Storie

Due storie: una ci è arrivata via e-mail da un amico di questo blog parecchi mesi fa. Attendevo che Fabrizio mi inviasse anche qualche foto, ma probabilmente ha avuto altri impegni e così ho deciso, alla fine, di pubblicarla lo stesso, solo con il testo. L’altra storia invece l’ho letta solo stamane in un articolo.

Abito in un piccolo paesino dell’entroterra Imperiese, una realtà sicuramente differente da quelle che leggo nei vostri racconti ma accomunata comunque dal progressivo abbandono della terra e dei villaggi.
Mia nonna mi raccontava che qui fino a pochi decenni fa ogni famiglia
possedeva capre e mucche, muli ed asini. I prati erano regolarmente falciati, anche in quelle zone dove a fatica si rimaneva in piedi! Ora tutto è lasciato all’incuria, i prati sono spariti ed al loro posto sono cresciuti boschi o distese improduttive di cespugli e rovi.
Fin da piccolo ero affascinato dalla pastorizia, potevo ammirare i pochi
animali del mio paese allevati da una signora molto simpatica, che mi
permetteva di mungere o di accompagnarla al pascolo. Così, mentre i miei amici giocavano a palla, io pascolavo le capre e le pecore, mungevo e mi dilettavo a fare il formaggio con il latte che questa donna mi regalava.
Il bambino di trent’anni fa ora è un uomo…. quella signora è diventata la
suocera di mia sorella,  mi sono laureato in giurisprudenza e mi sono sposato, ho tre bambini e conservo la mia passione per gli animali.
Lavoro in ufficio ma non ho mai smesso di dedicarmi a quegli animali…
possiedo un piccolo gregge di capre che mi permette di ritirarmi mentalmente e materialmente in un mondo tutto mio, fatto di gesti e di sapori antichi.
Coinvolgo i miei figli nelle mie faccende, li porto in stalla, al pascolo e a
fare il fieno in estate. Possediamo infatti alcuni prati che sono riuscito a
strappare dall’incedere del bosco, mi sono comprato trattore ed imballatore e riusciamo pertanto a ricavare il fieno per i miei animali.
Abbiamo anche un’azienda olivicola, dove si produce buon olio biologico, anche grazie al letame prodotto dalle capre…
Vivere di solo questo è ormai impossibile, le esigenze sono cambiate e un
lavoro “fisso”, quando c’è, è bene tenerselo stretto….
Questo però non impedisce di conservare anche una parte “bucolica”, recuperare i terreni ormai abbandonati ma che hanno per secoli sorretto intere famiglie di questi luoghi. Una cura per le tradizioni e per l’ambiente, troppo spesso vittima di se stesso e dell’abbandono, soprattutto qui in Liguria, dove d’estate scoppiano furiosi incendi causati sì dall’uomo, ma anche da un a politica territoriale ed economica sbagliata che provoca lo spopolamento  del nostro entroterra, sorretto  da un equilibrio geologico sempre più precario.
Scrivo questa mail un pò diversa dalle altre, ma comunque testimonianza che a volte i sogni di bambino possono venire realtà. Sono affascinato dai racconti che leggo sul vostro sito, resto incantato a vedere certe foto di così tanti animali in transumanza! Ovviamente io ho poche caprette, non facendolo come lavoro principale ma come divertimento. Loro però mi aiutano a rilassarmi, contemplandole al pascolo felici con le loro campanelle. Mi fanno pensare a quando il mondo era più genuino e naturale, forse più difficile e faticoso, ma comunque più vero!  Per cambiare un pò l’andamento del nostro territorio e delle nostre montagne forse basterebbe poco, un briciolo di passione per l’agricoltura e l’allevamento, anche solo a livello famigliare, sorretto da una  politica incentivante per i giovani. Forse allora si potrebbe frenare lo spopolamento delle nostre montagne e dei nostri villaggi, creando nuovamente i presupposti per un territorio curato e rispettato, simile a quello che ci hanno lasciato i nostri nonni…

Una bella storia, di quelle che toccano il cuore. Però riflettiamo bene sul fatto che il lavoro principale di Fabrizio è un altro. Invece, per chi deve vivere solo di allevamento, a volte le difficoltà sono tali che uno sia costretto ad arrendersi. Leggete qui la storia di Elisa Prina Cerai di Cossato (BI). “Ho dovuto scegliere il minore dei mali – spiega -. Sto soffrendo. Mi spiace. Ho lottato con tutta me stessa per tenere aperta l’azienda, ma la situazione stava precipitando e prima di ritrovarci in braghe di tela, abbiamo optato per la chiusura. E’ stata una mossa scontata. Si vivevano situazioni pregresse che si ingigantivano, mentre il quotidiano portava nuovi impegni a cui fare fronte. Era diventata una situazione assurda, senza spiragli di salvezza“, si legge nell’articolo. Era un’azienda di vacche da latte di razza Bruna.

(foto Az.Agr. Bordonazza)

(foto Az.Agr. Bordonazza)

Per concludere con un po’ di colore, due foto d’alpeggio degli animali dell’Azienda Bordonazza. La mandria viene mandata in alpe a Ponte di Legno. Tutta la storia l’avevamo già raccontata qui.

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