Incontri nel Canavese

L’altro giorno sono andata a “fare un giro” nel Canavese. Il tempo è sempre poco, quando ci si muove bisogna mettere insieme più cose per ottimizzare la giornata. Era anche l’occasione per andare a vedere un po’ di pecore, ma ci sono stati anche degli incontri inattesi.

Il primo gregge (e i suoi pastori) li conosciamo bene. Pensavo di passare da lui sulla strada del ritorno, ma alla fine è stato il primo gregge avvistato casualmente dalla macchina. Solo arrivati ad una certa distanza ho capito di chi si trattava. Giovanni e il suo gregge pascolano tra prati e stoppie. Lì il terreno è sano, sabbioso, ci sono pozzanghere sulla stradina, ma non fango e ristagni d’acqua tra l’erba.

Il maltempo di questa strana stagione è l’argomento che accomunerà tutte le nostre chiacchierate. Il pastore sta ripassando dov’era già stato. L’erba fortunatamente ha già ricacciato, grazie alle temperature. Fosse stata neve e non pioggia questo probabilmente non sarebbe accaduto, ma nello stesso tempo… Il fango ha impedito di pascolare altri prati. E poi ci sono troppi pastori nel giro di pochi chilometri. Qualcuno rispettoso, con il quale ci si accorda per “dividersi” i pascoli. Altri che invece avanzano ignorando sia le tradizionali zone di pascolo dei colleghi, sia la disponibilità dei contadini a concedere il pascolamento. Sento addirittura parlare di uno che, lo scorso autunno, avrebbe messo il gregge in un campo di mais ancora da raccogliere! “Così la gente viene cattiva e non vuole più nessun pastore.

Seguendo indicazioni più o meno vaghe, ecco le tracce di un altro gregge. Il fuoristrada, delle reti tirate, i segni del passaggio delle pecore sull’asfalto, un animale da solo nel bosco, probabilmente in cerca del suo agnello, e poi la macchia bianca e belante poco sopra. Avessi proseguito sulla strada principale, sarei arrivata proprio a fianco degli animali… Ma invece no, si raggiungono pecore e pastori camminando in boschi fioriti di bucaneve, sprofondando nel fango di risorgive.

Con questo gregge multicolore, con tante capre, asini e pecore di razze e colori differenti, incontro una mia omonima con una storia speciale da raccontare. Forse un po’ tutte le donne che troviamo con un gregge hanno una storia molto particolare alle spalle. Marzia viene dalla Lombardia, si era avvicinata alla pastorizia nomade per amore… Dopo un certo numero di anni la storia è finita e lei si è trovata ormai parte di quel mondo, mentalmente e fisicamente (aveva un po’ di capre e pecore sue). Così ha lavorato in alpeggio a custodire un gregge proprio qui in Piemonte e lì a conosciuto Gianni.

Lui aveva i suoi animali in un alpeggio della stessa vallata, insieme ad un anziano pastore. Adesso Marzia e Gianni conducono insieme il loro gregge tra boschi e prati, in un territorio che ancora permette a volte addirittura di fare come si faceva un tempo, cioè non dover tirare le reti di notte. Però il loro gregge è difeso da cani da guardiania, perchè ormai anche in queste valli del Piemonte si sta diffondendo il lupo. Gianni però sembra scettico sulla validità di questi cani.

Lungo la strada sembra di scorgere ancora un altro gregge, ma c’è chi aspetta altrove e allora niente più tappe lungo il tragitto! Questa volta la famiglia Clemente è quasi al completo. Manca il figlio maggiore, che però non si occupa dell’azienda, preferendo svolgere altre attività. Ci sono invece Lucia, che studia ancora, e Chiara. Lei da quest’anno lavora a tempo pieno con i genitori. “Finito il Liceo, volevo andare all’università, a veterinaria. Solo che c’era il numero chiuso… 800 persone per 100 posti, non ce l’ho fatta.” Certo, il test premia solo qualcuno, ma mi vengono certi pensieri relativi al curriculum di Chiara, che fin da bambina aiuta in casa, va al pascolo, sale in alpeggio. Adesso va al pascolo, poi rientra a casa prima per accudire gli animali in stalla, in modo da sollevare i genitori da queste incombenze.

Anche loro stanno pascolando dove erano già passati. Claudio spiega che qui c’è da avere paura del fiume. “Quando scioglierà tutta la neve che è venuta, qui è capace di salire l’acqua fino a questo argine. C’è il ponte giù che è stretto e blocca tutto…“. Racconta dei giorni di pioggia, degli altri pastori che non rispettano (e sono gli stessi di cui parlava l’amico Giovanni prima), di incidenti sulle strade, di strani movimenti notturni lungo queste stradine secondarie, tanto che lui dorme vicino alle pecore per essere più tranquillo.

Parla dei fedeli cani, del suo, preziosissimo ed abilissimo, ma ormai già vecchio, di quella della moglie e di quella della figlia. Nonostante le piogge, qui le pecore sono bianche immacolate, perchè bene o male ha sempre trovato il posto giusto per farle dormire all’asciutto. Parla, parla e cala l’oscurità. Le giornate si allungano, ma è comunque ancora inverno, così tocca salutare questi amici e ripartire verso casa mentre viene notte. E’ comunque stato un bel giro nel Canavese dove, nonostante le “pecore nere”, la pastorizia resiste ed è praticata anche da giovani donne appassionate.

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