Senza foto, senza nomi… e senza parole

Quando avevo iniziato a scrivere il libro sui giovani allevatori, volutamente avevo cercato di contattare molti ragazzi e ragazze che cercavano di iniziare questa attività, tra mille problemi, e non solo “i soliti nomi”, chi già era conosciuto, chi già aveva un’azienda in piena attività. Adesso, di quelle storie, alcune vanno avanti, progrediscono, si evolvono, altre hanno vissuto profondi cambiamenti, altre ancora si sono interrotte a causa delle difficoltà e delle prove che la vita ci presenta lungo il cammino.

Non voglio fare nomi, non voglio nemmeno farvi capire dove sono le realtà di cui vi parlo, vista la delicatezza di alcune situazioni. Comunque… conosco aziende che rischiano di morire non per mancanza di volontà di chi le gestisce, ma per la burocrazia, le tasse, l’ottusità (per non dire di peggio) degli amministratori locali, per l’ostilità del territorio (e dei suoi abitanti!) in cui si trovano ad operare…

Ho in mente un paio di casi in cui le titolari sono donne. Donne forti, coraggiose, a cui la vita ha già riservato ogni sorta di avversità. Eppure loro non si sono mai arrese. Ma oggi, nonostante stiano facendo un mestiere che a loro piace, nonostante abbiano idee, progetti, senso pratico e concretezza… oggi non sanno come fare a tirare avanti. Si arrabattano, resistono con i denti, lavorano, ma le entrate non bastano. Tanto meno se c’è anche una famiglia!

Vi parlo per esempio di un’azienda che vive una situazione assurda. Dovrebbe essere il classico modello di pluri-attività che permette di vivere (o almeno sopravvivere) in montagna. Invece si trasforma in problema per l’amministrazione comunale, perché… avere gente che vive e altra che deve poter raggiungere quella località per andare a fare delle attività, mangiare, acquistare i prodotti è un problema! Invece di favorire altri insediamenti in zona, altre aziende che recuperino il territorio, lo facciano (ri)vivere, lo gestiscano (contribuendo a limitare i rischi di incendio, dissesto ecc ecc), si vorrebbe che quelli esistenti sparissero, perché sono un problema e un costo in termini da servizi da dover garantire (primo fra tutti l’eventuale sgombero neve invernale).

E allora? Allora cerchiamo di mettere i bastoni fra le ruote. Bloccare i progetti di ristrutturazione e recupero terreni, sanzionare con multe da migliaia e migliaia di euro per piccole irregolarità, far perdere i finanziamenti ottenuti per progetti innovativi e per la realizzazione di infrastrutture.

Non è l’unico caso. C’è chi pensa addirittura di andarsene… Non solo i cervelli, ma anche le braccia in fuga all’estero? Ogni tanto c’è qualche convegno dove si parla del ritorno alla montagna, all’agricoltura, ma le persone che intervengono e portano esempi positivi alla fine sono sempre le stesse. E di tutti gli altri, di quelli che addirittura rischiano di perdere tutto, chi ne parla? Ci sono quelle realtà a mezza quota, dove la sede comunale è in pianura o comunque dista poco da essa e la maggior parte degli abitanti lavora in città: ecco, qui molte volte la fascia di territorio montano è vista solo come un problema e non come una risorsa.

Ho già parlato poco tempo fa di agricoltura/allevamento di resistenza e non solo di sussistenza, penso che ci siano altri che, leggendo, si riconosceranno in queste situazioni. Se mi contattate qui o in privato o su facebook, sarò felice di far conoscere le vostre storie.

Annunci

  1. Per quanto da me visto in quasi mezzo secolo di vita posso dedurre che, soprattutto alle amministrazioni locali, non si può chiedere lungimiranza nè tantomeno volontà di instaurare un circolo virtuoso per il bene del paese. La più grande preoccupazione che hanno tutte le giunte è quella di “fare cassa” e non cercare di guardare oltre allo scadere del proprio mandato. Una ventina di anni fa nel mio paese si presenta il problema del peso pubblico ormai obsoleto e non più bollabile. Soluzione: togliamo la barra al peso, così nessuno lo usa più. Si indice una riunione ed io porgo le mie rimostranze in quanto ritenevo che in un paese di oltre 4000 abitanti il “peso pubblico” fosse un servizio essenziale. L’assessore all’agricoltura del tempo mi dice: “vai a spiegarlo tu al segretario comunale che bisogna spendere circa quaranto milioni di lire per quei quattro contadini che siete rimasti. Tutto cadde nel dimenticatoio ed il peso non fu mai più costruito.
    Oggi, vista la recessione, vista la sparizione di “mamma Olivetti”, visto che la gente non riesce più a pagare le bollette del gas, moltissime famiglie sono ri-passate all’utilizzo della legna. Questo ha fatto ovviamente nascere nuovi commercianti, potenziare i vecchi, tanto che nel paese ormai siamo a centinaia di tonnellate di legna vendute ogni stagione. Non essendoci un peso pubblico, alcuni se lo sono costruiti, altri pesano nei comuni vicini ma questo avviene sempre in assenza del committente (per comodità, dicono). Il risultato quasi certo è che molti committenti pagano anche l’aria contenuta all’interno del rimorchio (anche questa pesa, sai !!!!). Se esistesse un peso pubblico in paese si potrebbe dire: ti aspetto al peso, scarichiamo e poi andiamo a fare la tara. A distanza di qualche anno chissà se queto ex assessore è ancora convinto che un peso pubblico serve solo a quei quattro contadini rimasti. Nel frattempo lui è diventato nobile e non pensa certo a quei poveracci che comprano la legna per risparmiare. Ciao, Bruno

    • le storie di questa nostra povera montagna parlano di legna, di capre, di patate, di formaggi di tante piccole cose che, messe insieme, potrebbero far sopravvivere. ma c’è sempre la burocrazia e i “costi” ad ammazzare tutto. e i comuni pensano, come dici tu, prima di tutto alla cassa…

  2. Solo una piccola precisazione…
    non parlare di “braccia in fuga all’estero”, essere allevatori sarà pure anche un lavoro di braccia, di infiniti sforzi, ma senza cervello non si fa nulla.
    Chi vuole andare via, magari all’estero e creare un’azienda deve avere molto ma molto più “cervello” del laureato che emigra a fare il dipendente.
    Ciao, riccardo

    • era volutamente ironico… perchè tutte queste storie parlano di gente che, avendo cervello, soffre ancora di più di fronte all’ingiustizia e a quanto sia anacronistico parlare di ritorno alla montagna da applaudire, quando poi dietro ti rifilano tante tante mazzate

  3. vero, in appennino se fai il latte per il parmigiano tutto bene senò sei un fricchettone che va a vivere in montagna per non lavorare,ma noi resistiamo e lavoriamo lavoriamo ma la cosa più assurda e che un vigile urbano o un dipendente asl anno in mano il potere di distruggere una azienda o una famiglia in nome di una legalità inesistente.ma noi donne e uomini di queste montagne sappiamo cosa e giusto e cosa e sbagliato,e per noi il consumatore che viene a casa nostra e assagia i nostri manufatti,vede cosa mangiano gli animali e quando va via e lui a darci i marchi doc ,dop, igp, t,i li, qui e la, idem con patate io sono piu soddisfato cosi.sono nato e cresciuto in sardegna e ho spedito in aereo sia li che in altri paesi esteri il mio formaggio di mucca e capra abusivamente e non posso che essere orgoglioso di allevare i miei figli e istruirli con i i risultati di immensi sacrifici e privazioni che questi lavori e il fatto di vivere in montagna possono arrecare.grazie dottoressa marzia per il contributo rivoluzionario che lei sta dando a queste genti solo per il fatto che possiamo comunicare aggiornarci sulle problematiche di tutte le realta descritte,senza neanche sparare un colpo,ma molto defragrante a tutti i livelli.un saluto a tutte /i e se venite da queste parti siete tutti benvenut a vedere come l europa l italia e mezzo mondo voglio distruggere l agricoltura la pastorizia ecc.a casa nostra vi facciamo vedere cosa voldire tutto questo e trovarsi nel 2014 a lavorare 20 ore al giorno e non avere i soldi per un paio di scarpe…buona notte? torno dalla princippessa kate (la nostra mucCa)e rinchiudere le pecore prima che i lupi facciano festa….

    • grazie a te antonello… e lascia perdere il “dottoressa” per favore… 😉
      la tua è una testimonianza toccante e appassionata! coraggio!!!!! non sei da solo, siete in tanto così, sparsi qua e là, a resistere nonostante i lupi a due e quattro gambe

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...