Sempre di pastorizia si tratta

Nel mio ultimo giorno in Svizzera, finalmente ho anche visto un gregge e il suo pastore. Con la mia amica, abbiamo fatto visita all’alpeggio dove lei manda in guardia le sue pecore.

Meteo variabile, temperature basse, vento e tormenta, pioggia che quasi potrebbe essere neve. Subito il pastore ci osserva sospettoso dalla baita, solo dopo capisce di chi si tratta. La strada per raggiungere l’alpe è lunga, sterrata, chiusa al traffico. Chi sarà mai ad avventurarsi fin qui? Per di più con targa italiana… Ci rifugiamo nella baita, piccola, ma calda e accogliente.

La mia amica mi raccontava che, qualche anno fa, questo alpeggio è stato letteralmente spostato e ricostruito qualche centinaia di metri più in là. Una fetta della montagna è stata rimodellata per costruire delle strutture per incanalare e frenare il corso delle valanghe, che si staccano dalle cime e arrivano fino ai paesi di fondovalle. Comunque oggi anche la terra si sta ricoprendo di nuova erba e l’abitazione dei pastori sembra essenziale, ma funzionale.

Parliamo di pecore, parliamo di lupi, di cani da protezione e sembra di non essersi allontanati più di tanto da casa. I cani fanno il loro mestiere, qualche turista rispetta, altri no. Un cane era troppo aggressivo, il pastore ha dovuto darlo via. Anche qui in passato ci sono state predazioni… Il gregge è composto da animali di proprietà e da altri presi in guardia, si vedono le marche di colore diverso e anche le razze rappresentate sono numerose.

In questo alpeggio c’è una coppia, Giacomo e Franziska. Lui Bergamasco, uno dei Bergamaschi che partivano per fare i pastori in Svizzera… ed è rimasto, si è sposato, ha un gregge e un figlio che forse seguirà le sue tracce. Giacomo è uno dei fratelli di Luigi, fratello maggiore. Chi non si ricorda Luigi “le Berger”? Parlando del figlio, non si capisce bene se il padre vorrebbe che continuasse l’attività. “Ha finito la formazione, è stato tra i migliori, ma non so se fa bene a far questo. Lui lo vorrebbe, però…

Di solito un padre è orgoglioso del figlio che continua ciò che lui ha messo in piedi. “Non si riesce più a fare questo mestiere, al giorno d’oggi. Le tasse, le spese… Poi girando uno attraversa diversi Cantoni e ciascuno vuole cose diverse, come adesso che nei Grigioni vogliono fare il risanamento per la zoppina, ma io d’inverno vado anche in Cantoni dove non fanno niente e prendo pecore su per l’estate che vengono da posti diversi. E’ impossibile!“. E così il padre preferirebbe che il figlio facesse altro. “Se ha la passione, si tenga una cinquantina di pecore, ma per vivere faccia altro!

Giacomo e il suo aiutante si avviano verso il pascolo, ciascuno con i propri cani. Il pastore continua a salire in alpe nonostante i problemi di salute avuti in passato, che gli rendono difficile il seguire il gregge lungo i pendii. Ma si sa come vanno queste cose, quasi niente riesce a fermare un pastore dal continuare quello che è il suo mestiere/vita. Il forte vento freddo ha spazzato via la perturbazione, ma occorre chiudere ben bene le giacche, viste le temperature.

Restiamo ancora un po’ a guardare il gregge che si allarga sul versante. La sera in alpeggio è sempre il momento per me più bello. Le pecore sono più tranquille, le luci meno intense, mentre guardi gli animali al pascolo lasci vagare i pensieri. Purtroppo però bisogna andar via, così salutiamo e ci rimettiamo in viaggio verso il fondovalle.

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