La montagna con il maltempo

Anche il maltempo ha il suo fascino. Per apprezzarlo però bisogna già essere un vero amante della montagna e non solo frequentarla occasionalmente. Chi si organizza per fare una gita, consulta il meteo e parte solo se fa bello. Per fortuna, da una parte, altrimenti poi si leggono gli articoli di incidenti capitati qua e là, con il commento spontaneo: “Ma cosa sono andati a fare, con il tempo che c’era?“.

Il pastore invece no. Il pastore è in montagna per mesi. Vive, ma soprattutto lavora lì. Con qualsiasi condizione di tempo. Non sempre ha la possibilità di tenersi aggiornato con le previsioni meteo, ma comunque spesso qualcuno dal fondovalle cerca di avvisare se proprio ci sono delle allerte. Altrimenti, ci sono le belle e le brutte giornate, tutte da far passare rimanendo all’aperto dalla mattina presto fino alla sera tardi.

Terminati i primi lavori mattutini, si apre il recinto e si va al pascolo. E’ già una fortuna che la nebbia si sia un po’ alzata, ma l’erba è fradicia e dal cielo viene giù umidità che non è ancora proprio pioggia. Non fa nemmeno caldo, anzi… Decisamente freddo, specie se si sta fermi. Per il momento però c’è da seguire o precedere la salita delle pecore, quindi si cammina.

La nebbia si è alzata, ma già altra sale dalla pianura. Sono scenari belli da vedere, ma di lì a poco tutto sarà di nuovo avvolto, l’umidità aumenterà ed anche il freddo. Il pastore, a differenza dell’escursionista, spesso trascorre ore fermo, oppure deve ripartire velocemente quando la nebbia si alza e vede un gruppo di animali che stanno prendendo la direzione sbagliata.

La fioritura dei rododendri è in corso, la pioggia l’ha parzialmente rovinata. Il gregge si allarga a pascolare sui ripidi pendii, che visti in foto appaiono ancora più scoscesi. Dove si può, si sale su sentieri e tracce create nel corso di anni dal passaggio degli animali, poi in certi momenti invece si taglia attraverso i pascoli, infradiciando gli scarponi e il fondo dei pantaloni.

Il gregge sale, in certi momenti sembra di non aver fretta di pascolare, ma solo di andare oltre, più in là, a vedere cosa riserva quella montagna. Bisogna però intervenire per fermarlo e guidarlo, dato che, oltre la cresta, finisce il suo territorio ed inizia quello che altri animali pascoleranno più avanti nella stagione.

Le montagne difficili, quelle montagne dove solo qualche pastore resiste ancora. Molte volte ho pensato a come i pastori siano diversi dagli alpinisti, eppure compiano imprese che però nessuno conoscerà mai. La loro attrezzatura non va oltre un buon paio di scarponi, è raro (da noi) vedere un pastore con abbigliamento cosiddetto “tecnico”, eppure salgono anche tra le rocce più impervie per andare a recuperare una capra o una pecora rimasta indietro.

La pioggia va e viene, apri e chiudi l’ombrello. Passano quando due ore da quando si decide di fare in modo che gli animali inizino la discesa a quando anche l’ultimo sarà chiuso nel recinto. Con la pioggia, bisogna anche andare a controllare sotto le rocce e nelle vecchie baite quasi crollate che nessun capretto si sia riparato lì… e invece ce ne sono parecchi! La primavera è alla fine, sta per iniziare l’estate, c’è chi dice che sarà secca e torrida, chi invece la immagina piovosa e nebbiosa. Come al solito, si cercherà di adattarsi a quello che verrà.

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