In un vallone a caso, in Engadina

Di nuovo in Svizzera. Non so se queste puntate oltreconfine mi facciano bene o male. Da una parte uno ricarica le batterie e, soprattutto, vede che è possibile vivere e lavorare in montagna in modo civile e dignitoso. Poi però rientra in Italia e tutto sembra ancora peggio di quello che è. Vediamo di fare insieme una gita in un vallone scelto a caso sulla cartina. Siamo nella Bassa Engadina, cantone dei Grigioni.

Si parte da un villaggio di nome Guarda, e c’è da star lì a guardare queste case che spesso portano la data del 1500 o 1600. Non sono case ricche, sono case di un paese di montagna. Qui si vive di turismo e agricoltura, sul retro di queste case ci sono stalle, balle di fieno, mezzi agricoli. C’è ordine e pulizia ovunque, oltre al gusto di decorare con fiori e semplici composizioni davanzali e portoni.

Aspettate a dire che qui sono fermi al secolo scorso! Questa è una bella foto bucolica che serve a dimostrare quanto sia grande la cura del territorio. Dove le macchine non arrivano, si procede anche a mano. Ma le macchine arrivano quasi ovunque, e che macchine!!

Lungo la strada che risaliva l’ampio vallone, liscia come se fosse stata asfaltata, senza una pietra, una buca, con tutte le canalette per lo scolo dell’acqua ben pulite ed efficienti, di macchinari ne abbiamo visti eccome. Non trattori giganteschi, ma mezzi adatti alla montagna. Presumo che il loro costo non sia così ridotto, eppure chi lavora qui è ben attrezzato.

Io non ho mai visto nelle nostre valli mezzi del genere. E iniziano a venirmi in mente tante domande… Ma perchè non viene incentivato l’acquisto di questi trattori? Perchè i contributi non vengono dati solo se si scelgono attrezzature adatte alla montagna? Non so come funzionino gli aiuti in Svizzera, quasi sicuramente ci sono degli incentivi sia per l’agricoltura, sia per la cura del paesaggio, però sono soldi ben spesi!

Presumo che anche questi cartelli vengano dati da qualche Ente agli allevatori. Sono standard e li vedi ovunque alla partenza dei sentieri. Avvisano di tenersi lontani dalle vacche nutrici, che possono avere comportamenti aggressivi contro chi si avvicina troppo al loro vitello. Il passaggio per evitare la corrente invece è frutto della mentalità. Non c’è punto di attraversamento che non tenga conto delle esigenze sia dell’allevatore, sia degli animali, sia dell’escursionista. Ovviamente, i suddetti escursionisti rispettano, aprono, chiudono.

Si sale di quota, eppure continua lo sfalcio. Siamo quasi a 2000 metri, l’alpeggio è a poca distanza, ma i contadini vengono fin quassù con i loro mezzi per recuperare tutto il foraggio possibile. L’inverno è lungo, da queste parti.

Passato l’alpeggio, si iniziano a scorgere animali al pascolo, fili e reti tirati, zone che sono state pascolate, ma nello stesso modo continuano anche le aree sfalciate, a quote via via maggiori fin verso i 2.200 metri. O l’erba viene tagliata, o pascolata, ma non c’è un angolo abbandonato, un ciuffo di ortiche.

Anche se il tempo non è dei migliori, ogni tanto pioviggina e la visibiltà non è ottimale, potete farvi un’idea dell’estensione del vallone. Se i versanti “all’inverso” sono più ripidi e boscosi, “nell’indritto” invece si aprono questi valloni dolci, con pascoli molto estesi che accolgono greggi e mandrie. Animali ce ne sono, sparsi qua e là, ma non abbiamo i numeri immensi che vedremmo sicuramente dalle nostre parti.

Prima, contenuti dai fili che delimitano vaste porzioni di pascolo, incontriamo i bovini, insieme a qualche cavallo. Ci sono vacche con vitelli, vitelloni, manze, forse qualche vacca viene anche munta nella parte più bassa del “recinto”, dove termina la pista sterrata. Il senso generale che si respira è di grande pace e ritmi naturali.

Più in alto, al limite della nebbia, ci sono le pecore, che avevamo già avvistato un precedenza. Tanti gruppi più o meno grossi, non sorvegliati, liberi di spostarsi e pascolare a piacimento. Evidentemente qui non si sono ancora registrati problemi con il lupo! Sono animali di proprietari diversi, come si può intuire dalle macchie di vernice sulla schiena, sul collo. Non sono abituate all’uomo, scappano appena tento di avvicinarmi.

Ce ne sono anche a quota più bassa nella parte sommitale del vallone, poco sopra ad un rifugio alpino. Tra queste, ecco una razza locale, la pecora dell’Engadina, una pecora “rossa”. Per chi conosce il Tedesco, altre informazioni qui.

Mentre scendiamo, è l’ora del rientro delle capre all’alpeggio per la mungitura. Al mattino le avevamo viste pascolare accompagnate da un pastore, mentre adesso è tutta la famiglia a ricondurle all’alpe.

Vediamo una giovane coppia con la loro bambina. I cartelli segnalano la vendita di formaggio di capra. Solo in seguito, su questo sito, scopriremo qualcosa in più a riguardo: “(…) merita una visita il villaggio diGuarda, che ospita numerosi artisti e ci riporta indietro nel tempo, a quando, negli anni Settanta, ancora era diffuso l’allevamento di capre. All’inizio dell’estate il capraio raccoglieva dalle famiglie le capre e le portava in alpeggio. Poi l’attività fu quasi del tutto abbandonata. Ci ha pensato Maria Morell a riscoprirla. Ogni anno da giugno a fine settembre un centinaio di animali di razza Camosciata delle Alpi vengono portati sull’Alpe Suot, ad oltre 2000 metri. La politica agraria rossocrociata ha incentivato questa attività per evitare lo spopolamento di queste località. E i formaggi di Maria vanno a ruba negli hotel dell’Engadina.

Ecco le strutture d’alpeggio: abitazione e stalla per le capre, tutto dignitoso e in buon stato, con la bella strada che arriva fin davanti. Ci sono anche numerosi maiali in un recinto, ai quali sarà sicuramente destinato il siero della lavorazione dei formaggi. I cartelli (in Tedesco) invitano anche ad acquistare (o assaggiare?) i salumi prodotti qui.

Spero riusciate a vedere in questa foto la sottile riga delle reti tirate. I pascoli delle pecore infatti sono delimitati da centinaia e centinaia di metri di reti posizionate a suddividere le zone e tenere gli animali lontani sia dai pascoli delle vacche, sia dai prati che verranno sfalciati. Sicuramente ci saranno dei contributi per l’acquisto dei materiali, senza dubbio non è facile andare a posizionare e poi raccogliere tutto il materiale, però qualcuno lo fa.

A proposito di materiale, guardate questo elettrificatore con pannello solare. E’ triste constatare che il primo pensiero che viene in mente ad un Italiano sia: “Da noi, tanto più vicino alla strada, non durerebbe due giorni! Sparirebbe prima!“. Tornando invece alla gestione dell’alpe, presumo che anche qui funzioni in modo simile ad altre realtà che mi è capitato di visitare. Tutti gli animali dei residenti salgono sull’alpe, qualcuno a gestire e sorvegliare il tutto, in questo caso anche con i propri animali. Vista la conformazione dell’Engadina, isolata dal resto della Svizzera e raggiungibile solo attraverso passi alpini (ferrovia a parte), penso che non arrivino animali “da fuori”.

Si rientra a Guarda. E’ uscito anche un po’ di sole ad illuminare un paesaggio dove la strada che disegna un cuore pare davvero il simbolo dell’amore per la montagna. Non è che da noi non ci siano dei bei posti, anzi! Forse però manca un po’ di quell’amore, di quella cura per il territorio. Manca una politica che voglia il bene della montagna, manca la capacità di saper gestire le risorse (e non solo volerle sfruttare). I contributi investiti sulla qualità e non sulla quantità… Tanto per dire, qui non c’è un parcheggio, sia nei paesi del fondovalle, sia nelle frazioni dove terminano le strade asfaltate, che non sia a pagamento. Prezzi non esorbitanti, all’incirca 5 € per mezza giornata, ma che si pagano comunque volentieri perchè accanto al parcheggio c’è il WC, la bacheca con tutte le informazioni, il cesto per l’immondizia mai stracolmo, il vaso di fiori per abbellire il tutto.

Per concludere, ecco una locandina fotografata in una bacheca. Ahimè non sono andata anche ad Ardez per visitare quella bottega. Si tratta comunque di un negozio dove vengono venduti i prodotti ricavati dalla lana delle pecore locali. Ovviamente c’è anche un sito dove (usando il traduttore di google se non conoscete il Tedesco) potrete scoprire la storia di questo progetto ed ammirare i prodotti, le donne che li realizzano, ecc. Mi sembra molto significativo che, in Romancio, le pecore si dicano “bescha”. Come se le bestie per antonomasia siano appunto le pecore!

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  1. Grazie Marzia per questa bella gita… anche se virtuale! Purtroppo l’Italia non è la Svizzera per quanto riguarda il rispetto del paesaggio, anche se ci sono giovani e meno giovani che cercano con le loro poche risorse economiche di recuperare borgate e baite anche da noi.

  2. Condivido le tue riflesisoni e osservazioni…purtroppo, frase trita e ritrita, l’Italia è proprio un’altro paese….
    Io girando da escursionista sulle mie montagne lombarde noto invece sempre più la tendenza del portare più persone possibili (anche giovani) a tutte le quote alpine per mezzo di jeep di rifugisti, che in questo modo “aiutano” la loro economia e aumentano le presenze, oppure grazie a fondi europei e con il beneplacito di Comunità Montane e comunali costruzioni di nuove strade a.s.p. là dove prima c’era un semplice sentiero o mulattiera con la “scusa” di aiutare il ripopolamento di alpeggi abbandonati…..certo un domani troveremo un bella jeeep o suv parcheggiata a fianco l’alpeggio a 2000mt di quota..
    Oppure ancora costruire Bike park, sempre per aiutare la montagna e incentivare il turismo, creando delle vere e proprie piste la dove prima c’era solo erba,,,,e a fianco c’erano già sentieri utilizzabili per pedalare e camminare (certo non per down hill) ma sarebbe stato, per me , un compromesso.

    E’ questo il modo di aiutare l’economia montana e gli allevatori?
    Non soo, ma al momento siam messi così….

    • Purtroppo tra svizzera ed italia esiste un enorme divario culturale ed educativo, il rispetto del bene pubblico, il rispetto delle leggi da una parte e la certezza della pena dall’altra, una classe politica competente, fondamentalmente onesta e al servizio dei cittadini e dei cittadini che chiedono ai politici di occuparsi della collettività e non dei propri interessi personali. tutto ciò da noi non esiste, non ci interessa il bene pubblico, non ci interessa il paesaggio, tutto è permesso o almeno non sanzionato, non esiste una educazione civica, non si insegna il rispetto e non si punisce il comportamento non corretto. e allora lasciato a se stesso e vittima della propria diseducazione ci si lascia andare a comportamenti che ognuno di noi ritiene giustiper se stessi, fregandosene degli altri. siamo un popolo di individualisti quando c’è da guadagnarci, salvo poi lagnarsi e dare ad altri colpe che sono solo ed eclusivamente nostre, quando invece le cose vanno male.

    • la strada per l’alpeggio aiuta la montagna. ma l’alpeggio deve rimanere tale e non diventare una villa… oppure rimanere chiuso e intorno solo vacche senza custode.
      le strade per gli alpeggi vanno fatte bene e poi chiuse al traffico, non che vada su chiunque a giocare a pallone nei prati, piantare la tenda e lasciare in giro immondizia. o no?

      • Vero, ma da quello che vedo io nelle zone che frequento una volta costruita la strada è sì chiusa al traffico, ma pagando un pedaggio ed avendo una jeep è possibile il transito….ergo la “scusa” ufficiale per la sua costruzione è quella che ho già scritto ma in realtà poi col tempo si arriva sempre al fatto che pagando puoi salire in auto e di alpeggi veri ne restano pochi perchè nel frattempo a fianco hanno ricostruito case e ripopolato l’alpeggio di persone che fanno solo vacanza…
        Son troppo negativo? però è quello che osservo…
        Ciao!

      • qui dalle mie parti, salvo poche eccezioni, dove c’è l’alpeggio… c’è solo l’alpeggio. pagare per salire potrebbe permettere di avere soldi per la manutenzione della pista. ovvio però che bisogna valutare caso per caso e anche QUANTE persone portiamo “su”. poi bisognerebbe capire perchè, nei posti che frequenti tu, non c’è più nessuno che sale in alpeggio… qui c’è gente che rischia invece di non trovare la montagna dove portare le proprie bestie!

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