Di passaggio a Ceva

Anche se non erano i giorni giusti per andare “in giro”, ho dovuto mettermi in viaggio tra un blocco stradale e l’altro per partecipare, in quel di Ormea, al Terra Madre Day. Una bella occasione per incontrare persone che lavorano in montagna, per la montagna, ascoltare progetti, sentir raccontare come sono stati realizzati, condividere passioni ed interessi che parlano di territorio, tradizioni, pastorizia e altro ancora.

Sulla via del ritorno, ho fatto una breve tappa a Ceva, dove avevo saputo che si teneva una fiera zootecnica. Visto che c’ero… e che non so quando mai mi ricapiterà di passare da quelle parti in questo periodo! Da una parte il mercato, dove non sono andata, dall’altra gli animali e le attrezzature agricole. Soprattutto macchinari, ma nemmeno una delle bancarelle che mi aspettavo, quelle delle sellerie, che “dalle nostre parti” sono uno dei cuori delle fiere, il punto di riferimento e di incontro degli allevatori.

La “Fiera di Santa Lucia” ha origini antiche e, sul sito del Comune, si parlava di “gran mercato del bestiame”. Francamente mi aspettavo qualcosa di più… C’erano vari esemplari di bovini di razza piemontese, in rappresentanza delle diverse categorie ammesse (Toro piemontese, Vitellone fassone intero, Vitello/a fassone, Vitello castrato piemontese, Manzi da 2-6 denti, Bue, Vacca grassa da macello, Vitelloni interi), ma il numero era comunque limitato.

I premi invece erano molto numerosi. A quanto pare qui si usano le coppe e non le campane che invece tanto fanno gola agli allevatori dalle mie parti. Ho sentito dire che addirittura ci sarebbe stato Carlin Petrini in persona a premiare i vincitori.

La razza piemontese fa sempre la sua figura… In questi giorni poi da quelle parti non mancano gli appuntamenti dedicati alla piemontese, in particolare al Bue Grasso, come a Moncalvo (AT), sempre oggi, o a Carrù (CN) domani. Se qualcuno partecipasse… potrebbe anche raccontarcela!

Di gente a girare per la fiera ce n’era, ma non conosco la realtà della zona, quindi non saprei dire se la vocazione zootecnica del passato si mantiene o se è in declino. Purtroppo da Ormea scendevo con nelle orecchie i racconti delle speculazioni sugli alpeggi, problematica che ahimè conosciamo fin troppo bene. Sulla via del ritorno, in autostrada, ho potuto vedere alcune mandrie al pascolo e almeno due greggi di pecore…

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  1. Ciao mi chiamo Luca Gagliardo, sono laureato in Scienze zootecniche a Torino e lavoro da quasi tre anni per un’azienda mangimistica. Abito in provincia di Savona, a Cairo Montenotte nell’entroterra ligure. Ho partecipato sia alla fiera di Ceva che a quella di Carrù e vorrei lasciare alcuni commenti.
    A Ceva c’erano circa 70 animali. Forse alle fiere a cui tu sei abituata vengono portati più animali da vita magari in procinto di scendere o salire all’alpe, in mandrie spesso numerose. In questo caso si trattava di animali da macello (buoi, manzi, vacche grasse, vitelloni). Ogni allevatore normalmente non ne porta più di 5 o 6. A Crrù invece vi erano molti più animali. Diciamo che Carrù è forse la fiera più conosciuta ed importante della zona soprattutto da un punto di vista “turistico” (mentre, per gli esperti del settore, è molto più importante la fiera nazionale della Piemontese, tenutasi l’ 8-9-10 novembre a Cuneo). Oggi purtroppo assistiamo ad un progressivo scomparire delle tante piccole fiere, magari di tradizioni antichissime, che si tenevano fino a tempi non lontani , nei piccoli paesi rurali. Ciò a causa di un sempre minor interesse da parte delle amministrazioni locali verso il mondo dell’agricoltura e, purtoppo, anche della gente che vive nelle città, alla quale basta entrare in un supermarket per avere latte fresco e uova.
    Nelle poche fiere che resistono gli animali sono rimpiazzati, anno dopo anno, da bancarelle che vendono cianfrusaglie inutili. E così di “agticolo” la manifestazione ha solo più il nome. Caso emblematico è la Fiera del cappone che si tiene al mio paese, dove di capponi non ce n’é nemmeno l’ombra.
    Ora non voglio dilungarmi troppo e voglio cogliere l’ooccasione per ringraziarti per il lavoro che svolgi con il blog e per tuoi interessantissimi libri, strumenti d’informazione fondamentali nel mantenere viva e conosciuta l’attività aricola in generale e della pastorizia in particolare.
    Ti seguirò sempre con interesse.
    Luca

    • ciao luca
      grazie della tua testimonianza. come dico nel post, sono passata di lì per caso e non ho una gran conoscenza diretta di quelle parti del piemonte. sul numero di animali, ahimè so come vanno le cose un po’ ovunque 😦 mi ha stupito soprattutto non trovare quelle bancarelle “tipiche” da fiera zootecnica, dove trovi le campane, le batterie, le reti, tutto quello che serve all’allevatore (i banchi delle sellerie, insomma). forse quello più che altro mi ha dato un’idea di fiera poco zootecnica o, piuttosto, di fiera in cui gli allevatori presenti (a parte quelli che avevano portato le bestie) erano pochi.
      a carrù non sono mai venuta… però mi attira poco forse proprio perchè so che è così turistica.
      al miac a cuneo invece ero stata un paio di volte in passato.
      ciao e… continua a seguirmi 🙂

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