Riflessioni che non tutti fanno

Da quando ho iniziato a frequentare il mondo della pastorizia “dall’interno”, mi è capitato moltissime volte di ascoltare riflessioni da parte di persone che prima si sorprendono, poi si entusiasmano per le mie scelte. Per quanto io su queste pagine virtuali abbia sempre tentato di presentare la realtà nelle sue varie sfaccettature, noto che c’è sempre una certa percentuale di pubblico che resta affascinato dagli aspetti più pittoreschi e romantici e manifesta “invidia” nei miei confronti. Certo, non capita solo per questo settore. Un conto è fare un lavoro, un conto è un passatempo. Può essere fantastico passare un paio d’ore con un pastore o anche solo sognare come sarebbe bello praticare questo mestiere, un altro è viverlo.

C’è il maltempo, quello di un giorno e quello che si protrae per settimane. I lavori da fare non cambiano, ma un conto è tirare e raccogliere reti quando fa bello, un altro quando piove e non puoi nemmeno tenere in mano l’ombrello. Poi c’è il fango, il non sapere dove condurre il gregge quando i prati sono “troppo molli”, per non parlare di eventi catastrofici come quelli che hanno coinvolto la Sardegna e di cui ormai non si parla già più. Pensate agli animali morti, alle scorte di foraggio distrutte, ai pascoli coperti dal fango…

Non basta un tramonto pittoresco per risollevare il morale, in certi giorni. Certo, essendo al pascolo all’aperto si colgono tutte queste sfumature del mondo intorno a noi che invece sfuggono a chi è chiuso in un ufficio, ma pensate cosa significa essere fradici, camminare nel fango tutto il giorno con gli stivali, le temperature che si abbassano, il gelo che inizia a mordere le mani la sera quando devi prendere un agnello appena nato e convincere la madre ad allattarlo…

Quando torna il bel tempo e anche le previsioni sono buone, allora un po’ l’umore migliora. Con le belle giornate può anche capitare che qualche amico si fermi a scambiare quattro chiacchiere, con il sole puoi riprendere ad andare in giro dai contadini per chiedere se ti vendono l’erba. Meglio non farlo quando i piedi affondano nel fango…

Novembre si chiude con un giorno di neve fino in pianura, ma già il giorno successivo ne restano solo poche tracce nei punti dove non batte il sole. Va tutto bene, allora. No, a volte capita che ci si ammali… La sottoscritta, pur non praticando la pastorizia a tempo pieno, cerca di dare una mano tutte le volte che ce n’è la necessità, oltre a tutte le volte che non ho altri impegni. Qualcosa da fare c’è sempre e una persona in più solleva i pastori da qualche lavoro. Non ci si ferma per un raffreddore…

Stamattina il tempo doveva essere bello e invece già prima del sorgere del sole soffiava il vento, in montagna c’era tormenta e cadeva qualche goccia di pioggia. Tra l’altro era pure Santa Bibiana, giorno “di marca”, quindi ci aspettano 40 giorni e una settimana di incertezza meteo?? Bisognava spostare il gregge tra i frutteti ed i campi, serviva una mano, non era un lungo cammino, ma…

Ma un conto è essere lì fermo, un altro è correre dietro, di fianco al gregge. La pista tra alberi di melo e pesco è fangosa, qua e là tracce di neve e grosse pozzanghere, alcuni agnelli restano indietro. Non è semplice catturarli in condizioni normali, figurarsi quando si è febbricitanti. Un lavoro da invidiare? Come tanti altri, si stringono i denti e si fa quel che c’è da fare anche quando non si è al massimo della forma. Ricordo un pastore che mi raccontava di camminare attaccandosi alla coda delle pecore, vinto dalla febbre e dall’influenza.

Io non sono un pastore al 100% e quindi, una volta raggiunta la destinazione, sono potuta tornare a casa. Il cielo stava schiarendo, di lì a poco sarebbe arrivato il sole, l’aria era fredda. Ciò nonostante volete scegliere questa vita? Bene… allora vi segnalo un annuncio che ho inserito l’altro giorno sull’apposita pagina. Per qualcuno sarà l’occasione per mettersi alla prova!! “Pastore cerca aiutante serio e volenteroso per la stagione invernale di pascolo vagante nella zona di Asti. Tel. 3357086194

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  1. Ho notato che anche nella pastorizia e nell’agricoltura, quando dici che non sei pratico,l’interlocutore che offre lavoro storce il naso. Anche per la natura bisogna nascere imparati! Non so se è normale o solo colpa mia,ma questo atteggiamento mi mortifica e penalizza. In breve, ho deciso di iscrivermi al Wwooff Italia, per fare esperienza ,è una buona idea? Ci sono controindicazioni che non ho ancora valutato?

    • il problema è che generalmente chi ha bisogno… ha davvero bisogno e non ha tempo di seguirti, ma vorrebbe che fossi già in grado di operare in autonomia fin da subito. inoltre, se si parla di allevamento, “l’essere pratico” riguarda soprattutto la capacità di avere a che fare con gli animali e non tutti sono portati per questo.
      quanto al Wwooff, non ho esperienze dirette, ma ho sentito testimonianze molto diverse tra loro, sia di chi accoglie volontari, sia tra chi ha fatto questo percorso. va a fortuna anche lì… c’è l’azienda che ha bisogno, ma si presta ad insegnare, c’è chi invece ti mette a togliere letame in stalla e stop

    • Come ex wwoofer che ora ha le sue bestie e la sua storia posso solo consigliarti di prendere accordi precisi prima di scegliere dove andare. Se vuoi imparare a fare il formaggio per esempio, dillo molto chiaramente; perché la maggior parte delle aziende non ti farà mettere piede in caseificio, per svariati motivi, alcuni di carattere normativo, altri anche di semplice diffidenza. Io ho avuto discreta fortuna ma questo non toglie che il primo che mi ha fatto mettere piede in caseificio l’ho trovato dopo 3 anni!
      Questo vale per tutte le esperienze qualificate che desideri fare, se ne vuoi fare; e soprattutto per tutto quello che riguarda la trasformazione dei prodotti (salumi, formaggi, marmellate, etc)
      Se vuoi fare un’esperienza qualificante che riguarda la trasformazione poi, un altro semplice consiglio. Evita di recarti presso aziende condotte da agricoltori vecchio stampo o da gente contadina da generazioni e cerca qualche giovane, possibilmente istruito, con una discreta attitudine all’innovazione. Il divario, anche con un’esperienza ridotta è – per la mia esperienza – enorme, sia per quanto riguarda la preparazione tecnica che la capacità di trasmettere le informazioni e le competenze.
      Detto questo, secondo me hai fatto la cosa giusta.

      In bocca al lupo.

    • se non sono in ritardo con la risposta spero che ti sia sistemato,ma riguardo a cio’ che hai scritto condivido.prima vanno a piangere che non trovano personale e si li contatti neppure ti rispondono e a basse paghe pretendono che si presenti gente esperta .il wwooff potrebbe essere interessante se a 0 spese .quando si trovava ancora lavoro c’erano aziende che oltre a pagare stipendi e contributi offrivano a quelli che venivano da fuori umani alloggi(letto acqua e corrente) e alcuni rimborsavano pure le spese viaggio e fornivano le divise da lavoro.questi per lavorare gratis oltre a far pagare tutto non ti garantiscono neppure un tetto sicuro e alcuni consigliano pure di procurarsi un sacco a pelo.un clochard nella giornata qualche spicciolo riesce sempre a raccimolare e neppure deve lavorare…………………

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