Intorno al gregge

Un pastore, il suo gregge, i cani. Eppure la pastorizia non è solo questo. Su queste “pagine” ce lo siamo raccontati spesso, di come la pastorizia nomade sia una forma di gestione naturale del territorio. “Sostenibile”, com’è tanto di moda dire di questi tempi. Non c’è consumo energetico, le pecore brucano, la loro alimentazione è naturale, “tengono pulito” il territorio, specialmente nelle aree marginali. E poi c’è tutto un ecosistema che gira intorno al gregge.

Abbiamo parlato di pecore che mantengono la biodiversità vegetale, ma ci sono anche animali che seguono il gregge, in un certo senso. Quando le pecore al mattino sono ancora chiuse nel recinto, magari uno non se ne accorge, o almeno non subito. Il gregge attende di andare al pascoli, i pastori stanno tirando le reti per delimitare “il pezzo”, tra altri prati e campi di grano.

Appena le pecore vanno a brucare, sia nell’area del recinto, sia nei prati già pascolati, ecco nuvole di piccoli uccelli, soprattutto ballerine, poi qualche gazza e alcuni altri ancora. Cercano, nel terreno smosso e tra gli escrementi, qualcosa di cui nutrirsi. A questa stagione fa più freddo, altrimenti intorno agli animali ci sono anche numerose mosche e moscerini, tutto cibo per qualcuno.

L’altro giorno c’era pure un rapace, una femmina di gheppio, appollaiata su di un palo tra i prati. Credo che a lei interessassero i topolini, le cui gallerie abbastanza superficiali ogni tanto vengono messe in pericolo dal passaggio delle pecore. Spesso si vede uno dei cani corrergli dietro o annusare nei pressi delle loro tane. Il falco attendeva paziente che uno di questi roditori uscisse, disturbato dal gregge, per poterlo catturare.

Questo è ciò che accade in una normale giornata come tante, all’inizio dell’inverno, con temperature ancora poco rigide, erba verde che “nutre poco”, essendo cresciuta con le piogge autunnali. Gli animali fanno in fretta a pascolarla e bisogna spostarli ancora e ancora.

Giornate corte, in cui però si passa il tempo a tirare reti e ancora reti, toglierle e metterle. Si dice che arriverà il maltempo: se la pioggia sarà tanta, bisognerà forse andar via dalla pianura, spostarsi verso la collina, dove i terreni sono meno fangosi? Il Natale è un giorno come tutti gli altri, per i pastori, ma probabilmente quest’anno il maltempo lo renderà più complicato. Gli auguri? Ve li faccio dopo…

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  1. Bellissimo post. Mi hai fatto connettere con l’ambiente, con le sue interconnessioni.

    Tanti cari auguri di Buon Natale a te e a tutti i pastori vaganti: siete mitici!

  2. Intorno al gregge il lupo, specie di elevato valore conservazionistico che ha sfiorato la soglia dell’estinzione intorno agli anni ’70. Si pensi che a partire dai primi anni del dopo guerra in Italia gli ungulati selvatici avevano raggiunto densità molto basse mentre in quegli anni fino agli anni ’80 un’elevata disponibilità trofica per il lupo era garantita oltre che dalle discariche a cielo aperto, soprattutto dagli animali domestici pascolanti. Non a caso la culla della specie sono stati i boschi e le asperità dell’appennino abruzzese-molisano dove per tutto il 1800 transumavano oltre 5.000.000 di armenti da queste terre montuose alle puglie…La pecora, unitamente a numerosi interventi ed azioni di conservazione, ha salvato il lupo dall’estinzione…oggi il lupo è tornato ad occupare il suo areale storico di distribuzione con una popolazione stimata pari a 1300 individui…

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