Esperienza

Trattiamo un tema non nuovo, quello del lavoro in un’azienda agricola. Prendo spunto da un paio di “suggerimenti” che arrivano dal web. Oggi pomeriggio inizia il primo dei due corsi dedicati a titolari e coadiuvanti di azienda agricola sul tema della pastorizia. C’era stato chi, anche dalle pagine di questo blog, si era indignato perchè venivano spesi dei soldi (i corsi sono gratuiti) per chi non ne aveva bisogno, mentre servirebbero dei corsi per chi ha il sogno di fare il pastore, ma non ha nessuna esperienza. A parte il fatto che a tutti un po’ di conoscenza in più fa sempre bene…

Non è affatto facile mettere in piedi un corso del genere, una “formazione da pastore“. Specialmente in un momento come questo, dove tutti “tagliano” tutto. Ci siamo provando, ci stiamo muovendo, ma per ora la strada giusta da percorrere non si è ancora trovata. Così uno si arrabbia se mette un annuncio in una pagina dedicata al “lavoro in alpeggio” su facebook e nessuno gli risponde: “o fatto domanda e non mi ha risposto nessuno e vero che non o pratica pero almeno rispondere e dire non o bisogno“. Certo, potevano rispondergli, però un’azienda agricola tradizionale non è un ufficio e magari non è nemmeno detto che leggano le e-mail ogni giorno.

Per tutti i lavori serve l’esperienza, solo che generalmente uno ha l’idea che, se hai la buona volontà, ti fanno vedere e poi tu impari. Solo che, se devi avere a che fare con gli animali, non avere esperienza può anche essere rischioso. Inoltre, chi ha bisogno di personale, generalmente ha una reale necessità urgente e vorrebbe qualcuno che, al primo giorno di lavoro, sia già in grado di mungere la vacca senza dovergli spiegare da che parte si inizia.

Però, tornando al corso per i titolari di azienda agricola che non avrebbero bisogni di aggiornamenti, l’altro giorno mi sono rimasta esterrefatta ricevendo una sere di quesiti da chi un’azienda ce l’ha e pratica pure attività didattica. Così mi sono messa a cercare informazioni su cosa significhi “fattoria didattica” e come ci si muove per aprirne una. Ho visto che in molti casi serve una certificazione per la didattica, ma non sarebbe meglio verificare prima la parte agricola? Sapere come si allevano gli animali (e magari scrivere correttamente sul sito aziendale il nome della razza caprina) potrebbe essere buona cosa, soprattutto se poi lo devi insegnare ai bambini. Già così buona parte delle nuove generazioni non sanno cosa sia una capra, pensano che le vacche siano bianche e viola e rimangono confusi davanti agli animali da cortile, dato che loro mangiano il pollo, mentre lì vedono solo il gallo e la gallina…

Da una parte assistiamo a questa volontà di “ritorno” alle radici, alla ruralità, un po’ per “bisogno fisiologico”, un po’ per moda, un po’ perchè si pensa che così si riesca a sfuggire alla crisi. Dall’altra però bisogna rendersi conto che ormai c’è stato un passaggio dal quel mondo (che è poi solo quello dei nostri nonni o bisnonni) a qualcosa di totalmente diverso, per cui la mancanza di esperienza è davvero totale. Ecco allora perchè un allevatore diffida di chi dice di non avere alcuna pratica, magari (perdonatemi la battuta) teme che vada a mungere il becco per primo, in mezzo al gregge!

Mi hanno parlato di “capre da compagnia” e io sono crollata. Rispondo a tutte le vostre lettere, i vostri commenti, cerco di consigliare e soddisfare le vostre curiosità, di risolvere (se sono in grado) i vostri problemi, ma solitamente mi ero trovata di fronte a persone che avevano un piccolo numero di animali… per passione e non per compagnia! Se hai una fattoria didattica e, riguardo agli animali, dici: “I bambini potranno conoscere il loro ciclo produttivo“… Allora presumo che la capra partorisca e abbia il latte. Invece no, tengono qualche capra (senza maschio) per compagnia. Forse sono io che sbaglio, ma c’è qualcosa che non mi quadra, specialmente in una fattoria didattica! Cosa chiederà il bambino quando tornerà a casa? “Mamma, mi prendi una capretta che mi faccia compagnia?

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  1. Carissima, leggo spesso il tuo blog per vari motivi..ricerca, interesse personale, semplice curiosità..e questa volta non posso resistere alla tentazione di farti un applauso virtuale! Hai espresso esattamente il pensiero di molti allevatori “storici”! E anche ciò che ho pensato io l’altro giorno davanti a delle domande di gente che vorrebbe inventarsi dall’oggi al domani agricoltore.. Grazie!

  2. Rispecchiamo sempre l’Italico costume: il prefisso “agri” sudcita un non so chè in alcune persone. E così nascono Agri- gelaterie Agri-birrerie Agri-turismo Agri- qualunque cosa. Se si dovessero rispettare alla lettera i dettami imposti non ne esisterebbe nemmeno uno. Io personalmente non ho mai avuto notizia che ne avessero fatto chiudere qualcuno perchè non rispettava i disciplinari, mah!!!. A me è successo ad esempio di mangiare in un Agriturismo con tanto di orata e torta delle Tre Marie (colline del Canavese). In compenso ho potuto lustrarmi gli occhi osservando due capre ed una decina di galline spennacchiate. Buone giornate di sole a tutti, ciao Bruno

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