Allevamento di resistenza

Questa mia estate vagante di vagabondaggi mi porterà in tanti posti nuovi, sconosciuti. Per fortuna le moderne tecnologie fanno sì che anche nei luoghi più sperduti oggi si possa per lo meno rimanere in comunicazione gli uni con gli altri, così vado a trovare amici “virtuali”, per farli diventare reali. Prima di dimenticarmene, però vi ricordo l’appuntamento a Canal San Bovo (TN) il prossimo 7 giugno, data in cui presenterò il mio libro “Lungo il sentiero”, nell’ambito della manifestazione “Verso l’alpeggio”. Qui l’intero programma.

La scorsa settimana invece sono stata in Appennino. Luoghi lontani dalle rotte principali. Tanto per cominciare, mi sono avventurata a Caldirola, in Val Curone (AL). Da quelle parti ero stata una decina di anni fa, d’inverno, per un lavoro. Ma all’epoca non avevo gli interessi attuali, quindi ricordavo solo un senso di abbandono e scarsa densità abitativa, senza però avere idee sullo stato dell’allevamento.

Ora invece ho incontrato Caterina, della Fattoria l’Aurora, e la sua famiglia allargata… Questa casa è una realtà particolare, tra volontari Wwofers, bambini che vengono alla fattoria didattica, gli animali e molto molto altro ancora. Chiacchierare con Caterina e con suo marito Matteo è stato interessante. Ascoltare la loro storia, i sogni e i progetti… La lotta di Matteo contro la morte di questa (ex?) stazione sciistica e località di villeggiatura, dove ora risiedono soprattutto (pochi) anziani. Tre sono le realtà ancora vive: l’Aurora, gli impianti di risalita che cercano di integrare con la MTB da discesa e un coraggioso allevatore di bovini da latte, che resiste per passione e attaccamento al suo territorio.

Un territorio fatto di tanti boschi di faggio che, solo sui crinali, presenta ancora fasce di pascolo. Più in basso invece è una lotta impari contro l’avanzata di cespugli e alberi. In cresta e qua e là nei boschi restano i segni di infiniti recinti fissi realizzati in passato. Matteo mi racconta dei suoi cavalli merens, allevati al pascolo in questo territorio… Ma anche quell’avventura ha dovuto praticamente concludersi per motivi economici.

Sull’altro versante, tra cespugli e chiazze di pascoli, scorgo delle vacche piemontesi. Il mondo degli allevatori è piccolo e così immagino di chi possano essere. Scoprirò più tardi di aver indovinato. Così come intuisco giusto quando mi parlano di un nuovo allevatore che il prossimo anno affitterà altri territori di alpeggio. Ahimè… anche da queste parti sembra che arrivino quei personaggi che si stanno accaparrando ettari ed ettari di territori in montagna per poter aver accesso ai famigerati contributi.

Che futuro avranno queste montagne così diverse dalle Alpi? Avanzerà il bosco fino a ricoprirle interamente? Riusciranno Matteo e altri come lui a portare avanti i loro sogni/progetti, anche insieme ad altri che hanno il coraggio di mettersi in gioco e tornare ad abitare in posti del genere? Oppure verranno sconfitti e lasceranno il territorio a quei lupi che, in passato, sono arrivati ad attaccare il piccolo gregge nel cortile della fattoria?

Dopo un lungo viaggio seguendo strade secondarie totalmente prive di traffico, incontrando rari nuclei abitati, molti molti boschi, prati sfalciati, campi e vaste aree apparentemente abbandonate, eccomi ad Albareto (PR), sotto ad un cielo plumbeo che promette pioggia. Animali al pascolo non ne ho visti, ma qui di prati sembrano essercene parecchi. Saranno Paola e Martino a raccontarmi cosa succede da queste parti.

La loro azienda è una delle poche, pochissime della valle. Dicono che qui di giovani non ce ne sono e l’allevamento è rappresentato da alcune aziende di vacche da latte. “Quando però è venuto a mancare uno di questi allevatori, i figli si sono affrettati a vendere tutto e andarsene.” Loro hanno cavalli (di proprietà e in pensione), pecore, capre e un paio di vacche. Immaginano che il Piemonte sia un’isola felice, guardando in queste pagine e su facebook le immagini delle aziende, del pascolo, delle fiere zootecniche. Anche loro lottano per resistere. Martino è del Trentino, Paola di Reggio Emilia, hanno una bimba piccola, vogliono aumentare il numero di capre, fare un corso di caseificazione… Insomma, crescere come azienda, anche se attualmente sono soprattutto i cavalli in pensione a dare un reddito. Temono il lupo, che ha già attaccato il loro gregge: “Hanno messo le fototrappole, c’è un branco che passa proprio qui…“.

E di lupi continueremo a parlare per tutta la sera. Infatti ci trasferiamo oltre la cresta boscosa, arrivando in Toscana, a Zeri, il paese della famosa razza di pecore. Una realtà ancora più particolare di tutte quelle viste fin qui. Sulle donne di Zeri è stato anche girato un film

Eccone un estratto. Per saperne di più sulla pecora e sull’agnello di Zeri, basta cercare in rete. Qui avevamo già parlato di una di queste donne, Valentina, purtroppo relativamente ad un grave attacco da parte dei lupi agli animali della sua azienda. Valentina la incontro davvero, prima tra le viuzze di Zeri, mentre va a mungere le sue pecore e recuperarne altre tra i recinti che delimitano i pascoli. Poi, più tardi, a cena in una piacevole piccola trattoria dove chiacchieriamo fino a tardi gustando piatti e prodotti tipici, incluso (ovviamente) l’agnello.

Ma prima ancora Martino, maniscalco, si occupa dei cavalli di Valentina. Ascoltare gli interminabili racconti narrati con veemente passione da questa giovane pastora (classe 1980) è affascinante. Sentirla parlare del suo attaccamento a questa rude e povera terra che offre poco altro oltre al pascolo per le pecore… Racconta di quando andava in stalla da bambina con i nonni, di come tutti un tempo avessero le pecore e queste pascolavano libere e indisturbate. Ma oggi il lupo minaccia davvero di cancellare questa micro-economia che ancora mantiene vivo un territorio così dimenticato, così lontano da tutto e da tutti. Per chi volesse scoprire Zeri, le sue pecore e i suoi abitanti, tra poco ci sarà la fiera dell’agnello (14-15 giugno 2014).

…sono tornata da questo viaggio con una preoccupazione… Una sensazione di essere sull’orlo del precipizio insieme a tutti questi amici che praticano un allevamento che non è nemmeno più di sussistenza, ma una vera e propria forma di resistenza, tra spese, burocrazia, amministrazioni miopi, lupi a due e quattro gambe…

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