E purtroppo siamo arrivati a questo

Già anni fa dicevo e ripetevo che il “problema lupo” ha mille sfaccettature. Parole al vento per quasi tutti. Di stagione in stagione, situazioni vecchie e nuove si ripresentano e le problematiche si ingigantiscono, sempre meno gestite e gestibili. C’è chi quasi si diverte a gettare benzina sul fuoco, c’è chi prende fuoco anche senza incentivi. Soluzioni concrete? Chi e quando si prenderà la responsabilità di fare qualcosa? Perchè qualcosa deve essere fatto… Ho lasciato decantare qualche giorno la polemica, perchè volevo prima avere testimonianze dirette e… manco a farlo apposta, ho “toccato con mano”.

E’ di un paio di settimane fa l’ennesima polemica sui cani da guardiania. Questa volta il caso scoppia ad Ormea, e il clamore arriva fino ai quotidiani nazionali. Ci sono stati degli “incidenti”, qualcuno è addirittura finito al pronto soccoso, i turisti si lamentano e il Sindaco scrive alle aziende agricole, alle associazioni di categoria ecc.ecc. “…non si possono tollerare episodi analoghi…“. La gente ha paura e rinuncia alle escursioni. Ha ragione il Sindaco a parlare della lunga tradizione in materia di alpeggio del suo Comune, ma nel non ricordare situazioni analoghe (riferendosi ai problemi attuali con i cani), dovrebbe anche rammentare che, in passato, non c’era più il lupo. Inoltre, quando è ricomparso, non tutti si sono immediatamente dotati dei suddetti cani. “…Questa amministrazione sta valutando le soluzioni possibili da adottare per risolvere questa situazione incresciosa, non ultima quella di vietare, o comunque limitare in modo drastico, l’utilizzo sul territorio di Ormea di razze di cani che possano minacciare o ledere l’incolumità delle persone.” E con il lupo, come la mettiamo??

Gregge in alpeggio

Sul web si è scatenato il putiferio. L’assurdità e la prepotenza di certi commenti di “frequentatori della montagna” fa rabbrividire prima. E poi arrabbiare. Un riflessione a sangue freddo sulle parole pronunciate da queste persone potrebbe aiutare a capire perchè spesso i pastori sono esasperati più da questi problemi di convivenza che non dal lupo in quanto animale predatore. C’è chi ha un minimo di buonsenso e voglia di trovare un “accordo”, ma resta il fatto che il turista medio NON VUOLE i cani sui sentieri: “I sentieri e le mulattiere non possono essere compresi nei terreni di pascolo privato o comunale, o altrimenti dovreste chiuderle, perchè spesso cani e greggi le percorrono, e tutti hanno diritto di percorrerle senza dover rischiare, per voi la montagna rappresenta un duro lavoro per trasformarla in risorsa,ma anche gli altri hanno diritto di usufruirne, io non mi avvicino ai greggi, ma i sentieri vorrei percorrerli.” “Le verità, mi dispiace dirlo, sono due: troppi animali da pascolo e l’incapacità di questi nuovi pastori (molti rumeni) di saper gestire cani e bestiame…“. “Mi chiedo comunque se sia impensabile far stanziare i greggi in pascoli “lontani” dalle vie maggiormente percorse dagli escursionisti… oltre che fare informazione proprio come si fa attraverso questi cartelli…“. “Se ci si ritrova SUL SENTIERO tracciato e segnato su mappa nella nebbia fitta dopo una splendida giornata di sole…pensi a non perdere la traccia del sentiero per non incappare in altro genere di guai (un bel volo di 50m) invece di pensare all’abbaio dei cani…che sì li senti…ma non li vedi in base alla visibilità della nebbia.  Pertanto sì che la montagna è di tutti ma io non vado a fare “pressione psicologica” ai pascoli. E soprattutto non impedisco il passaggio sui sentieri. Questa non è libertà. Comunque i margari si assumeranno le loro responsabilità perchè il “gioco del lupo” non regge più.” “I problemi nascono quando alcuni (pochi, x fortuna) pastori permettono alle proprie greggi di stazionare ed occupare (bloccandola abusivamente) l’unica via possibile (strade, sentieri od altro), senza essere presenti: posso assicurare che non e’ piacevole vedersi attaccare (pur avendo rispettato tutte le regole e i comportamenti “virtuosi” necessari) da un cagnolino di 50 Kg che arriva a 50 cm di corsa ringhiando e mostrando i denti con la bava alla bocca, soprattutto se ci sono bambini con te…“. “Se dovessi venire attaccato da uno di quei bellissimi cani bianchi non esiterei a tirargli un calcio o una bastonata in testa, cosa che dopo probabilmente farei anche con il pastore“. Questo non è che un assaggio di quanto mi è capitato di leggere su Facebook nei giorni scorsi, e vi risparmio i messaggi con insulti e anche peggio. Poi c’è chi cerca di instaurare un dialogo: “In valle Gesso Ho parlato di recente con un pastore che aveva con se 2 maremmani (consegnati a loro dalla Regione Piemonte) e altri 3 cani più piccoli…mi ha spiegato che il maremmano, fuori dal gregge, non è aggressivo, solamente non ci si deve avvicinare alle pecore perchè il suo lavoro è la difesa del branco e in quel caso attacca chiunque si avvicini. Io avevo con me mia figlia di 9 anni che lontano dal gregge ha fatto le coccole al maremmano maschio che addirittura si è coricato per farsi coccolare. Ho semplicemente spiegato alla bambina di non avvicinarsi al gregge. Aggrediscono se si sentono minacciati o semplicemente se si tocca il branco.” …e relative repliche: “Mi spiace ma il pastore ti ha spiegato le sue ragioni, ma non é così semplice. L’indole del maremmano non è pacifica. Come ogni cane da difesa é un arma e dipende a chi la metti in mano. La Regione Piemonte regala questi animali, ma insegna anche a gestirli? Onestamente non lo so, ma so che se io cinofilo prendo un cane di razza definita pericolosa a scuola ci devo andare.

Gregge in alpeggio, spostamento lungo una pista per raggiungere i pascoli

Vi risparmi il resto, direi che abbiamo già sufficiente materiale per una discussione. Innanzitutto volevo trascrivere qui quanto mi ha scritto un amico, conoscitore della razza di cani più impiegata in Italia come cane da guardiania. Scrive Luciano: “Io vado in montagna in tutte le stagioni, da tre anni con il mio pastore maremmano (femmina) sempre rigorosamente libera. In estate, quando ci sono bestie in alpeggio, per me è tutto un po’ più complicato e difficile perchè è necessario fare attenzione, ma finora non ho mai avuto problemi. Ultimo incontro qualche settimana fa sopra l’alpe Sellery in val Sangone, con cinque maremmani molto arrabbiati proprio sul colle della Roussa, dove avrei dovuto passare anch’io. E’ ovvio che in questi casi DEVI uscire dal sentiero e aggirare il gregge a debita distanza. E’ anche ovvio che se hai un cane, questo non deve reagire e non deve andare verso il gregge ma stare tranquillo vicino a te. Questo devono capirlo gli escursionisti.

Cane da guardiania con vreccale (collare anti aggressione)

Ho sentito amici che alpeggiano proprio ad Ormea: “Io ho i cani, presi tramite il Progetto Lupo della Regione e anche da privati. Ovviamente molto dipende da come li gestiscono i proprietari. Però siamo all’esasperazione! Io non li volevo, perchè sia in alpe, sia giù, lavoro vicino alle strade. I turisti non hanno rispetto. Non ce l’ho con loro, perchè vendo i formaggi… Però non si comportano correttamente. Basta guardare anche la spazzatura che lasciano sui pascoli. Comunque, i cani li devo avere per difendere gli animali dal lupo. Oltretutto non ricevo l’aiuto per il pascolo gestito, se non li ho in numero adeguato in base al numero di capi che sorvegliano. Ho anche preso lo scacciacani, mi hanno detto che è consentito. Sparando con quello il lupo si è allontanato.

E’ sempre tutta una questione di rispetto reciproco. Ricordo ancora una volta il video realizzato in Svizzera per spiegare ai turisti che comportamento adottare. Il problema è che da noi, come avete potuto leggere sopra, la gente PRETENDE di passare sul sentiero anche quando c’è il gregge lì al pascolo.

Io ho avuto la “fortuna” di verificare tutto sul campo. In un caso, l’incontro con un cane da guardiania. Il gregge era già al pascolo, il pastore (più a monte) stava spostando le reti del recinto. Il cane ha subito avvertito la mia presenza, quindi ha iniziato ad abbaiare venendo verso di me. Io mi sono fermata e le ho parlato, tenendo le mani basse, poi ho iniziato ad aggirare il gregge sulla destra. Per un po’ la cagna mi ha seguita abbaiando, poi ha deciso che non ero pericolosa e si è allontanata con le pecore. Di sua spontanea volontà ha anche stabilito che i due escursionisti che sopraggiungevano dopo di me facessero parte del mio gruppo, perchè non li ha nemmeno degnati di uno sguardo. Il cane si è comportato correttamente e le persone pure, nessun incidente, tutto a posto. Se però al mio posto ci fosse stato qualcuno che aveva paura (l’atteggiamento comunque non è mite), la situazione poteva essere spiacevole. Il problema, anche senza incidenti, è reale e va affrontato.

Appena pochi giorni prima invece mi trovavo in una famosa località turistica, molto frequentata, ma anche territorio d’alpeggio. Tra l’altro, qui recentemente i lupi hanno attaccato più volte il gregge, difeso solo da due cani da guardiania, proprio perchè già con questi due esemplari la gestione è problematica. Non per colpa dei cani, ma per colpa della gente. Il gregge era appena stato fatto uscire dal recinto, una pecora aveva partorito e si stava provvedendo a spostarla nel recinto lì vicino. I cani, come fanno sempre, sono partiti in avanscoperta davanti alle pecore e… subito si sono udite delle urla provenire dalla strada sterrata adiacente.

Dei due cani, il maschio è più irruento. Non aggressivo, ma se provocato, può reagire, a differenza della femmina che tiene maggiormente le distanze. Per questo, ahimè, è stato dotato di museruola: “Altrimenti sarebbe una lamentela continua e io non potrei più lavorare. Qui ci sono turisti ovunque, a piedi, in bici, con le moto. Già nei periodi con più gente ho pascolato le zone mento frequentate, ma…“. L’altro giorno comunque una podista, senza fermarsi, ha iniziato ad urlare solo nel vedere i cani. L’abbiamo ripetutamente invitata a fermarsi e stare zitta, ma la donna ha continuato a correre urlando in modo isterico, procedendo verso il gregge. I cani le si sono avventati contro (non sono animali che si fermino a richiamo del padrone), senza assolutamente morderla, ma la ritenevano un pericolo e allora hanno fatto il loro mestiere. La donna si è allontanata insultandoci pesantemente, senza mai smettere di correre. A monte e a valle della strada su cui correva, c’erano i cartelli specifici che avvisavano della presenza dei cani e di come comportarsi, quelli che ho pubblicato all’inizio del post.

Questi cani fanno il loro lavoro. Sbagliano sicuramente gli allevatori che li inseriscono senza seguirli adeguatamente, senza correggere da cuccioli gli atteggiamenti scorretti. Sbaglia chi cerca volutamente il cane aggressivo pensando di avere maggiore successo in caso di attacco da lupo. Ma sbaglia chi pretende di fare cosa vuole in un luogo di lavoro come l’alpeggio. Ne ho già parlato tante volte. C’è il lupo. Per adesso l’unica cosa che ci dicono è “bisogna convivere”. E allora, come il pastore deve adattarsi al lupo e ai mezzi per tenerlo lontano dal gregge, così il turista deve cambiare modo di andare in montagna e convivere con questi aspetti collaterali della presenza del lupo stesso. Poi… se amate gli animali, se amate i cani, potete anche vedere delle scene come quelle della foto. La perfetta simbiosi tra questi cani e il gregge.

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  1. Brava, Marzia. Si vuole il lupo? Il pastore e il turista devono adeguarsi. Oppure non lo si vuole più e tutto ritorna come prima. Forse un referendum tra i frequentatori (effettivi) delle montagne sarebbe la soluzione democratica.

    • Il lupo è stato introdotto per ristabilire un certo equilibrio naturale, quanto questo “equilibrio” sia effettivamente poco naturale” purtroppo è sotto gli occhi di tutti.
      Bisogna difendersi e cani di razza maremmana o pastore dei pirenei sono la risposta corretta. Sono anche d’accordo con Marzia quando si preoccupa del numero eccessivo di capi di bestiame presenti nel pascolo, forse un numero ridotto, proporzionato alle dimensioni degli alpeggi ne permetterebbe una migliore gestione. Per quanto riguarda il comportamento dei cani da guardiania, fanno il loro mestiere ovvero proteggono il gregge. In Francia è da decenni che i turisti vengono informati con cartelli di non avvicinarsi alle greggi, da loro gli escursionisti sono così esasperati come i nostri? Ne dubito, da noi i cittadini cosiddetti “amanti della montagna” la vivono come un parco giochi, una loro proprietà da usufruire secondo i loro gusti. I sentieri in origine sono stati realizzati per accedere agli alpeggi, non per permettere di fare ginnastica in mezzo alla natura ai cittadini depressi. La montagna non è un parco cittadino, con le sue sicurezze e tutti i confort, la montagna per quanto suggestiva è un luogo potenzialmente pericoloso, cani o non cani, lupi o non lupi. Bisogna attenersi a delle regole e quella di stare lontano da un gregge mi sembra così banale che non capisco perchè non venga rispettata. Per quanto concerne tenere il gregge lontano dai sentieri, lo si può fare con il pastore elettrico. Ma quanti chilometri di rete bisogna piazzare? La Regione Piemonte potrebbe dotare il pastore di tali reti? Servono poi davvero? Non ho risposte da dare ma credo che l’unica possibile sia quella che prevede il buon senso, sia da parte degli escursionisti, dei pastori e degli enti pubblici. Ma si sa siamo italiani, un popolo composto per la maggior parte di cialtroni, purtroppo!

      • la rete serve di notte per far dormire le pecore più al sicuro. tirare chilometri di reti sarebbe impensabile, costoso e anche impossibile in luoghi sassosi, scoscesi, ecc ecc. inoltre, anche se non li vediamo spesso, ci sono anche gli animali selvatici, in montagna… cosa farebbero camosci, caprioli ecc ecc trovandosi davanti le reti? o restano impigliati o le strappano.
        giustamente, basterebbe il buonsenso…

    • ormai non è questione di volere o no… i grandi predatori, tornati con le proprie gambe o reintrodotti, ormai ci sono e sono pure protetti. quindi bisogna smetterla con le parole e passare a fatti concreti per la loro gestione a 360°, con tutti gli annessi e connessi, compresa la questione dei cani

  2. Cara Marzia,
    seguo con interesse e simpatia il tuo blog da sempre.
    Sono un’appassionata escursionista, anche questo da sempre (e ho 73 anni, quindi da una vita). Non ho mai avuto paura dei cani, tanto che se durante le escursioni capita di incontrare cascine protette dai tradizionali “cani da guardia” vengo invitata ad andare avanti perché considerata quella che con gli animali ha il rapporto di S.Francesco…
    Ti voglio però raccontare un episodio che mi ha portato ad evitare i percorsi dove posso incontrare maremmani.
    Nel febbraio 2010 stavamo salendo da Curenna (Valle Arroscia, Imperia) al Castell’Ermo lungo un sentiero segnalato dalla FIE che percorre una sterrata con alcune scorciatoie che ne tagliano i tornanti. Lungo una di queste scorciatoie era teso il filo di recinzione di un pascolo: nessun cartello, nessun preavviso, possibilità di aprire il recinto per il passaggio. Aperto e chiuso il recinto, abbiamo proseguito e ci siamo trovati in mezzo alla mandria delle mucche, custodite da 3 maremmani. Io mi ci sono trovata in mezzo senza nemmeno averli visti! Per fortuna mio marito, che ha più paura dei cani, era indietro e ha fatto in tempo a tornare sulla sterrata. I cani mi hanno circondata ringhiando, io ho continuato a camminare lentamente parlando con tranquillità ed evitando di guardarli negli occhi che non l’interpretassero come un gesto di sfida… Non ho urlato, non ho corso, non ho agitato bastoncini. Certo ho dovuto alzare un po’ le braccia per non essere a portata di unghioni. Uno dei 3 cani sembrava particolarmente aggressivo e porto tuttora il suo ricordo con il segno degli unghioni sul cinturone ventrale dello zaino. Il mio timore era che, spingi di qua e di là, riuscissero a buttarmi a terra, ciascuno di loro aveva circa il mio peso e certo più forza! Ho finalmente raggiunto l’uscita del recinto (era anche esteso!), i cani mi hanno ancora seguito per un po’ e poi hanno desistito. Bene, sono tuttora abbastanza convinta di essermi comportata in maniera corretta; l’unico appunto che mi faccio è il tenere le braccia alzate, ma il segno degli unghioni allora l’avrei sul braccio anziché sul cinturone.
    Ho anche due nipoti (7 e 9 anni) che porto sovente con me nelle mie escursioni: il mio primo pensiero è stato cosa avrei fatto se avessi avuto i bambini con me??!!
    Ovviamente, il ritorno l’abbiamo fatto su un altro percorso!
    Da allora ho già rinunciato più volte alla mia meta proprio per aver avvistato da lontano mandrie o greggi protette da maremmani: una volta proprio nella zona di Ormea, verso il Mongioie; una volta in Val Varaita di Bellino, verso il Fiutrusa… Certo, non mi e’ successo nulla di grave, ma non ho alcun desiderio di ripetere l’esperienza!
    Quello che voglio dire è che certo esistono anche escursionisti incauti, impreparati, scorretti nei loro comportamenti, ma che anche un comportamento corretto può risultare insufficiente ad evitare situazioni incresciose e potenzialmente pericolose.

    Con simpatia

    Caterina

    • grazie della tua testimonianza, che va ad avvalorare quanto dico anch’io. il comportamento scorretto facilita “l’incidente”, quello corretto invece fa presupporre una minore probabilità… ma non la azzera del tutto. anche perchè comunque tu eri nel loro territorio e loro facevano il loro mestiere.
      penso che i comuni, che affittano l’alpeggio a pastori e margari, dovrebbero fornire tali cartelli ed obbligare al posizionamento lungo le piste di accesso, innanzitutto.
      il fatto che adesso i cani da guardiania vengano inseriti anche nelle mandrie credo possa dare problemi aggiuntivi, poichè se il gregge generalmente è accompagnato da un pastore quando è al pascolo, le vacche vengono lasciate sole nei recinti realizzati con i fili. per esperienza personale ho visto come la presenza del pastore sia fondamentale in tutti i primi mesi di apprendimento del cane, per correggerne i comportamenti errati

  3. …come ha ragione Marcello! ormai in montagna vanno cittadini che pretendono e senza sapere cosa stanno facendo!
    ho l’amaro in bocca dopo una discussione domenica scorsa sul pio profilo…a proposito di strade e di cittadini che dicono “la strada è fatta per le macchine”…nonostante sia zona parco… e il parco BEN si guarda dal commentare…! una zona bellissima in cui transitano tra auto e moto…troppe! il sabato ero nella zona in bici…sono scappata da lì! pedalavo e respiravo smog peggio che in città!
    ma con gente che ti risponde “le strade sono per le auto”… come vuoi ragionare?!??!
    e ora pretendono che i sentieri, fatti centinaia di anni fa da chi prima di salire le montagne per diletto, le saliva per lavoro, come accade ora coi pastori…ecco… che vuoi dirgli?!?!? le APT turistiche non credo nemmeno sappiano del problema… gli hotel dove i turisti vanno?
    infondere la cultura che marzia dice nell’articolo…è dura agli itaGlioti che solo pretendono e vogliono la pappa pronta, SEMPRE!
    e se proponi qualcosa…ti deridono pure i cittadini stressati e depressi che manderei a zappare la terra a calci in culo!

    • Non sono un pastore (anche se fra qualche giorno arriveranno le prime due pecore!) ma abito in una fattoria che si trova sul sentiero dei pellegrini che porta alla Sacra di San Michele, in Val di Susa. Il sentiero è accessibile in macchina soltanto agli aventi diritto, ovvero a chi è residente oppure alle persone che vengono da noi per seguire le nostre iniziative. Noi consigliamo a chi può camminare e non ha handicap fisici di lasciare le auto in borgata e venire su a piedi per il sentiero, quindici minuti di tranquilla camminata. Ma vi assicuro che sono tantissime le moto da fuoristrada che transitano a tutta velocità sul sentiero, in barba a tutti i divieti! E’ una questione di civiltà e noi italiani non ne abbiamo molta! Sono uno di quei “Neo Rurali” che ha lasciato la città per andare a vivere in montagna e presidiare un territorio che si sta lentamente disfacendo sotto gli occhi inermi delle autorità. Abbiamo creato un piccolo “clan” e desideriamo davvero occuparci della terra, dei boschi, degli animali cercando di essere di esempio nel rispettare la natura, salvaguardandola e difendendola nel nostro piccolo.. Carlo e Margherita, i proprietari della cascina, lo fanno già da dieci anni, noi da pochi mesi ma l’entusiasmo e tanto come anche la fatica fisica ma questo ci aiuta a vivere meglio. Elena ha ragione: è impossibile ragionare con degli ignorantr e arroganti. L’unica arma a nostra disposizione è l’esempio ed essere intransigenti con chi sgarra e non rispetta il territorio montano!

    • anzi, i cittadini stressati pretendono di andare a rilassarsi lungo quelle strade di montagna!
      proprio in questi giorni sto seguendo una polemica in un gruppo facebook dove una persona ha postato l’immagine di un mezzo fuoristrada forse più adatto ad operazioni belliche in terreni ostili che alle alpi piemontesi… comunque, la didascalia dice all’incirca mezzi e persone si stavano godendo il meritato riposo di fronte ad una nota cima delle alpi cuneesi. il mezzo era parcheggiato sull’erba.
      puoi intuire la polemica che si è scatenata…

  4. Condivido molte delle argomentazioni espresse nell’articolo. L’Amministrazione Comunale deve tutelare e valorizzare i beni della Comunità locale, a partire dalle nostre montagne, che sono un patrimonio di tutti e, a prescindere dalle proprietà e dai contratti, devono essere considerate un bene comune. L’esercizio del pascolo è fondamentale ed è intenzione dell’Amministrazione di Ormea agevolare ed incentivare tutte le forme e le modalità migliori per il mantenimento degli alpeggi. La montagna deve essere comunque fruibile, in totale sicurezza, per escursionisti e turisti. I ripetuti episodi di aggressioni e attacchi a persone da parte di cani maremmani, che si sono verificati anche a grandi distanze dalle mandrie e su sentieri segnalati, obbligano l’Amministrazione ad adottare i provvedimenti che si riterranno più opportuni a tutela della sicurezza dei frequentatori delle nostre montagne, che rappresentano una quota significativa della nostra utenza turistica, e quindi dell’economia locale. Avvieremo una riflessione e una discussione con tutti gli interessati, a partire dai malgari e dagli allevatori e dalle loro associazioni, per arrivare a definire, nei contratti per l’utilizzo degli alpeggi che andremo a rinnovare nell’autunno, regole e modalità che consentano a tutti la fruizione delle nostre montagne.

    • ringrazio il Sindaco per aver partecipato al dibattito qui sul blog. visto che, lo scorso anno, proprio ad Ormea durante un incontro avevamo ipotizzato un successivo appuntamento per parlare del tema “lupo” nelle sue varie sfaccettature, spero che la questione dei cani serva da stimolo per realizzare tale iniziativa.
      mi auguro però che, per colpa di qualcuno, non vengano colpiti tutti. non credo che, se un cane di un turista dovesse (ipotesi) mordere un cane di un margaro, si arriverebbe a vietare ai turisti di andare in montagna accompagnati dai loro amici a quattro zampe.
      io non ho paura dei cani e non ho mai avuto incidenti, anche se non molte settimane fa ho rischiato per colpa di un cane (libero) di un’escursionista che, nonostante la padrona affermasse che era bravissima e non aggressiva, per qualche motivo ce l’aveva con me. non avessi avuto il bastone per tenerla lontana dai miei polpacci, non so come sarebbe andata a finire, anche perchè la donna continuava a dire che non era aggressiva e non capiva come mai si comportasse così, ma a parte quello non faceva altro che dirle “vieni qui”. non sono andata a lamentarmi con nessuno per questo fatto… ed ero su un sentiero segnalato e frequentato!
      non possiamo pensare che pastori e malgari evitino con i loro animali piste e sentieri. possiamo però pretendere che vengano selezionati cani adatti all’opera che devono svolgere (guardiania). di leggi ce ne sono già tante, più che stabilire nuove norme, proporrei di scaricare da internet gli ottimi manuali realizzati sia in italia, sia in svizzera, che spiegano come gestire i suddetti cani (scelta, inserimento nel gregge, ecc) e farli avere agli allevatori.
      dall’altra parte, solleciterei le istituzioni a livello regionale affinchè venga avviata una campagna informativa su vasta scala per spiegare ai turisti la presenza di questi cani, il loro ruolo e soprattutto le poche e semplici norme di comportamento. la podista che, domenica scorsa, continuava a correre mentre i cani abbaiavano e le si avventavano contro non si è attenuta a quanto scritto sui cartelli, ma non ha nemmeno ascoltato le parole del pastore che continuava ad urlarle: “stia ferma e non gridi”. un gruppo di sei persone che sopraggiungevano poco dopo sulla stessa pista sterrata sono passati senza avere problemi, ricevendo da parte degli stessi cani due BAU e un’annusata. quindi, anche in presenza di gregge e cani, la montagna era perfettamente fruibile… non per tutti, certo, ma solo a chi si comportava correttamente! (pastore e turisti)

  5. Anni e anni di escursioni in montagna, tutti i fine settimana dell’anno. da maggio a ottobre, a volte anche a novembre, quando la stagione lo permette, incontro pastori, sia di ovini che di bovini, tutti accompagnati dai loroi cani. Mai, dico mai una volta, sia con i pastori presenti che senza di essi, mi sono sentito minacciato dai cani. sono andato da solo, in compagnia, insieme e senza i cani che ho avuto, mi sono trovato in malghe con i cani, mai mi sono sentito minacciato, mai rincorso in maniera aggressiva dai cani, siano essi singoli o in gruppo. al massimo qualche abbaio intimidatorio, ma da lontano. il problema delle nostre valli è che come ho notato in questi anni, si è passato rapidamente da una frequentazione fatta da escursionisti ad una di tutristi, nel senso più negativo del termine. persone non attrezzate (e non dico dsal punto di vista fisico o di attrezzatura, ma da quello di competenza, educazione, rispetto e civiltà). appaiono a metà luglio e spariscono l’ultima settimana di agosto. Chiassosi, gridano in continuazione, irrispettosi dell’ambiente, arrancano con frotte di bambini, cellulari e spesso cagnolini (resi isterici dalla vita in città, abituati all’uscitina di pochi minuti e disabituati al contatto con altri cani), al seguito, lungo i sentieri che portano al primo rifugio, spesso lamentandosi che non si possa arrivare in suv. gettano carta, bottiglie di plastica, pacchetti di sigarette e gli immancabili fazzolettini di carta. Raccolgono fiori che poi scoprono appassire prima di sera, e una volta arrivati a rifugio si siedono, si ingozzano di cibo, si fanno i selfie e tornano a casa. Disprezzano tutto e tutti, i pastori, i loro cani, tu che cammini con il tuo cane che hai abituato a non distubare nessuno. pretendono che lo tieni al guinzaglio, perchè un cane è ovvio morde il loro prezioso pargoletto o il canolino isterico. se però passa un fuoristrada o una moto, allora tutti ad invidiare il fortunato che scorazza con il suo potentissimo mezzo in mezzo alla natura. il pargoletto urlante poi si avvicina ai recinti delle pecore, quando sono rinchiuse nelle reti o agli animali liberi, perchè ovini e bovini sono li soltanto per far si che ci si possa far fotografare in loro compagnia. ovvio che che disturbi un gregge il cane arriva a difendere, così come se disturbi un’orsa con i piccoli quesa si senta infastidita. ma all’idea che tutto quanto da fastidio al turista deve essere eliminato io non sono daccordo, come non deve essere eliminato tutto quanto da fastidio ad un pastore. i lupi devono restare e i pastori devono poter difendere i greggi con i loro cani, questo fa parte della montagna, quella vera. se uno vuole andare in montagna come fosse ad una gita al luna park o in un centro commerciale, sbaglia, non sono posti per lui. così come se un pastore pretende che la montagna debba essere soltanto un luogo asettico, ricco soltanto dell’erba che alimenti i propri animali, anch’egli sbaglia, anche per lui la montagna non è il suo posto.

    • sorridevo, leggendo il tuo commento… ma era un sorriso amaro. da una parte sorridevo perchè vedevo nei miei occhi le scene (le ri-vedevo, avendole già osservate dal vivo), dall’altra perchè hai dannatamente ragione e hai fatto un quadretto impietoso e, ahimè, veritiero

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