20 chilometri, forse meno

Non so dove viviate voi, ma qui dalle mie parti non devi viaggiare per più di 20 chilometri, se vuoi incontrare un gregge. A volte anche meno! Anzi, può succederti che, nel giro di pochi, pochissimi chilometri, di greggi ne incontri due, tre, addirittura quattro o cinque. Grandi greggi vaganti, piccole greggi di qualche decina di capi, nuovi pastori, pastori storici.

Senti dire di questo o quell’anziano pastore che ha smesso o ha problemi di salute, senti parlare di tizio e caio che hanno venduto tutto o parte del gregge, ma poi trovi pecore ovunque. Come si spiega la cosa? I pastori che conosci da anni si lamentano, tribolano sempre più a trovare l’erba, a reperire pascoli per il loro gregge. Ci sono diverse sfaccettature del problema: la concorrenza, i contadini sempre più esigenti…

Ma anche chi ha fretta di lavorare la terra o spargere il concime. Quest’anno tutti si stanno dando un gran da fare per arare le stoppie del mais. Visto che lo scorso anno il maltempo e il terreno “molle” hanno portato ad una semina troppo tardiva, già adesso una gran parte delle meliere è stata lavorata, sotterrando pannocchie e foglie che le greggi avrebbero apprezzato molto, sia come nutrimento, sia come luogo dove trascorrere la notte. Poi c’è chi passa la trincia per tagliare l’erba… non interessato a farla pascolare (concimando anche il prato), preferendo spendere soldi di nafta invece di chiedere soldi a un pastore in cambio dell’erba. Per carità, ciascuno è padrone a casa propria e i pastori sono sempre solo di passaggio…

E così, nei pascoli che restano, ci si fa la guerra per accaparrarsi l’erba. In zone dove un pastore pascolava da anni senza problemi di “vicinato”, oggi si trova circondato da altri, qualcuno più rispettoso, qualcuno con cui ci si aiuta pure, ma non tutti sono così. Passi nelle cascine per comprare l’erba e scopri che è già stata venduta ad un prezzo maggiore di quello che pagavi tu gli anni precedenti o addirittura c’è chi pascola “di rapina”, quando riesce. Più c’è concorrenza, più i contadini alzano il tiro, per la famosa legge del mercato. Ci saranno ancora zone in cui il pascolo vagante è conveniente perchè “non costa”, dove i proprietari si accontentano della pulizia del prato, della concimazione naturale, di un pezzo di toma o di un agnello, ma non è così ovunque.

Ci sono le greggi, grandi o piccole, e ci sono anche numerose mandrie ancora al pascolo. Sento sempre più spesso parlare di margari che fanno una specie di pascolo vagante, cercano/sperano di non dover chiudere in cascina le loro vacche. Anche questo, cari amici, è un segno della crisi. Costa l’erba, ma costa anche il fieno e tutto il lavoro che c’è da fare in una stalla. Ma santa Caterina non era il 25 novembre? (Per quella data si diceva che la vacca andava in cascina, “riporta la vacca alla cascina”).

Le giornate sempre più corte ci stanno portando alle soglie dell’inverno, al Natale, periodo in cui tradizionalmente anche da queste parti si mangia carne d’agnello, eppure la richiesta di animali non è elevata e il prezzo pagato al macello lo è ancor meno. Già meglio che in altri periodi dell’anno, ma comunque non proporzionato alle spese che si affrontano quotidianamente. Arriva carne “da fuori” a prezzi stracciati e c’è troppa concorrenza interna, anche locale, perchè di pastori ce ne sono in abbondanza. C’è chi vive di quello e chi ha quelle 20-30-50 e più pecore per passione, ma alla fine anche questi hanno i loro agnelli da vendere e confluiscono al macello…

La pastorizia poi è sempre più “da carne”, anche se qua e là c’è qualcuno che cerca di riprendere/continuare la strada della caseificazione. Se, da una parte, un amico mi telefona e mi annuncia di voler vendere il gregge da latte, un’altra ragazza invece mi racconta di voler iniziare un’attività di mungitura e caseificazione con pecore roaschine. Sempre sul fronte lattiero-caseario, nel giro di pochi mesi ho ricevuto ben tre messaggi di aziende/caseifici che mi chiedevano dove poter reperire latte di pecora per le loro lavorazioni.

Il mio primo libro si intitolava “Dove vai pastore?”. La domanda è sempre valida. Me lo chiedevo ieri sera, guardando il gregge di uno dei miei primi amici pastori, che ormai conosco da dieci anni. Quante difficoltà quotidiane si affrontano, quanti problemi. E’ un’epoca difficile per tutti, ma pensate al fatto che, se non si vende, gli animali mangiano lo stesso e costano! Chi cammina alla testa del gregge da una vita, a meno che vi siano problemi di salute, continuerà a farlo e supererà anche questa. Ma i “nuovi pastori”? Giovani e meno giovani che si rivolgono a questo settore pensando che sia la strada giusta, credendo nel “ritorno” alla terra? Per adesso si pestano tutti i piedi gli uni con gli altri, tra dieci anni vedremo chi ci sarà ancora…

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  1. Per coloro che credono nel “ritorno” alla terra devono tener presente che si ritorna raccogliendo onori e oneri. Quando tutti avevano terra ed animali 10 mucche o 200 pecore erano numeri considerati enormi. Anni fà un mio vicino aveva una stalla da 16 mucche e ne ha ricavata una a fianco per tenerne 10 in più, alchè un anziano del paese gli ha detto: Diaù, vorrai mica tenerne 50?. Ora ne ha 250 ma è l’unico del paese ad avere mucche. Il numero di animali che può sfamare una data superficie quello è; E’ pura matematica. Buon cammino a tutti

    • alcuni di quelli che “iniziano” lo fanno pensando di spaccare il mondo. arrivano con prepotenza e dicono al pastore “storico”: lì adesso pascolo io! fanno aumentare i prezzi dell’erba e poi scopri che l’anno dopo già si sono stufati e hanno cambiato mestiere…
      e poi, appunto, il territorio è quello che è.
      diceva un pastore: “facesse un po’ di inverni di fila come quelli di una volta, vedi quanti ne restano…”

      • Succede la stessa cosa con i campagnin che fanno aumentare gli affitti dei terreni, salvo poi capire che non guadagnano. In questo caso, però, il problema è più serio in quanto, presi dall’enfasi di avere il trattore nuovo comprato da padri e nonni che facevano tutt’altro, al passo successsivo si indebitano fino al collo e lì è un pò più complicato innestare la retromarcia. Auguri a tutti, ciao

  2. Non si puo’ negare che c’e’ un rinnovato interesse nelle nuove generazioni e puo’ solo che essere una cosa buona a mio avviso. Certo tra loro ci saranno anche un sacco di sprovveduti ed impreparati ma c’e’ anche gente preparata con ottime idee. Le modalita’ di produzione stanno anch’esse cambiando, mentre prima si puntava ad avere numeri sempre piu’ grandi per massimizzare i ricavi e ridurre al minimo i costi, oggi ci sono altre opportunita’ che premiano la qualita’ e i prodotti di nicchia a valore aggiunto. Molti di quelli che oggi mungono centinaia di vacche in maniera intensiva si ritrovano in grande difficolta’ oggigiorno. Sicuramente e’ vero che il numero di capi per ettaro e’ alla fine l’unica cosa che conta ma nelle Marche dove ho abitato a lungo se c’era un problema non era di sicuro il sovrapascolamento!

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