Film sulla pastorizia

Si è conclusa ieri sera a Cuneo, con la proiezione di “Hiver nomade”, la rassegna Terre d’Alpe, in cui è stato possibile assistere alla proiezione di numerosi film, documentari e anticipazioni di lavori in corso di realizzazione, tutti con tema i pastori e la pastorizia. Il “nostro” film sui pastori non è ancora concluso, ma ieri sera, insieme alla parte che avete già visto qui, è stata proiettata anche un’anticipazione delle due ultime storie che verranno aggiunte al film.

Poi si è passati ad “Hiver nomade”, film realizzato in Svizzera sulla transumanza invernale, di cui molto avevo sentito parlare e che attendevo con ansia di vedere. Permettetemi di fare qualche considerazione a riguardo. Il film mi è piaciuto molto come immagini, però…

Si tratta della storia di Carole e Pascal, pastori in Svizzera, che conducono un gregge nei mesi invernali secondo la modalità del pascolo vagante. Ma è un gregge non di proprietà, infatti periodicamente l’allevatore arriva a caricare ora pecore, ora agnelloni, per soddisfare le richieste del mercato. A fine stagione rimangono le “pecore guida” e poi altri animali, così pochi da essere caricati tutti nella “biga” a traino del fuoristrada. E così la stagione di lavoro dei pastori è terminata.

Le immagini, specialmente quelle in pieno inverno, con la neve, sono di grande impatto. E il pubblico è molto colpito dalle modalità di vita dei pastori, che dormono all’aperto con qualsiasi condizione atmosferica. Tutto il necessario per l’accampamento è caricato sui tre asini, quindi non c’è nessun fuoristrada, nessuna roulotte da spostare. Tutto come ai vecchi tempi. Pascal ad un certo punto del film spiega di aver fatto la gavetta con un pastore bergamasco, un certo Savoldelli, quando aveva vent’anni. Un tempo i pastori in Svizzera erano tutti bergamaschi, ora non ci sono quasi più pastori, a fare la transumanza invernale.

Oltre alla neve, ogni tanto fortunatamente si vede il gregge pascolare nei prati verdi, con buona pace del pubblico che già si agitava perchè: “…povere bestie, ma cosa mangiano, come fanno con quella neve, quel freddo!“. Proprio dalle voci che ho colto tra il pubblico mi viene da fare delle critiche. Chi fa il pastore, chi sa cos’è la pastorizia, il film lo apprezza dall’inizio alla fine, forse resta con qualche domanda insoddisfatta riguardo ai personaggi, ma si gode gli scenari, le zoomate sugli animali, sui cani, sugli asini, sui piccoli episodi con i contadini e gli automobilisti che fanno capire che… L’erba del vicino è verde come la nostra! Anche in Svizzera c’è chi si infila con l’auto tra le bestie perchè vuole passare o il contadino che ritiene che il gregge rovini il cotico erboso, pertanto nega il passaggio e il pascolamento.

Sicuramente però, a parte un tratto iniziale in cui si avverte il frastuono del traffico autostradale, il resto del film scorre in un territorio a bassa densità abitativa, con villaggi pittoreschi e ampie distese di pascoli. Solo in un punto, mostrando delle case per altro perfettamente inserite nel paesaggio, il pastore lamenta l’espansione edilizia che complica il passaggio del gregge.

Dopo aver visto il film, stamattina sono andata sul sito per leggermi meglio la storia e capire chi è Carole, come mai è con Pascal, cosa l’ha portata lì. Infatti nel film tutto questo non è chiaro. Si è trattato di una radicale scelta di vita, un cambiamento, ma… Tutto quello che leggiamo qui però non viene detto. Per esempio che la sua presenza con il gregge non è continuativa, che per sei anni ha frequentato Pascal lavorando altrove e facendogli visita di tanto in tanto per dei periodi. Due inverni però li ha passati interamente con il gregge. Ora si occupa d’altro, vuole viaggiare e dedicarsi alla fabbricazione di saponette da vendere sui mercatini.

Curiosità ininfluenti al fine del film. Quello che però secondo me mancava era però qualche spiegazione in più. Qualche aspetto didascalico che non avrebbe rovinato il film, non l’avrebbe trasformato in un documentario, ma semplicemente avrebbe permesso a chi di pastorizia non sa nulla di godersi meglio la proiezione. Ci sono state alcune defezioni in sala, persone che ad un certo punto si sono alzate e se ne sono andate. Da una parte è vero che dovremmo anche cercare di tornare ad apprezzare i tempi lenti e naturali della pastorizia, ma non dimentichiamoci che, chi era lì, già sapeva l’argomento della serata, quindi aveva un certo interesse che però è stato deluso. Sfruttando i momenti in cui i pastori non solo soli, ma sono a cena dai contadini o ricevono la visita di amici, avrei approfittato per farli parlare di più e raccontare ulteriori dettagli sul lavoro e sulla vita.

Infine, in un modo o nell’altro, magari facendolo spiegare da Pascal a Carole, che in fondo era lì per imparare, bisognava far capire al pubblico che niente sa di pastorizia cosa stava succedendo in certi momenti. Per esempio che Pascal e Carole non sono i padroni degli animali, oppure cosa significa condurre un gregge, perchè le pecore non possono gettarsi in ogni appezzamento verde. Dire che gli animali riescono a cibarsi anche con la neve (fino ad una certa quantità), perchè il pubblico questo non lo capisce. Non è sufficiente che gli animali siano belli grassi e che in una telefonata vi sia il riconoscimento dell’allevatore che si complimenta con il pastore. La gran parte della gente ormai è troppo lontana dal mondo dell’agricoltura e dell’allevamento, come quella donna nel film che incontra la transumanza e ammette di non sapere nemmeno cosa significhi, quella parola.

Dire perchè il gregge si alleva in questo modo, aspetti che emergono sempre sul sito nelle parole di Jean-Paul, l’allevatore padrone degli animali e datore di lavoro di Pascal… Insomma, questo bellissimo (visivamente) film per me è ancora una volta un’occasione persa per spiegare al grande pubblico cosa sia la pastorizia nomade. La poesia delle immagini, dei gesti, della presenza scenica di Carole con il suo viso espressivo e il suo basco rosso potevano raggiungere molte persone in più. Temo invece che tanti, vedendo il film, non riusciranno a comprenderlo fino in fondo e magari si annoieranno anche un po’ senza capire i sentimenti di un pastore quando non trova il posto giusto per far dormire il gregge o quando si arrabbia perchè la sua collega ha commesso degli errori, non riuscendo ad evitare che le pecore si buttassero in un campo coltivato.

  1. Ieri sera ero anch’io alla proiezione del film. (Volevo anche approfittare per conoscerti di persona..ma alla fine della serata eri già circondata da alcune persone a parlare ed io, che ero in macchina con un’amica, son dovuta andare). Il film è piaciuto sia a me che alla mia amica (nonostane non facciam parte del mondo della pastorizia) per le immagini, i suoni e lo stile di vita così diverso da quello a cui siamo abituati oggigiorno.. Quasi irreale.. (in particolare ci chiedevamo come potessero non congelare durante il sonno sotto quella tenda!! Io conosco dei pastori ma si aiutano con l’uso di una roulotte,una stufetta..). Sono d’accordo con te che forse, un pò troppo, era lasciato all’intuito.. A partire dai personaggi (io personalmente quasi fino a metà film ho immaginato che Carol fosse la figlia di Pascal !), passando per le motivazioni di questo tipo di allevamento e spostamento che non è per nulla chiaro ai non adetti ai lavori.. La sua lentezza invece è stata per me una piacevole nota caratterizzante di questo film, nonchè necessaria forse per rendere l’idea di questa scelta di lavoro e di vita.

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