La stagione delle piogge

Tutti gli anni a novembre siamo alle prese con le piogge, un po’ prima, un po’ dopo. Il pensiero ovviamente corre agli amici della Sardegna, ma soprattutto mi viene da riflettere su come, la natura, alla fine sappia “vendicarsi”. Nessuno credeva al riscaldamento globale e poi invece ci troviamo ad avere i cicloni qui nel Mediterraneo. Costruiamo e violentiamo il territorio a piacer nostro, poi si piangono i morti e i danni.

Per fortuna qui da noi quest’anno non ci sono stati danni, solo piogge più o meno intense, ma “normali”. Condizioni meteo difficili per praticare la pastorizia, ma sono disagi del mestiere, si sa che anche il maltempo fa parte del corso dell’anno. Per fortuna qualcuno è stato colto dalle piogge prima di scendere nella pianura.

L’altra fortuna è stata che in alto ha nevicato. Anzi, oggi sembra che debba cadere qualche fiocco persino più in basso. Comunque non tutta l’acqua è defluita in pianura, i torrenti infatti non si sono gonfiati, ma scorrono normalmente nel loro letto. Pascolare il gregge sotto la pioggia non è il massimo, ma peggio ancora è tirare e raccogliere reti e picchetti…

Gli agnelli più piccoli sono al riparo, all’asciutto nella paglia, gli altri invece seguono il gregge. In pianura sarebbe ben peggio, mentre qui sulle colline l’acqua bene o male defluisce e non c’è troppo fango. Ovvio che non è così dappertutto e sono proprio i piccoli ad amare meno il fango e le pozzanghere che si incontrano lungo il cammino. Anche per questo motivo quelli meno rapidi a seguire il gregge verso i pascoli vengono tenuti nel carro, per evitare di faticare troppo durante gli spostamenti.

Quando l’erba finisce, si va in un altro prato. Tocca spostarsi tra i tanti pezzetti dove quasi ci vuole più tempo a tirare le reti che non a pascolarli. Però non è il caso di andare in pianura, dove l’erba tocca pagarla a suon di bigliettoni, per poi sprecarla in queste giornate di pioggia. Inoltre molti contadini non vogliono le pecore al pascolo con condizioni simili. I prati di collina, più poveri e resistenti, invece non subiscono danni anche con questo tempo.

Si pascola accanto alla strada, quando passano i camion schizzano acqua dalle pozzanghere fin sulla schiena degli animali, che si ritraggono impauriti. La sera arriva presto, specialmente con il cielo coperto, quindi bisognerà affrettarsi a rimettersi in cammino. Il recinto è in parte pronto, ma bisogna ancora completarlo e continua a piovere a dirotto.

Si torna indietro che è già quasi buio. Il gregge cammina nel bosco, tra l’abbaiare dei cani ed i belati delle pecore che richiamano gli agnelli. Quando tutti gli animali saranno passati, dietro si faticherà a stare in equilibrio. Gli stivali scivolano nel fango viscido della strada in leggera salita, ma poi per fortuna si arriva nell’incolto già pascolato e, alla fine, al prato dov’è già stato allestito il recinto per la notte.

Il giorno dopo la pioggia continua. A tratti intensa, poi solo fastidiosa pioggerella, poi ancora brevi interruzioni dove il cielo sembra schiarire, per poi riprendere a piovere poco dopo. Dove andare? Si rimanda ancora la discesa in pianura, ma non si potrà andare avanti così a lungo. Dicono che il tempo dovrebbe migliorare, ma mancano ancora un paio di giorni.

Quando tornerà il bel tempo, sarà tutto più facile. A questa stagione i pastori dovrebbero riuscire a finire un po’ prima la sera, ma non con queste giornate di pioggia. Ci sarebbero anche questioni burocratiche, piccole incombenze da sistemare, ma prima deve tornare il sole. Ancora qualche giorno di pazienza e pensiamo comunque a quelli che stanno peggio di noi, quelli a cui l’acqua ha portato via persino gli animali.

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