Pastori per scelta in Val d’Aosta

Dovevo andare in Val d’Aosta a presentare il mio romanzo e, combinazione, proprio in quel giorno, in una vallata vicina, c’era una transumanza. Un gregge era sceso da un alpeggio per salire in un altro. Siamo a Cogne, il gregge è composto quasi interamente da pecore provenienti dalla provincia di Biella, ma chi mi contatta è Enrico, uno dei pastori. Scoprirò poi la sua storia nel corso della giornata.

Le pecore sono “parcheggiate” nel bosco, verranno aperte poco dopo il nostro arrivo. Per lo spostamento, sono venuti i proprietari degli animali a dare una mano. Il pastore è Jacopo, un giovane Biellese, che ha già passato su questa montagna tre anni, ma le scorse due stagioni era insieme ad un altro pastore, Mauro, da cui ha imparato il mestiere. Infatti Jacopo ha intrapreso questa attività per passione, i suoi genitori fanno tutt’altro, ma lui deve aver contratto quella malattia che ancora si diffonde per un territorio che, da sempre, ha a che fare con le pecore…

Anche Davide è giovane. Lui d’inverno pascola il gregge con il pascolo vagante, ma d’estate affida gli animali in guardia in questo alpeggio. “Da noi nel Biellese… non c’è erba buona come qui. Le montagne non sono come queste! Di qui le pecore scendono sempre belle, in autunno. Mangiano bene e dopo sono più tranquille.” Già una volta le pecore biellesi venivano in Val d’Aosta: il famoso libro “Fame d’erba” infatti mostra per l’appunto greggi di quelle terre che passavano in queste montagne l’estate.

Il gregge sfila lungo la pista che costeggia il torrente gonfio d’acqua. Le piogge, lo scioglimento della neve e dei ghiacciai più a monte, queste sono zone dove solitamente non si patisce la siccità, meno che mai in questa strana estate. Nonostante il brutto tempo patito fino ad ora, le pecore sono belle. Ovviamente ci sono degli animali zoppi, ma sfido a trovare un gregge dove non ve ne siano, specialmente quest’anno!

Mentre si sale, ecco una “stranezza”. I prati già pascolati dalle vacche sono punteggiate di fiori di colchico. Il colchico autunnale! Ma siamo ai primi di agosto! Sono abituata a vedere queste fioriture a fine stagione… C’è davvero qualcosa di anomalo, in questa estate di pioggia e freddo.

Finito il bosco, si giunge alla frazione di Valnontey, dove c’è da fare attenzione ad alcuni campi di patate ed orti accanto alla pista. Le cime che dovevano fare da sfondo a questa transumanza sono nascoste dalle nuvole e sta già ricominciando a cadere una debole pioggia. “Quest’anno non solo non riusciamo a far asciugare gli ombrelli… Marciscono proprio!

Il gregge prosegue, le pecore conoscono la strada, tra poco si inizierà a salire lungo il sentiero, quindi bisognerà caricare tutto il necessario sul basto dell’asino e negli zaini. “E’ un bell’alpeggio lassù, devi poi tornare quando siamo in alto, vedrai che vallone! Solo che non si arriva con la strada e allora con le vacche non salgono più. Però c’è tutto, la stalla, il caseificio…

Nonostante la brutta giornata, ci sono comunque numerosi turisti che stanno per avviarsi lungo il nostro stesso percorso. Il sentiero è molto trafficato, oltre all’alpeggio, lassù c’è il Rifugio Sella, meta di escursionisti ed alpinisti. Qualcuno aspetta, qualcuno cerca di precedere la transumanza, altri ancora si trovano circondati dalle pecore. Chissà quanta gente ci sarebbe stata, in una giornata di sole!

Il sentiero passa accanto al giardino botanico, ma per le pecore le erbe non sono da classificare in rare e comuni, bensì più o meno buone per il pascolo! Ormai piove e ci si rassegna all’ennesima giornata di brutto tempo. Un bel cambiamento di vita per Enrico! Originario di Cogne, fino a non molto tempo fa lavorava come cuoco. Mi aveva già scritto lo scorso anno a fine stagione… E la passione emergeva dalle sue parole e dalle sue immagini.

Il sentiero che conduce all’alpe è una vera e propria opera d’arte. Gli animali in parte lo seguono, in parte si sparpagliano a pascolare. Tornando alla storia di Enrico, da socio del consorzio dei proprietari di questo alpeggio, ha deciso di passare all’attività pratica di gestione e sorveglianza del gregge. “Ho tanto da imparare… Da bambino i miei avevano lavoro con l’albergo e mi mandavano su con i nonni in alpe. Adesso che faccio questo sto meglio. Non ho più lo stress di prima. E’ un’altra vita. Voglio fare anche il corso per gestire al meglio il mio cane, ho preso un cucciolo di border. E poi imparo da Jacopo, che è giovane, ma ha già esperienza.

E’ la prima volta che mi capita di vedere un cartello che segnala i lavori in corso… su di un sentiero! Il percorso viene risistemato egregiamente e così ne beneficiano anche gli animali. “Il prossimo anno voglio portare su un po’ di capre, ho preso delle capre francesi, mungere e fare il formaggio.” Sicuramente, come cuoco, questa attività darà soddisfazioni ad Enrico. Invece alcune giornate al pascolo sono state dure, per lui. “Ho preso tutto l’abbigliamento tecnico, ma quei giorni che fa freddo…

Dopo il ponte, il sentiero si inerpica in un tratto più ripido. Dei giovani (Americani? Australiani?) sono rimasti in mezzo alle pecore, ma paiono divertiti dalla cosa e non si lamentano, a differenza di alcuni Italiani che sbuffano per l’imprevisto che ritarda il loro cammino. Altri ancora guardano schifati le loro scarpette nuove fiammanti insudiciate dagli escrementi che non riescono ad evitare di pestare. Anche questa è montagna…

Ecco finalmente il gregge nei pascoli. L’erba è già un po’ vecchia, ma è comunque ancora tutto un fiore. Le pecore evitano accuratamente il pianoro dove lo scorso anno avevano dormito, così i pastori posizionano nuovamente lì il recinto. Per fortuna ha smesso di piovere… Gli animali non si fanno pregare, pascolano a testa bassa e per un bel po’ non si muoveranno di lì.

Finito di preparare il recinto, anche i pastori pensano al pranzo. Il gregge continua a pascolare, il sole fa dei timidi tentativi di comparsa, ma alla fine vincono ancora una volta le nuvole e non c’è verso di vedere il Gran Paradiso in tutto il suo splendore. A poco a poco le pecore si coricano già a ruminare, sazie più che stanche per la transumanza. erba davvero buona, da queste parti! I due pastori restano su, tutti gli altri scendono a valle. Prometto di tornare per vedere la parte alta del vallone, spero di farcela davvero, magari a settembre.

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