Tutto ciò che sta intorno alla tosatura

Arriva la stagione e… inizia il solito valzer della tosatura. Come e quando tosare? Guardare la luna, guardare i costi, guardare il meteo e dipendere dagli altri. Iniziamo però a dire che BISOGNA tosare le pecore. Più si va avanti, più c’è progresso e più la gente ammattisce. Non che non lo sapessi, ma preparando questo post ho voluto vedere un po’ cosa si dice in giro della tosatura… C’è chi fa di tutto per recuperare e valorizzare la lana e chi addirittura consiglia di utilizzare le fibre sintetiche perchè tosare sarebbe maltrattamento.

Prendiamo fiato e vediamo un po’ quel che si dice in giro. Quando inizia a fare caldo, in primavera, i pastori tosano le pecore. O meglio, così fanno quelli che le pecore le tengono al pascolo tutto l’anno. Chi invece le chiude in stalla, solitamente le tosa nel cuore dell’inverno, magari a gennaio o febbraio, di modo che abbiano la loro lanetta quando usciranno a mangiar erba e che non abbiano troppa lana quando sono dentro. Le temperature, nelle stalle con un numero giusto di animali, anche in pieno inverno infatti sono gradevoli se non calde!

Se le pecore non venissero tosate, starebbero male. Il caldo, certo, ma poi parassiti, infezioni della pelle, rami e rovi che si impigliano… Sporcizia che favorisce lo svilupparsi di infezioni. Guardate il posteriore di questa pecora non tosata dopo il parto. Ogni tanto capitano delle diarree e lo sporco resta attaccato nella lana anche per lungo tempo, formando quelle che, nella pagella della qualità della lana consegnata a chi ce la ritira, sono state definite “caccole”. Queste possono anche essere pesanti e sicuramente fastidiose per l’animale, quando si sposta e sfregano contro le gambe.

Ormai non si tosa per reddito, tosare è un costo, ma lo fai proprio per il benessere dell’animale.  Così chi può magari se le tosa con l’aiuto di amici. Avendo tempo, attrezzatura e la capacità di farlo. Ma avendo anche il luogo adatto per riuscire a tosare e saziare il gregge nello stesso tempo. Una faticaccia, un impegno (ecco perchè non ho più aggiornato il blog ultimamente!) e pure un certo costo per i macchinari impiegati. Ma i pastori, tutti, comunque le pecore le tosano, una o due volte all’anno. Certi vaganti che scendono presto dall’alpe infatti tosano pure in autunno per evitare che, lungo i fiumi, negli incolti, troppi semi, rovi, spine restino aggrovigliati nel vello.

Chi il mondo della pastorizia non lo conosce, eppure lo giudica duramente, arriva a dire che tosare è maltrattamento. Leggete questo articolo e soprattutto i commenti dei lettori: c’è da rimanere ancora una volta allibiti nel sapere cosa pensa certa gente. Fermo restando che sono contraria al mulesing (qui in Italiano), una pratica in vigore in Australia e Nuova Zelanda su pecore merinos per ridurre le infezioni da parte delle larve di mosche (ma che consiste nello scuoiamento dell’area perianale), per tutto il resto… ma questa gente sa come si lavora in un allevamento in Italia o, più in generale, in Europa? Sul Sud America sono informati, ecco cosa scrivono: “La lana merino argentina è, ad esempio, condizionata dalle condizioni climatiche della Patagonia, con grandi differenze di temperatura tra estate e inverno e tra giorno e notte e con molto vento: è, quindi, una lana molto più arricciata di quella australiana, che protegge, appunto gli animali dalle intemperie. Per lo stesso motivo non ci sono mosconi e non c’è nemmeno la problematica del mulesing, anche se, anche in questo caso, quando gli ovini iniziano a produrre meno lana sono destinati al macello.

No alla lana e sì al sintetico! “Indossare lana significa, quindi, indossare violenza e morte. Ma indossare lana non è necessario. La lana può essere sostituita da tessuti, altrettanto caldi e morbidi, come il pile, il velluto, la microfibra, la ciniglia, il caldocotone, il cotone felpato, l’acrilico, la spugna di cotone; in particolare, nella trama del cotone invernale (caldocotone) si trovano microscopiche camere d’aria che isolano perfettamente dal freddo. Oltre ai materiali citati ve ne sono numerosi altri senza crudeltà, vegetali o sintetici, come, ad esempio, il lino, la viscosa, l’acrilico, la canapa, il fustagno, il goretex, il nylon, il poliestere, il thinsulate, il polarguard, il fibrefill e la cordura.” Meglio l’inquinamento, meglio le sostanze non naturali, i derivati dal petrolio… Pur di non avere a che fare con le sostanze animali, non considerano nemmeno le campagne sulla non sostenibilità del cotone. Ad ognuno la sua guerra… Io guardo le pecore al pascolo e dico che, per la loro forma di allevamento naturale, ciò che deriva da loro è più che mai sostenibile!

Tosare un piccolo gregge senza aiuti esterni può essere fattibile, ma quando superi i 2-300 animali le cose si complicano. Così, se arriva in zona una squadra di tosatori, alla fine ti affidi a loro. E inizia in balletto… Domani, no dopo-domani. Non hai mai certezze. C’è di mezzo il meteo, le attrezzature che a volte si inceppano, così si inizia a rimandare e tu non sai bene come fare sia per cercare gente che venga a dare una mano (c’è da tirare pecore, da insaccare lana), sia per essere nel “posto giusto”. Sei lì che aspetti di sapere e scopri che si rimanda ancora…

Allora ti rimetti in cammino per trovare un altro posto adeguato per l’indomani, sperando che sia davvero la volta buona. Sposta il gregge, sposta il recinto già allestito… All’imprevidibilità del pascolo vagante, con la tosatura si aggiunge sempre quell’incertezza in più e non è facile gestire tutto. Magari hai già preparato da mangiare o ti domandi se alla fine sarà un pranzo “sul campo” o una cena, da offrire alla squadra e a chi ti aiuterà. Ammesso di trovare qualcuno, così all’improvviso, in settimana.

Un’altra variabile è quella del tempo. I tosatori dicono che la pioggia non li spaventa, ma lo scorso anno la lana praticamente non ci è stata pagata, avendo tosato ed imballato con la pioggia. Già normalmente non c’è da guadagnarci, ma almeno prendere quel qualcosina… Nuvole in cielo, aria umida, previsioni molto incerte.

Si pascola più che si può, l’indomani le pecore dovranno attendere, per riprendere a brucare a piacimento. Ma comunque il disagio della tosatura finisce qui, qualche ora di “digiuno”, a cui il pastore farà seguire un pascolamento prolungato fino a notte inoltrata per recuperare il tempo perso. La fatica della giornata richiederebbe un riposo anticipato per l’uomo, e invece, tanto le pecore i pastori le maltrattano, anche in questa occasione si sacrificano loro stessi per il benessere del gregge.

Alla fine ecco la squadra al lavoro. Solo questa foto, perchè poi non ho più avuto modo di prendere in mano la macchina, con tutto il lavoro di raccolta ed insaccamento della lana. Si è lavorato a ritmo serrato tutto il mattino, con le nuvole incombenti. Qualche goccia è poi caduta, ma solo a lavoro ultimato, per fortuna! Questa volta, dopo Francesi, Spagnoli, Neozelandesi, Polacchi e non so cos’altro, i tosatori erano Italiani, dalla provincia di Rieti. “Nostro padre e nostro nonno prima di lui venivano anche qui in Piemonte a tosare, fino al 1993… Noi adesso nel Nord Italia tosiamo soprattutto in Veneto.

E così ecco il gregge pronto per la primavera. Quando sarà ora di salire in montagna, sulle schiene ci sarà già quel dito di lana a proteggere gli animali dall’aria più fine e dal sole estivo. Tosatura è benessere anche perchè, appena liberate dal vello, ecco le pecore muoversi veloce, alimentarsi più avidamente (che fatica per i pastori star loro dietro, i primi giorni) e… sì, anche riprodursi! Non è uno scherzo, venite a vedere come aumenta l’attività dei montoni appena dopo la tosatura!

Per chi volesse leggere altri articoli con notizie tendenziose e errate (almeno per la nostra realtà) legate alla tosatura, eccone alcuni: La lana è vegan? Come vivere un inverno caldo e cruelty free: no alla lana. Cosa non va nella lana? (in quest’ultimo articolo almeno si raggiunge il meglio con queste affermazioni: “Le povere pecore di routine sono prese a calci, pugni e tagliate durante il processo di tosatura.“)

PS: La nostra lana va a finire qui e di conseguenza qui, Biella The Wool Company.

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  1. come d’appertutto ci sono gli estremisti. Quello che mi da più fastidio però sono le persone che credono di sapere tutto su tutto. Vorrei vedere Stoppa, e gli autori degli articoli quanto effettivamente sanno di quello che stanno parlando.
    Che provino loro a stare tutto il giorno sotto il sole d’agosto con il piumino addosso, e poi vediamo se non si vogliono spogliare.
    Che provino loro a tosare una decina di pecore e poi vediamo la loro schiena come è messa.
    Che provino loro a portare le pecore (NON TOSATE) al pascolo lungo le siepi dei campi e nel bosco e poi poi vediamo quante la sera hanno rami, rovi e “petasac” (qui semi che si attaccano al pelo o ai pantaloni).
    Che provino loro a pulire una pecora non tosata a una settimana dal parto, e annusare dei buni profumi.

    Dalle mie parti, Bassano del Grappa, molti piccolissimi, piccoli e medi greggi hanno e abbiamo già tosato, sopratutto le pecore che hanno un ricovero. Io toso ancora a mano con la forbice (circa 15/20 min per pecora) e ti assicuro che dopo una decina di pecore la schiena piange.
    Poi come ogni anno il problema è smaltire la lana, quest’anno ho trovato una mia parente acquisita, equadoregna, che l’ha voluta per farsi cuscini e filarla. vedremo i risultati.
    Invece un mio vicino a cui ho tosato le sue cinque pecore vuole provare ad usarla come pacciamatura sull’orto. anche qui vedremo i risultati.

    Una cosa è certa, vedere un bel graggie di pecore al pascolo, tosate e in ordine, e sempre un bel vedere

    ciao andrea (quasipastore)

    • so che qui in piemonte si facevano studi sulla lana come pacciamante
      per tutto il resto, le tue parole sono una conferma che, chi prova sulla propria pelle (è proprio il caso di dirlo) può giudicare!!

  2. Abbiamo selezionato pecore che producessero molta lana per centinaia di anni e ora non le vogliamo più tosare?! roba da matti. Proprio ieri ho partecipato alla tosatura di un gregge, per la prima volta come “tiratore” di pecore, di solito schiacciavo la lana nei sacconi. Questa mattina ho riscoperto dei muscoli che pensavo non avere più, però è stata una buona giornata, in un ambiente amichevole e genuino. Se posso aggiungere qualcosa a proposito del benessere degli animali direi che ho notato solo un leggero stress nei capi che non erano mai stati tosati, subito passato dopo esser stati liberati dal vello invernale, i pochissimi graffi causati dalle attrezzature sono stati tutti subito disinfettati ed è stata l’occasione per il pastore e il suo aiutante per un controllo più approfondito sulla salute dei piedi degli animali.

  3. …sapessi come è bello lavorare ai ferri la lana vera…quella che sa di pecora! quella che man mano che la lavi e usi senti che scalda davvero!!!!
    e cmq, chi ha piccoli greggi non usa i metodi che is usano per le merinos… basta non comprare merinos che arriva da australia e nuova zelanda!
    personalmente …sto cercando la lana qui della pecora brogna dei lessini….ottima la lana di biellawoolbox… e che dire della pecunia dell’abruzzo?!?!? certo…un gomitolo non costa 50 centesimi… costa di più…ma vuoi mettere quando la lavori che piacere è?!?!?!
    per andrea di bassano del grappa: qui nei dintorni di verona ci sono ragazza che filano…che usano lalana delle pecore dei dintorni… soprattutto della brogna…non so bene con chi metterti in contatto…però su fb se vuoi, puoi unirti al gruppo di lanisti e laniste veronesi e vediamo cosa esce! in maggio ci sarà un corso di filatura…

  4. bello questo blog. Grazie per le info. Non ero per nulla informata sull’argomento e, in effetti, dinnanzi a chi dice cge tosare le pecore sia maltrattamento, finora stavo zitta perchè non informata.

    • Provando a dare una spiegazione a quelle persone che pensano che, con la tosatura, si maltrattino gli animali, dico questo: nel corso dei millenni sono state selezionate pecore che producessero più lana. Oggi, con il sintetico e con i suoi prezzi più bassi, la lana non ha più mercato, nel senso che al produttore viene pagata poco o nulla e nei negozi un maglione di lana costa di più di uno sintetico. Per non parlare dei materassi di lana che non esistono più. Però, anche per la selezione voluta dall’uomo, le pecore continuano a fare lana in quantità e in modo che non sono più in grado di eliminarla stagionalmente come avveniva in natura o come avviene tuttora per certi animali selvatici (penso, ad esempio, al Bue Muschiato). Quindi, di conseguenza, se non vengono tosate sono destinate a soffrire. Altro discorso se vengono usati metodi violenti o briutali, ma questo vale anche per gli altri animali o le persone…

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