La montagna silenziosa

C’è chi, per staccare la spina, va al mare e chi… cambia soltanto vallata. Eccomi così un giorno di cielo un po’ velato ed aria fresca in cammino su altre montagne. Attraverso pascoli che via via si tingono di verde mentre, più in alto, la neve arretra lasciando spazio ai primi timidi fiori.

Nonostante l’erba già verde e appetitosa, la montagna è ancora silenziosa. I pascoli sono ancora deserti, la quiete viene interrotta una volta sola dal fischio di una marmotta. Ho visto qualche vacca al pascolo solo nei prati di fondovalle, poi più niente. Salendo lungo l’asfalto, le frazioni parevano quasi villaggi fantasma. Finestre chiuse, rarissime auto parcheggiate ad indicare le case abitate. Nessun piccolo gregge, nessun filo tirato.

Su questi pascoli, tra i 1000 e i 1400 m, un gregge adesso ci potrebbe star quasi bene. Una prima pascolata all’erba, per ritardare la spigatura delle graminacee… Ma qui, per quanto ne so io, salgono ormai solo bovini e arriveranno più tardi, quando ci sarà erba a sufficienza per sfamarli. Manca qualche settimana alle transumanze, anche se, qua e là, qualcuno si sta già muovendo.

Silenziose anche le baite. Molte sono totalmente abbandonate, alcune sono state recuperate per essere utilizzate nei weekend estivi. Un paio potrebbero essere possibili sedi d’alpeggio, ma forse qui gli animali vengono portati e lasciati incustoditi, recintati con i fili e l’elettrificatore. Come doveva essere diversa la montagna, un tempo! Ci sono nuclei di case ovunque, alcuni quasi invisibili tra la vegetazione che, via via, sta dispiegando le sue foglie.

Lungo la mia strada incontro anche una lapide. Subito penso faccia riferimento alla guerra, ai partigiani, ma poi, tra i nomi, leggo la scritta “morti per neve”. La data è 13 gennaio 1776. Non so che storia racconti questa pietra, ma è una storia molto antica, anni in cui probabilmente qui si abitava anche d’inverno. Oggi invece i pascoli si chiudono, campi non ce ne sono più, non penso nemmeno che vi siano prati sfalciati.

Più si sale, più è chiaro come la stagione debba ancora iniziare. C’è tempo, l’estate sarà comunque lunga. Guardate però come i boschi risalgano e come siano poche le chiazze verdi di prati e pascoli! Mentre scendo, casualmente incontro un amico che mi parla di come solo vent’anni fa le cose fossero ancora diverse. “Il bosco sta avanzando e non vedi nemmeno più tanti animali selvatici. Qui era facile vedere anche 20 o 30 caprioli, adesso più niente. C’è un branco di lupi che si sposta sulla dorsale.” Io, su al colle, di caprioli ne ho visti due.

I prati ancora liberi da piante e cespugli sono punteggiati di narcisi. La fioritura è ovunque spettacolare, ma bisognerebbe essere consapevoli del fatto che solo in una montagna viva, curata dall’uomo, tutto questo è possibile. L’avanzata della natura, del bosco, cambierà faccia alla montagna. Molto di quello che ci piace vedere e che definiremmo “naturale”, in realtà non lo è, ma è frutto della sapiente gestione delle generazioni del passato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...