate. Se è vero che gli animali allevati sono vacche da latte, la scoperta che questo latte non viene praticamente lavorato lassù è stata una sorpresa”), e si lamentano della predazione del lupo al proprio singolo gregge, ognuno quindi interessandosi al proprio esclusivo interesse personale la lombardia, capostipite del progetto di estinzione del problema degli allevatori transumanti, procede in questo modo.
    Riporto, quindi non mia invenzione, quanto tutti possono verificare accedendo al profilo wfacebook del film di marco bonfanti, l’ultimo pastore.

    Marzo-Aprile e Settembre-Ottobre sono i mesi dedicati alla transumanza, ovvero lo spostamento delle greggi dalla pianura all’alpeggio, e viceversa. In Lombardia i pastori transumanti sono circa 60, molti di loro si spostano ancora a piedi e il Golfo Agricolo Segrate, fino all’anno scorso, era una zona di passaggio per molti greggi che si recavano verso i pascoli bergamaschi e bresciani.
    Il regista Marco Bonfanti, ha raccontato nel suo film L’Ultimo Pastore la storia di Renato Zucchelli, l’ultimo pastore della grande metropoli, girando molte scene del fil proprio al Golfo Agricolo di Segrate.

    Con il Piano di Governo del Territorio, il Golfo Agricolo Segrate è stato trasformato da terreno agricolo a terreno edificabile. Ciò significa non solo costruire case laddove non ce n’è la necessità, ma distruggere la salvaguardia della biodiversità floristica e faunistica della zona.

    Questa è la reale situazione di questo paese e, come già avevo precisato, non sarà il lupo a decretare la fine della pastorizia transumante, ma la politica, la speculazione edilizia, la cementificazione del territorio, il disinteresse dei cittadini, la poca lungimiranza degli allevatori, l’incapacità di evolvere a loro favore la situazione. perchè, se lo sapessero, un’area dove vive una specie protetta, potrebbe diventare un’area protetta, proteggendo i luoghi dove le attività pastorali vengono esercitate.
    Ma vuoi mettere, ad una pista da sci, una strada asfaltata, un insediamento abitativo, a quello non ci si ribella, solo al lupo (e all’orso).

    • scusa, ma non capisco molto il senso del tuo commento. finti pastori?
      allora, innanzitutto i PASTORI sono coloro che conducono al pascolo un gregge di PECORE.
      qui siamo in una situazione di MALGHE, dove si munge. un tempo il latte si lavorava in loco, attualmente viene convogliato verso la pianura, molto più vicina e comodamente raggiungibile rispetto agli alpeggi di altre parti delle Alpi, collocati a 2000 e più metri di quota.
      sulla lavorazione in malga o in caseificio, possiamo discutere, ma non ha niente a che vedere con il lupo.

      le vacche da latte non sono pecore, che ci sia il malgaro in baita a lavorare il latte o meno, non cambia niente a livello di attacchi agli animali. anche se venissero ricoverati nelle stalle di notte, di giorno sono al pascolo e non puoi tirare reti come per le pecore!!!

      cosa centrano i pastori transumanti? cosa centra il film “l’ultimo pastore”?

  2. Ripropongo, ancora una volta, il mio personale pensiero, che non pretendo altri condividano.
    possiamo tutti quanti impegnarci per eliminare definitivamente i lupi dalle nostre valli, eliminare qualsiasi problematica ambientale e naturale che causi intralcio all’attività dei malgari. questo non renderà l’attività più redditizia, e nemmeno più attrattiva per chi voglia intraprendere questa professione. Allevamenti intensivi, eccesso di produzione nelle stalle, importazione di stock lattiero caseari e di carne a basso costo da paesi esteri, speculazione edilizia, costruzione di impianti sciistici, saranno queste le cause primarie del declino di questa (e di altre attività, come questa, legate al territorio), attività che potrebbe invece trarre beneficio dalla valorizzazione turistica che ne potrebbe derivare, grazie alla presenza degli animali selvatici. valorizzare il territorio, anche grazie alla biodiversità e alla diversità delle produzioni, potrebbero portare più reddito a chi opera sul territorio. Il lupo potrebbe diventare un incentivo economico, invece che un fattore di perdita.
    Purtroppo, come sempre, si sceglie la via più facile, individuare una singola causa, quella più debole, farne un capro espiatorio, pensare all’oggi, non ad un discorso di prospettiva, un prpgetto che dia incentivo ad una attività che purtroppo riamane ancorata ad una visione egocentrica. E in questo includo non solo malgari e pastori, spesso vittime di ses stessi, ma soprattutto gli enti le istituzioni, che dovrebbero pensare a tutelare e che invece, molto spesso rappresentate da chi ha interessi personali o da interessi politici, capaci di gestire l’ordinario ma incapaci di pensare ad un progetto nel lungo periodo.
    Per finire, pincontro tutte le settimane pastori e malgari delle zone che frequento. Qui non ci sono lupi, ma tra le loro preoccupazioni, quelle che non fanno dormire la notte, l’eventuale predazione di selvatici risulta essere una preoccupazione ben inferiore rispetto a quelle economiche, quelle burocratiche e quelle legate alla modifica del territorio.

    Con la buona volontà da parte di tutti, credo sia possibile conciliare l’esigenza di tutti, umani contrari alla presenza del lupo, umani a favore della presenza del lupo, bovini, prede selvatiche (in diminuzione più per la presenza del lupo o a causa delle attività umane, caccia, bracconaggio, distruzione dell’ambiente naturale?).

    Grazie a tutti per l’attenzione.

    Cito per finire, alcune riflessioni presenti nella documentatissima relazione “Allevamento ovi-caprino e lupo in Provincia di Sondrio” a cui tutti possono rivolgersi scaricandola dal sito web della provincia di Sondrio.

    1) La presenza di una ricca comunità di ungulati, o più in generale di prede selvatiche, si è rivelata uno dei fattori importanti per diminuire la predazione del lupo sul patrimonio zootecnico dell’area (Fico et al. ,1993; Mattioli et al., 1995; Mattioli et al. ,1996; Meriggi e Lovari, 1996).
    E’ bene però sottolineare come questo sia vero nel caso vengano adottate per il bestiame valide misure di protezione (es. pastore con cani da difesa e ricoveri notturni), altrimenti anche in una situazione come quella descritta, il lupo se
    mbra rivolgersi principalmente ai domestici (Ciucci e Boitani 1998).

    2) In generale in tutta Italia, ma ancor più nelle aree di presenza del lupo, si è portati a sottostimare l’impatto dei cani sugli allevamenti zootecnici e sulla fauna, pensando inoltre che la responsabilità sia da ascrivere per lo più ai cani inselvatichiti o randagi.

    I dati esistenti (per una review: Consiglio, 1993; Genovesi e Duprè, 2000) sembrano invece confermare come danni anche ingenti vengano compiuti dai cani padronali non custoditi.
    I cani, vaganti e non, sottraggono quindi prede natura li al lupo, ma ancor più grave è che i danni che causano ai domestici vengono attribuiti al lupo rendendo così più tesa la situazione a livello degli allevatori della zona.
    Riguardo al bestiame, in alcuni dipartimenti della Francia meridionale, prima della
    comparsa del lupo la predazione esercitata annualmente dai cani vaganti risultava
    compresa tra lo 0,5 e il 2,5% del patrimonio ovi-caprino presente (Genovesi e Duprè, 2000). Analogamente da un’inchiesta che abbiamo condotto in Svizzera nel Canton Ticino (Rovelli et al., 2002), dove il fenomeno del randagismo è praticamente inesistente, risulta che, considerando i soli capi persi per cause conosciute (841pecore e 353 capre), nei tre anni indagati (1997-1999) la predazione da cane ha inciso per il 35% sugli ovini e per il 27% sui caprini (pari a 200 pecore e 80 capre/anno), con una media di capi persi per attacco di 2,7 e 2,0 capi rispettivamente.
    In genere il cane provoca per attacco un numero maggiore di vittime rispetto al lupo: sulle alpi piemontesi il numero medio di animali colpiti per attacco è risultato di 4,5 per il cane a fronte di 1,9 del lupo (AAVV, 2005)

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