Alpeggi e paesaggi di media montagna in Canton Ticino

Ancora immagini e racconti d’alpeggio d’oltreconfine. Non sono andata propriamente in alpeggio, ma ho “fatto un giro” e vi mostrerò le mie impressioni e riflessioni.

Tanto per cominciare, ecco un’azienda di mezza montagna: non un’alpeggio, ma una sede fissa in un luogo sicuramente ameno. Da notare l’ordine e la cura del paesaggio, che spesso invece è carente dalle nostre parti. Eppure non è “un’altra erba”… i prati sono prati ovunque!

Qui si producono e vendono formaggi, come indica la freccia. Al momento del mio passaggio, non ho visto animali, forse erano al pascolo più in alto. Non mi trovavo in alta montagna e nemmeno c’erano alture importanti, ma qua e là tra boschi e radure, di animali in zone delimitate dai fili ne ho incontrati molti.

Un alpeggio vero e proprio ad esempio era questo, collocato praticamente in cresta. Qui gli animali erano già passati, l’erba era già stata pascolata e così anche la struttura al momento era vuota.

Poco oltre ho incontrato alcune vacche con i vitelli ed un paio di cavalli. Pochi animali, ma in numero proporzionato ai pascoli a disposizione. Per fortuna le vacche brune avevano le corna! Lo so che vengono loro bruciate per questioni di sicurezza (degli stessi animali e degli operatori in stalla), ma sono sicuramente molto più belle così.

Anche da queste parti la stagione è ben più piovosa della norma, così solo pochi appezzamenti sono stati sfalciati e il fieno è stato imballato. Ovviamente le attrezzature sono quelle adatte per la montagna, per i pendii, per le dimensioni aziendali.

Proseguendo, sono arrivata ad un alpeggio utilizzato, si tratta dell’Alpe Santa Maria di Lago. Ecco qui la scheda dell’azienda, reperita on-line. Si allevano bovini e caprini e, ovviamente, si caseifica il loro latte.

Non so dove fossero le capre, ma vacche Brune e Jersey pascolavano a poca distanza dalla sede d’alpeggio. Certo non si tratta di bellissimi e ricchissimi pascoli d’alta quota, però se queste aree venissero abbandonate, felci, cespugli e infine il bosco chiuderebbero tutti gli spazi. Sulle piste e sui sentieri, in quella giornata di cielo variabile, c’era un’altissima frequentazione di ciclisti ed escursionisti.

Sulla via del rientro, tra tante case e frazioni ancora utilizzate o abitate nel fine settimana, mi sono anche imbattuta in uno dei pochissimi segni di abbandono in un’area di bosco. Altrimenti, ovunque fili tirati, animali al pascolo o prati in attesa di condizioni meteo favorevoli allo sfalcio ed alla fienagione.

Il giorno successivo, sempre in Canton Ticino, ho raggiunto quote più elevate. Anche da queste parti la stagione è tardiva e le mandrie non sono ancora salite molto in alto.

Prossimamente verranno spostate qui e forse ancora più in su. Anche guardando con il binocolo i versanti opposti, non ho visto alpeggi sovraffollati come da noi, mandrie immense la cui entità è visibile persino ad occhio nudo. Anche gli alpeggi con gli edifici più grandi e le maggiori superfici di pascolo, hanno un numero di capi proporzionato.

Quassù le vacche al pascolo presto conviveranno con chi trascorrerà nelle baite il periodo delle vacanze estive. Gli allevatori hanno già tirato i fili intorno alle abitazioni… Chissà se, anche da queste parti, la convivenza allevatori/turisti è diventata sempre più difficile? Così ad occhio direi che l’integrazione tra allevamento e il resto del territorio non è andata perdendosi come dalle nostre parti…

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