E alla fine tutto filò liscio. Però…

A Lemie domenica mattina l’incubo numero uno era il meteo. Nonostante il timore per i possibili “attacchi animalisti” che potevano verificarsi in seguito alle notizie circolate in rete, più che altro gli organizzatori stavano con il naso all’insù.

Le condizioni meteo effettivamente non erano delle migliori. In bassa e media valle pioveva, sulle cime dell’alta valle aveva addirittura nevicato, qua e là c’erano isole in cui la pioggia temporaneamente non cadeva. Che fare? Rimandare? Rischiare? Gli organizzatori si consultavano…

Alla fine la manifestazione prende il via, anche se con un numero di capi inferiore alle aspettative. Chi doveva arrivare da altri paesi purtroppo ha rinunciato, così c’erano solo allevatori locali. Qualcuno arriva a piedi, altri con i camion, ma poco per volta il “campo della battaglia” si anima.

Ovviamente gli animali non possono essere lasciati liberi. Scapperebbero, innanzitutto. Poi… potrebbero iniziare in anticipo i combattimenti! Oppure “farebbero conoscenza” anzitempo e cesserebbe la spettacolarità dell’evento. Tutte al loro posto, possono anche essere ammirate da curiosi, visitatori e appassionati. Sottolineiamo che legarle non è maltrattamento. Si tratta di qualche ora e non è niente di diverso da ciò che accade in stalla. Se non venissero legate, potrebbero battersi tutto il tempo!

Evidentemente richiamati dal clamore mediatico sull’avvenimento, alcuni “animalisti” si presentano effettivamente in campo a Lemie. Subito sono confusi tra la folla, ma poi poco per volta tutti li notano. Fotografano le bestie insistendo sui dettagli della catena, accarezzano e parlano a capre e capretti in Italiano e… fanno domande! Molte domande! Sulle capre, sulla battaglia, sul lupo… Qualcuno li sente parlare di cartelli da esporre al pomeriggio e si instaura un clima di tensione tra gli allevatori, tra chi si è tanto adoperato per organizzare l’evento.

Dall’alto, con le nuvole che incombono, potete vedere come ahimè il numero di animali non fosse quello delle aspettative. Oltre al “caso animalista”, gli amici delle Valli di Lanzo (gruppo Li apassiunà d’le crave d’la Val ad Lans) mi raccontavano anche di screzi interni tra “gruppi” che condividono la stessa passione. Battaglie dove gli animali hanno fatto il loro mestiere, ma le persone hanno avuto discussioni sugli esiti degli incontri, sui vincitori, sulla giuria. Purtroppo questo clima non aiuta, nel senso che già gli allevatori tradizionali e appassionati sono “deboli”, già nessuno li difende, nessuno parla a loro nome. Se poi ancora sono divisi al loro interno da campanilismi, ripicche gelosie ecc ecc ecc… non si va da nessuna parte e si soccombe sotto ai proclami farneticanti di pseudo amici degli animali.

Ecco il momento della pesatura degli animali che “combatteranno” nel pomeriggio. Gli incontri infatti avvengono con categorie separate, in modo che ci sia un certo equilibrio tra le avversarie.

Dopo il pranzo e dopo alcuni scrosci di pioggia, ecco che finalmente la “battaglia” ha inizio. Non c’è più traccia del gruppo animalista (non hanno mangiato polenta, spezzatino e toma con tutti noi), così il clima si distende e si può tornare a godere del bel momento di incontro tra amici e appassionati. Avrà prevalso il buonsenso? Avranno avuto paura della pioggia? Non lo sapremo forse mai. Ho cercato comunicati in rete, ma per ora non ho trovato nulla, nemmeno sulla pagina Facebook dell’associazione che aveva diffuso quei comunicati.

Certo, gli animali si “battono”, ma non è niente di diverso da quanto accade in natura, da quel che succede sui pascoli o in stalla. E, soprattutto, niente di cruento! I primi a dispiacersene, se si facessero male in qualsiasi modo, sarebbero gli stessi allevatori! Se mancavano gli animalisti, al pomeriggio comunque nel campo si aggirava un tipo strano che ha chiesto se: “…si vedeva il sangue” o qualcosa del genere. Dev’essere rimasto deluso, non l’abbiamo più visto.

Come potete vedere, lo spettacolo è talmente cruento che è un bambino a portare in campo la sua campionessa e assisterla nello scontro. Una passione che nasce davvero da piccoli, come ho potuto osservare anche ascoltando i commenti partecipi ed interessati di alcuni giovanissimi/giovanissime del pubblico, che tenevano conto dei risultati e facevano ipotesi su quali sarebbero state le protagoniste di semifinali e finali.

A volte gli animali sembrano più fare amicizia che combattere. In un paio di occasioni simili, dopo aver atteso per un po’, l’esito si è addirittura deciso a testa e croce, in amicizia e simpatia. Altro che forzare le capre a combattere!

Non sono mancati anche momenti più scenografici con animali che hanno dato spettacolo. Intanto era tornato il sole, c’era un buon pubblico e gli animi si erano rilassati. Sarebbe stato davvero un peccato che tutto venisse rovinato dalle isterie ignoranti di qualcuno. Pensiamo soprattutto al fatto che questa è una giornata di gioia e di festa per persone che non conoscono mai le ferie e il tempo libero. Inoltre, molti appassionati di “battaglie delle capre” non sono allevatori di professione, ma hanno un altro mestiere e tengono qualche animale per passione, appunto, dedicando loro tutte le ore a disposizione.

Come fare a spiegarlo a tutti coloro che blaterano in rete o a quelli che hanno vagato tra le capre per ore domenica mattina? Almeno è già positivo che siano venuti ad informarsi e “toccare con mano”. Forse, come diceva il Presidente dell’Associazione, hanno capito che non c’era niente di cruento o innaturale, così se ne sono andati. Però dilaga sempre di più la disinformazione contro il settore dell’allevamento, contribuendo ad esasperare soprattutto i piccoli che lo praticano con grandi sacrifici e passione. Queste persone magari non eccellono nella comunicazione e si esprimono in modo diretto, anche troppo diretto, talvolta! Ma sono abituate a lavorare e agire, mentre chi si perde nelle finezze linguistiche ha molto, molto più tempo di loro a disposizione.

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