Fienagione difficile (e non solo quella)

Persino i TG, tra una notizia sensazionale e l’altra, sono riusciti a dire che il maltempo sta flagellando l’agricoltura. Ieri gli amici in alpeggio mi raccontavano di grandinate, di neve, oltre alle ormai costanti, onnipresenti pioggia, nebbia, nuvole. Problemi in montagna, ma in pianura non si scherza. Ci sarà da piangere quando sarà ora di rientrare in basso. Molti animali forse starebbero meglio giù già ora, con l’erba che cresce a vista d’occhio. In certe stoppie, dove non si è riusciti nemmeno ad imballare la paglia, l’erba è già più alta delle andane ormai annerite che marciscono. E i fieni?

Una fienagione difficilissima. Riuscire a tagliare, far seccare, imballare, ritirare il fieno non è stato possibile per tutti. In pianura è andata bene a qualcuno a maggio, ma poi… Pioggia pioggia, pioggia. In Svizzera dovevo dare una mano alla mia amica Chiara, che fienava per i suoi asini, ma anche là il tempo ci ha lasciati fare solo parte di quello che si doveva.

Ci sono prati che, alla fine, non sono mai stati tagliati. Qualcuno mi ha detto che pensava di pascolarli, per non sprecare l’erba. Non oso pensare al prezzo del fieno, quest’inverno. Non a caso c’è un antico detto che ritorna in vari dialetti e che recita, con inflessioni e grafie più o meno simili, “An de èrba, an de mèrda“. Erba ce n’è, ma la stagione non sta affatto funzionando. Erba schiacciata a terra dalle piogge, dalla grandine. Erba cresciuta “per pioggia”, erba di poca sostanza. E poi in montagna fa freddo…

Appena c’è il sole, un po’ di vento e quel paio di giorni successivi di bel tempo, ovunque i contadini si scatenano a tagliar fieno. Ma bisogna avere la garanzia che riesca a seccare sufficientemente, oppure è fatica sprecata. Quando rientravo dalla Svizzera, passando per il Vallese, ferveva l’attività, tutti nei prati a tagliare.

E così intorno a ridenti paesini ordinati e puliti, con i prati che arrivano fino a confinare con le abitazioni, ettari ed ettari di prati erano già stati tagliati. Sole, vento, tutto sembrava promettere per il meglio. Animali al pascolo non se ne vedevano, erano tutti in alpe a quote maggiori, ma bisognava mettere da parte l’alimento per la lunga stagione invernale.

Dappertutto c’erano trattori in attività, chi a tagliare, chi a girare l’erba. Questo è un vero paesaggio di montagna vivo, operoso, dove l’agricoltura e l’allevamento fanno sì che si crei uno “sfondo” piacevole anche per chi viene qui a far turismo. Ed il turista cerca questo ambiente, frequenta questi posti perchè sa che trova sì l’alta montagna, i ghiacciai ecc ecc, ma anche un paesaggio rurale non contaminato da orrori architettonici.

Lo so che sembrano posti “da cartolina”, ma sono reali. E proprio l’operosità dei trattori in quella stagione di fienagione ci fa capire come cose così siano possibili solo se continua ad esistere l’allevatore, la stalla, l’alpeggio, ecc ecc. Un sistema delicato, ma fondamentale per la montagna. Purtroppo le previsioni continuano a non essere buone, quindi molti non ce la faranno a fare il fieno nemmeno questa volta. Bella vita, mestiere facile, quello del contadino-agricoltore-allevatore…

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  1. Ciao Marzia, il problema della fienagione quest’anno è davvero evidente. Parlando con allevatori del Basso Piemonte, dove abbiamo una casetta per le vacanze, ho riscontrato davvero tanta preoccupazione per la molta erba ancora nei prati, ormai vecchia e dura. Anche da noi esiste il proverbio che hai nominato, così come si dice “Anno da fen, anno da nien…” Qui in Liguria, come ben saprai, di fieno se ne fa più poco, si falciano solo i prati più comodi e questi sono davvero pochi. Mia madre mi racconta come quando era ragazzina tutto si faceva a mano, gli uomini con “U fero” , la falce sul manico, le donne con la “mesuira”, la falcetta a mano. Queste infatti permettevano di raccogliere anche l’erba che cresceva tra le tante rocce, che altrimenti sarebbe stata sprecata. I pochissimi cespugli di ginestra venivano tagliati e sminuzzati con l’accetta: venivano così utilizzati per lettiera. Molte persone del paese si trasferivano nel periodo della fienagione in piccole casette in pietra, molto simili a quelle che spesso fotografi tu ed ora ridotte quasi tutte ad un triste pietraio. Se tu vedessi ora come sono i campi che una volta sembravano giardini: la macchia mediterranea si è ripresa tutto. A maggio può anche sembrare bello, il giallo delle ginestre ed il loro profumo sono incantevoli: ma solo per 15 giorni! Per il resto dell’anno rappresentano una giungla impenetrabile, se non per il fuoco.
    Comunque, tornando al fieno. Quest’anno sono riuscito per miracolo a fare ottimo fieno, falciandolo in tempo ed impiegando molti dei miei famigliari per tagliare in fretta, raccogliere ed imballare: a dire il vero non mi serve troppo fieno, visto il numero esiguo di capre che ho. La cosa drammatica è che tutti gli anni mi trovo a combattere “bonariamente” con un allevatore di bovini che lascia pascolare le mucche senza custodirle, infischiandosene della mia necessità di falciare i prati. E’ vero che qui sono rimasto solo io a falciare questi pochi terreni e per di più per un fabbisogno famigliare e non per mestiere, ma è triste dover cercare di riparare con fili elettrici la tua proprietà perché qualcuno si disinteressa del bisogno degli altri. Da aprile mi reco due volte alla settimana in questi prati a riparare pazientemente il filo strappato dai vitelli, trovando il prato pascolato e l’erba schiacciata e mangiata. Tutti gli anni mi dico, “questo è l’ultimo, dal prossimo il fieno me lo compro”, ma poi mi dispiace rinunciare a questa bella esperienza, fatta ancora a mano, ricca di tradizione e di profumi…. Ecco il mio lungo commento… una fienagione difficile, non solo dunque per il tempo meteorologico, ma anche per il tempo che viviamo, dove spesso li bisogno del singolo (anche isolato, come me…) vengono calpestate da chi è più grande di te…. Grazie e a presto, Fabrizio, Imperia.

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